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Anche tu hai paura di volare?

di Isabella Fava

Ogni volta che devo prendere un aereo mi viene mal di pancia. Colpa di una brutta esperienza... che sembra un film

Un caffè con Donna Moderna

Ogni volta che devo prendere un aereo mi viene mal di pancia. Colpa di una brutta esperienza... che sembra un film

Un'opinione di

Isabella Fava

Divoratrice seriale di telefilm, è amante del cinema, con lo stereo sempre acceso e un libro sempre...

Sto per prendere un aereo e mi viene  mal di pancia. Mi capita spesso, perché gli aeroporti mi terrorizzano. Ho paura di perdermi, di non trovare il biglietto, di avere il passaporto scaduto. O peggio: che nella mia valigia ci sia un’arma.

In realtà, è successo un paio di volte. La peggiore a Parigi, qualche anno fa, con mio figlio. Per colpa di una pistola... giocattolo. Non c’era stato verso di imbarcarla: era un souvenir di Disneyland. Così abbiamo rischiato il peggio. Una rigidissima poliziotta appena l’ha vista sullo schermo del controllo bagagli a mano ha fatto scattare l'allarme.

In 2 minuti è scoppiato l’inferno: i suoi colleghi ci hanno circondati come in un film poliziesco, mio figlio si è messo a piangere urlando «Il mio zaino, il mio zaino!», mentre un signore con giubbotto antiproiettile ne apriva la zip con la precisione di un chirurgo.

Non starò a dilungarmi sulla sua faccia sorpresa e divertita quando si è accorto che era una pistola laser di Stitch (il mostriciattolo amico di Lilo, quella del cartoon): ha cominciato a sparare a destra e a manca ridendo come un pazzo.

La tensione era finita, ma a me di tutta questa storia è rimasta un po’ di fifa e un grande senso di colpa

(però sono recidiva: la stessa scena più o meno si è ripetuta 2 anni dopo con un mitra bianco di Star Wars).

Così mi sono decisa e 3 settimane fa ho fatto un corso contro la paura di volare (il mio era della British Airways, ma ce ne sono tanti altri, ne parliamo sul n. 25 di Donna Moderna): un pronto soccorso veloce per chi soffre di attacchi di panico. Una specie di riunione per fifoni cronici accomunati da turbolenza-fobia, ansia da decollo e terrore da carrello-che-sbatte-sull’asfalto-della-pista.
In mezzo a tutta quella gente con la faccia triste e le occhiaie, mi sono sentita un leone. Ho ascoltato le loro tragiche storie di voli sopra il Pacifico col rischio di finire ingoiati nel triangolo delle Bermuda, di improvvisi attacchi di claustrofobia e voglia di scendere nel bel mezzo di una trasvolata sulle Alpi.

Mi sono immaginata come una comparsa dell’Aereo più pazzo del mondo quando abbiamo fatto il volo di prova con l’equipaggio che ci invitava ad alzare le mani, a batterle e a recitare come un mantra “Le turbolenze sono fastidiose ma non pericolose”. Però, grazie al capitano Allright (non scherzo: si chiamava proprio così!) e a uno psicologo terrorizzato dalle immersioni subacquee, ho imparato che un aereo è fatto per non cadere, che quando non mi sento bene posso ricorrere alla visualizzazione e alla respirazione profonda, e ho immagazzinato altri piccoli trucchi per tenere a bada mal di pancia e cattivi pensieri.
Risultato? Ho capito che la paura di volare, citando il famoso libro di Erica Jong, è paura di rischiare, di andare al di là dei propri limiti e pregiudizi. Anche un po’ di vivere. Non è vero?

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