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Le amiche ti snobbano? Ringraziale

di Sara Peggion
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Peggion Sara
Un'opinione di

Sara Peggion

Milanese, giornalista, ha scritto di cronaca, costume, design, moda e oggi si impiccia dei fatti di...

La mia amica B ha trovato un nuovo fidanzato. È un mese che non la sento, e quando non la sento vuol dire che sta bene.

La mia amica I è ricomparsa dopo tre mesi annunciandomi di essere innamorata come non mai. Quando avrò un'ora di tempo la chiamerò per i dettagli: certi resoconti valgono un orecchio abbrustolito dall'iPhone.

Una delle mie sorelle mi cerca con insistenza: lo fa solo quando il suo fidanzato tiraemolla è più a molla che a tiro. So che a breve la vedrò nella mia cucina a mangiare niente e a parlare troppo.

Il mio amico D posta foto di fondali cristallini e frasi di rinascita: ha scelto la via del self help dopo una lunga storia d'amore. Non oso mettere un like per non disturbare il suo momento top.

Potrei comporre un diagramma preciso delle assenze e ricomparse delle mie amicizie: tanto più sono sole e disperate, tanto più la quota di whatsApp, telefonate e happy hour di pronto soccorso si impenna. Il silenzio, a 40 anni, è indice di ottimo umore.

Io stessa sono sparita da mesi dai tavolini degli aperitivi milanesi, dalle chiamate in entrata sui telefoni delle amiche a orari improbabili, dalle canzoni a triplo senso su Fb. Ho smesso all'improvviso, proprio come loro. E come per loro non è stata una fuga, ma una pausa di rinascita. Un nuovo amore ha occupato i miei pensieri e nutrito le mie giornate: la costruzione di una nuova famiglia si è presa tutto il resto.

Il tempo per le amiche è stato solo rimandato senza alcun rimpianto o rimprovero: sapersi lontane ma felici è la miglior prova di affetto, un insperato indice di maturità.

Se sei single, a 30 anni hai bisogno di una rete di solidarietà alla Carrie Bradshaw, ovvero un gruppo di auto aiuto che ti trascina per locali su tacchi improbabili e ti mette su una barca a vela piena di sconosciuti in pieno Egeo. A 40 non chiedi altro che un orecchio sempre pronto verso le 10 di sera, dopo che hai messo a letto i bambini e spalmato il contorno occhi, ad assolvere i tuoi sbagli, a sezionare i tuoi comportamenti isterici, a darti la miglior interpretazione di un sms criptico.

A 40 anni l'amica ti è psicologa, mica complice. Ha già vissuto abbastanza storie e ne ha a sufficienza di te per intuire al volo in che tunnel ti stai cacciando. Se a fine serata ti chiede la parcella scherzando, forse tanto scherzosa non è. Se ti rimprovera duramente non è per invidia, ma per salvarti la dignità. Se vede più lontano di te è perché sa essere lucida mentre tu, ahimè, sragioni.

Devo alle amiche e a una serie di ottimi libri la mia salvezza: sono stati il ponte che mi ha traghettato da una vita all'altra, la zattera a cui aggrapparsi durante la tempesta, l'asta di equilibrio mentre camminavo pericolosamente in bilico. Oggi rileggo nei loro silenzi la mia ritrovata felicità e dovrei tenermi a rispettosa distanza... E invece muoio dalla voglia di invitare il signor e la signora B a cena, di chiamare la mia amica I, di riabbracciare D.

Spezzerò la regola del silenzio pur sapendo che verrò rimbalzata. Pazienza. Alle amiche si perdona tutto, a iniziare dal peccato migliore: essere snobbate per un nuovo, salvifico amore.  

 

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