A un anno dal terremoto, ecco cosa serve per far rinascere il Centro Italia

Credits: Alessandro Scotti
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Stefano Boeri, architetto e urbanista

L’architetto Stefano Boeri è stato nominato esperto per le attività di pianificazione urbanistica delle 4 Regioni danneggiate dal sisma. E qui spiega che per ricostruire bisogna partire dalle caratteristiche del territorio e dai bisogni della gente

La differenza delle altre catastrofi naturali, un sisma viene dal cuore della terra, dal luogo delle nostre radici. E, in pochi secondi, distrugge secoli di storia e la memoria di intere comunità. La distruzione è così difficile da accettare che è automatico pensare di andarsene. Oppure, al contrario, darsi da fare per ricostruire tutto come prima. Due rea- zioni naturali che tendono a rimuovere il trauma e la discontinuità che quel trauma ha prodotto. Ma che spesso, come ci insegnano le esperienze del passato, dal Belice all’Abruzzo, producono errori.

Il trauma va guardato in faccia per capire come affrontarlo, per capire da che parte ricominciare.

A maggior ragione in un luogo come il Centro Italia, dove la ricostruzione riguarda territori molto diversi tra loro: 4 Regioni, 10 Province e circa 140 Comuni. Se si volesse ricostruire tutto come pri- ma, in alcuni casi si cadrebbe nell’errore di creare gusci destinati a restare vuoti. La prima cosa da chiedersi è dove la vita quotidiana può ancora scorrere. Perciò devono essere i Comuni a delineare le linee della ricostruzione, a partire dalle caratteristiche dei loro territori e dei bisogni della gente che li abita. Alla base di tutto, naturalmente, deve esserci la sicurezza: chi tornerà in queste zone deve avere la certezza di poter coabitare senza troppi rischi con quel mostro invisibile e imprevedibile che è il terremoto. Convivere con il terremoto, del resto, è il pensiero alla base di ogni nuova pianificazione urbanistica.

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    Credits: Alessandro Scotti

    12 settembre 2016

    La torre di Amatrice rimasta in piedi dopo la scossa del 24 agosto 2016, è parzialmente crollata dopo quella del 30 ottobre. Alessandro Scotti l’ha fotografata in vari momenti nel corso di quest’ultimo anno.

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    Credits: Alessandro Scotti

    14 dicembre 2016

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    Credits: Alessandro Scotti

    25 gennaio 2017

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    Credits: Alessandro Scotti

    27 settembre 2017


Tra il dramma e la ricostruzione c’è di mezzo una sorta di lunga temporaneità.

Cioè la necessità di costruire velocemente strutture capaci di fron- teggiare l’emergenza: è la fase, ormai alle battute finali, in cui si trova ora il Centro Italia. Le passate ricostruzioni però ci insegnano che queste strutture, progettate per essere usate pochi anni, restano lì per decenni. Perciò in Paesi come il Giappone si costruisce fin da subito con la logica della lunga temporaneità, creando strutture che siano anche piacevoli da abitare: in fretta non vuol dire brutto e fatto male. Attorno a prefabbricati e container sorgono anche nuovi centri cittadini, vere e proprie piazze naturali dove rinasce la vita. È un processo che abbiamo cercato di favorire, per esempio, con il polo della ristorazione di Amatrice, un centro dedicato alle eccellenze enogastronomiche locali: 8 ristoranti, oltre 2.000 metri quadrati di superfici realizzate con elementi modulari in legno, 100 per- sone che ci lavorano. Perché è importante anche trovare e sfruttare le opportunità per riconciliarsi con una terra che in un certo senso ha tradito la sua gente. Adesso bisogna creare altre occasioni per legare le comunità al loro territorio, altrimenti è difficile ritornare a vivere nei luoghi del trauma. Ed è necessario ripartire proprio dalla bellezza dei luoghi, dalla forza che le popolazioni locali stanno dimostrando e soprattutto dal lavoro che qui si può generare, che è il vero collante tra comunità e terra. La cultura, il commercio, le nuove forme di impiego devono guidare i prossimi passi e delineare una ricostruzione che veda in questo arcipelago di piccoli centri un modello territoriale nuovo: una sorta di città-arcipelago, con un sistema di piccole isole urbane interconnesse.

È guardando al futuro quindi che bisogna pianificare la ricostruzione del Centro Italia.

Le esperienze del passato recente rappresentano un patrimonio di conoscenze. A Norcia, per esempio, il centro storico ha retto, mentre a crollare sono stati monumenti che, a causa delle deroghe, non erano stati sottoposti a sistemi efficienti di consolidamen- to. Ad Amatrice, invece, sotto un centro storico che non esiste più, sono stati scoperti mucchi di macerie di un terremoto del 1700 sui quali si era ricostruito il paese. Queste esperienze devono farci riflettere sul fatto che ogni luogo porta con sé una serie di equi- libri da valutare con attenzione prima di riedificare. Poi, dovremmo ragionare sul fatto che ricostruire in modo filologico, esattamente “come era e dove era”, non sia sempre la soluzione giusta. In alcuni casi, infatti, appare più sensato costruire “dove era ma come sarà”. Un concorso di idee da tutto il mondo per una nuova progettazione della Basilica di Norcia, per esempio, non dovrebbe far paura. Gli episodi più belli dell’urbanistica e dell’architettura italiana sono spesso nati dal coraggio di costruire il nuovo grazie a un linguaggio contemporaneo che, tuttavia, guarda con attenzione alla storia.

GUARDA IL PROGETTO MULTIMEDIALE #RICOMINCIAMO

Il progetto #ricominciamo al Milano Design Film Festival

Al Milano Design Film Festival, dal 19 al 22 ottobre al Cinema Anteo, Donna Moderna presenta il progetto multimdiale che, per 365 giorni, ha seguito i luoghi e persone del terremoto in Centro Italia. Ti aspettiamo domenica alle 16,45 all’evento "Raccontare il terremoto". Presenteremo "Casa d’altri", il doc che Gianni Amelio ha girato nelle zone colpite dal sisma e presentato alla Mostra di Venezia, e "Ricominciamo", il corto che racconta il nostro anno di reportage tra la gente del Centro Italia. E con il designer Luca Pitoni e il fotografo Alessandro Scotti parleremo del racconto per mezzo di parole, immagini, grafica.

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