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Legge sul lavoro in Francia: cosa cambia rispetto al Jobs Act?

di Oscar Puntel
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In Francia monta la protesta contro la riforma del lavoro, che introduce flessibilità a 360 gradi su orari, licenziamenti e assunzioni. Cosa c'è di diverso rispetto al Jobs Act? E perché noi non abbiamo protestato? 

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In Francia monta la protesta contro la riforma del lavoro, che introduce flessibilità a 360 gradi su orari, licenziamenti e assunzioni. Cosa c'è di diverso rispetto al Jobs Act? E perché noi non abbiamo protestato? 

Manifestazioni e proteste in Francia dopo l'approvazione della nuova legge sul lavoro senza passare per il voto parlamentare. Si introduce maggiore flessibilità: sarà più facile licenziare a assumere. Ridotti anche i ricorsi davanti ai giudici. Tutte le grandi rivoluzioni del mercato del lavoro sono passare da Parigi: dal maggio sessantottino che ha ridisegnato il sistema dell'istruzione in tutta Europa, fino al totem delle 35 ore di lavoro settimanali. Appunto: un tabù intoccabile fino a ieri e di cui spesso si è discusso se importare anche in Italia. Eppure è crollato anche quello. Vi spieghiamo i 4 punti della nuova legge francese. A confronto con il Jobs Act.

Flessibilità e proteste

“La Riforma del mercato del lavoro francese vuole modernizzare il mercato del lavoro, dando alle aziende maggiore flessibilità in assunzioni e licenziamenti. Il tentativo è stato quello di trovare un equilibrio fra le ragioni dell'impresa e la tutela delle persone”, ci spiega Michele Tiraboschi, del Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

La vera differenza con il nostro Jobs Act è la reazione delle piazze e della politica. “Il governo francese – continua - ha trovato grandi resistenze, un po' come è successo da noi 15 anni fa con la Legge Biagi. Matteo Renzi invece non ha trovato praticamente opposizioni e il suo testo è rimasto pressoché sempre uguale. Il governo francese invece, da un disegno ambizioso di vera modernizzazione con logiche completamente nuove, ha fatto marcia indietro su molti punti. Alla fine ha realizzato una Riforma che non piace a nessuno: né al sindacato, né agli industriali; non alle opposizioni, né a una parte del partito socialista francese. Entrambi i due Presidenti del Consiglio hanno usato un piglio decisionista, ma mentre Renzi è riuscito ad andare veloce, il governo francese ha fatto marcia indietro e alla fine la Riforma è passata senza un voto parlamentare.

I contenuti

“Quella italiana e quella francese sono due riforme di segno completamente opposto”, aggiunge Tiraboschi. “La Riforma francese vuole ridurre il peso e il ruolo della legge dello Stato nel governare le questioni di lavoro. In pratica: al centro c'è la contrattazione collettiva di impresa. Ogni azienda concerta con le rappresentanze sindacali le sue regole. Di fronte alla crisi e alla globalizzazione, si demanda alle imprese una fortissima capacità di adattamento, caso per caso”. Il Jobs Act è completamente l'opposto. “Nega il ruolo del sindacato, nega il ruolo della contrattazione, del dialogo sociale. La legge definisce ogni aspetto: le aziende hanno ampio potere di assumere, licenziare, di cambiare mansioni ai lavoratori, di controllarli con tecnologie”. Anche in Francia si può anche fare lo stesso, ma tutto è demandato al contratto collettivo decentrato fra aziende e sindacati.

Orario di lavoro

Per i francesi, le 35 ore settimanali sono sempre state un tabù intoccabile. E invece. “E invece il primo capitolo della nuova Riforma tocca proprio l'orario di lavoro, introducendo una grandissima flessibilità. Si fissa un tetto all'orario giornaliero: 10 ore, che possono però arrivare a 12. Si prevede che gli orari massimi si possano calcolare nell'arco di un triennio. Una settimana si può lavorare anche per 50/60 ore, la settimane successiva, 20. Alla base, vi è la convinzione che un'azienda è produttiva se gestisce i tempi in modo flessibile, concentrando gli orari quando la produzione lo richiede e con compensazione in periodi di ferie”, precisa il professore. Il nostro Jobs Act, invece non ha toccato gli orari di lavoro.

Indennità e reintegri

In Italia, la legge stabilisce in modo chiaro l'indennità da dare al lavoratore se viene licenziato. Così come la stessa norma definisce i criteri per il giudice del lavoro per decidere se un licenziamento sia giusto oppure no. “In Francia invece queste tabelle di riferimento che definiscono l'ammontare dell'indennizzo per il lavoratore sono abbastanza flessibili. I giudici hanno ancora un po' di discrezionalità su reintegro e risarcimento”, aggiunge Tiraboschi.

Conto personale del lavoratore

Un'altra grande novità introdotta in Francia è un “conto personale”, un portfolio delle attività formative e del montante contributivo previdenziale maturato dal lavoratore. “Se uno cambia lavoro, non azzera il monte ore per formazione e aggiornamento, così come non perde i contributi maturati. Se cambia azienda, porta con sé questi suoi diritti maturati in un 'conto personale'. La Riforma è quindi centrata sulla persona e non sul tipo di contratto che hai”. In Italia, il Jobs Act non lo prevede.

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