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Dove eravate l’11 settembre 2001?

È il 13° anniversario dell'attentato che ha cambiato il mondo. Cosa facevate in quelle ore? Ricordate i vostri pensieri, le vostre reazioni? Raccontatele qui. Perché è con i ricordi di tutti che si costruisce la storia

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È il 13° anniversario dell'attentato che ha cambiato il mondo. Cosa facevate in quelle ore? Ricordate i vostri pensieri, le vostre reazioni? Raccontatele qui. Perché è con i ricordi di tutti che si costruisce la storia

 

Oggi è l’11 settembre. Sono passati 13 anni dall’attentato che ha cambiato la storia.

 

Credo che siano in tutto una manciata i fatti che mi hanno colpito così tanto da ricordare perfettamente – anche a distanza di moltissimo tempo - l’istante esatto in cui sono accaduti, cosa io facessi in quei momenti, le mie reazioni.

In Italia erano le 4.57 del 21 luglio 1969 quando Neil Armstrong scese dalla scaletta del Lem e si trovò - primo uomo al mondo - sulla Luna.  Ero una bambina e quella notte, insieme a mia nonna, anche lei appassionata di “futuro”, come ci dicevamo sempre ridendo, la trascorsi davanti a un televisore in bianco e nero. Ricordo non solo l’emozione per il  “piccolo passo per l’uomo e il grande balzo per l’umanità” ma tutti i dettagli. Il colore del divano dove eravamo sedute, verde a fiori rosa, la tazza che conteneva il caffè che lei stava bevendo, una porcellana decorata con i girasoli, il piccolo mobile a rotelle che reggeva quell’apparecchio grigio come le immagini che trasmetteva. E soprattutto la convinzione di trovarmi di fronte a qualcosa di terribilmente più grande di me.

 



Erano le 9.30 del 16 marzo 1978 quando la porta dell’aula del liceo classico, dove io ero una studentessa del penultimo anno, si spalancò all’improvviso. Nessuno aveva bussato, e anche quel dettaglio mi è rimasto stampato in testa, come l’espressione del bidello Primo che avvisava, con voce affannata, del rapimento di Aldo Moro e della strage della scorta in via Fani a Roma, notizia trasmessa qualche minuto prima dal giornale-radio. Ho davanti a me, come fosse ieri e non più di 36 anni fa, i volti dei miei compagni, del professore di lettere che non concluse mai la lezione di quel giorno, e il silenzio assoluto che per qualche istante riempì quell’aula sempre rumorosissima.



Nel tardo pomeriggio del 19 luglio 1992 a Milano faceva caldo. Ero sdraiata sul divano quando in tv partì un’edizione straordinaria del telegiornale. Ricordo che sulla sigla mi misi a sedere: vissi così in diretta uno dei momenti più tragici della lotta alla mafia. A Palermo, in via d’Amelio, un attentato aveva ucciso il giudice Paolo Borsellino e 4 uomini e una donna della sua scorta. A neppure due mesi dal 23 maggio, quando a Capaci erano stati ammazzati Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini della scorta. Dentro di me, anche oggi, ho le immagini di quel tg e un pensiero: «Non c’è più niente da fare. Hanno vinto loro».



E poi, l’11 settembre 2001. In spiaggia in Sardegna, dov’ero in vacanza, a mio marito suonò il cellulare. Era la sua segretaria: «Stanno attaccando l’America». Ho davanti a me la corsa che facemmo per raggiungere la nostra stanza, accendere la televisione sulla Cnn e vedere le Torri che crollavano. Ma di quel giorno ricordo soprattutto le facce di un gruppo di americani che piangevano, tentando di telefonare a casa.

E voi, dove eravate, che cosa facevate, l’11 settembre 2001? Raccontatelo qui, 13 anni dopo l’attentato che ha cambiato la storia.

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