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L’estate dei piccoli: cosa farne di tutto questo tempo libero?

di Annalisa Monfreda
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Annalisa Monfreda

Direttrice di Donna Moderna e Starbene, moglie di un sociologo prestato alla consulenza digitale e...

«Mamma, oggi sono libera?».

È la frase che ha scandito l’intero anno scolastico. Pronunciata dalla Settenne al mattino, con la voce rotta dagli sbadigli e gli occhi appiccicati dal sonno, si proiettava già al pomeriggio. O meglio a quello spazio di poche ore, tra l’uscita da scuola e la cena, che era il porto franco dei suoi sogni, il contenitore dei suoi progetti. E che, per almeno tre volte alla settimana, era occupato da attività extrascolastiche, fortemente desiderate a settembre, ma via via percepite come tante... troppe... mai-più.

I due pomeriggi liberi erano quelli che la Settenne bramava appena sveglia. Vi lascio dunque immaginare la sua gioia per l’arrivo delle vacanze. Un po’ meno la mia. Visto che il suo spazio di libertà, dilatato all’intera giornata, equivale al mio spazio di preoccupazione.

Giorno Libero = pericolosissime scalate sugli alberi del parchetto; untuosissime attività artistiche sul parquet di casa; giochi di ruolo che mettono a soqquadro gli armadi...

Ma come faceva mia madre a gestirci per tre mesi interi, 24 ore su 24, mi sono chiesta stamattina, al quinto Giorno Libero? E così mi è tornato in mente il suo metodo. Che all’epoca mi era parso un corso intensivo di economia domestica. Oggi lo reinterpreto come una strategia di sopravvivenza da mamma smart.

Ai primi di giugno, con un ordine di servizio stabiliva che io e mia sorella ci saremmo alternate nell’espletare i seguenti compiti: aiutare in cucina, apparecchiare la tavola, lavare i piatti, raccogliere la frutta, denocciolarla per le marmellate, spazzare i petali dal giardino, innaffiare le piante, lucidare l’argenteria. Finito tutto ciò, eravamo libere.

Eppure ricordo quelle estati con un piacere senza uguali. C’era la sfida di fare cose da grandi e il divertimento di impiastricciarsi o di maneggiare l’acqua per “dovere”. Con mia madre che faceva buon viso di fronte a vestiti sporchi, stoviglie unte e marmellate con i noccioli.

Stamattina, mentre ero assorta in questi ricordi, la Settenne mi ha chiesto aiuto perché non trovava un libro. Così le ho suggerito di raccattare tutti i volumi sparsi per la casa, di
tirar giù quelli messi alla rinfusa nella libreria e di dar loro un ordine... creativo. I suoi occhi si sono illuminati. È da 6 ore che non fa altro.

I rimedi della nonna funzionano sempre.

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