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Che buone le polpette di mia nonna

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Le polpette sono il mio piatto del cuore. Collegato ai ricordi dell'infanzia. Mi raccontate il vostro qual è?

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Le polpette sono il mio piatto del cuore. Collegato ai ricordi dell'infanzia. Mi raccontate il vostro qual è?

Tutto era più buono quando dormivo dalla nonna. Da bambina capitava spesso. Per me e mio fratello era una piccola festa. Si arrivava da lei gia “pigiamati”, c’era la coccola del cioccolatino che tirava fuori il nonno dal “cardex” (un austero armadietto portadocumenti in ferro che stava nello sgabuzzino) e che si mangiava davanti a Carosello.

Poi a letto. Io stavo ore e ore ad ascoltare le storie di mia nonna su cani, gatti e animali fantastici con cui era vissuta lei e che erano finiti persino sulla luna. Ancora mi ricordo delle improbabili e rocambolesche avventure di Strana e Puccettino.

Poi, la mattina, la nonna tirava fuori dalla scatola di latta le fettine di biova croccanti, perché il pane posso del giorno prima non si butta, ma si scalda in forno per la colazione, con un velo di burro, cosparso di  zucchero. Sarà una tradizione di famiglia, o saranno le nonne deputate a tramandare la “ricetta”, fatto sta che mio figlio ha scoperto questa delizia dalla sua di nonna e da allora la colazione della mattina è la stessa anche per lui: pane, burro e zucchero.

Tornati da scuola ( “quando si dorme dalla nonna si va a scuola più volentieri“), a mezzogiorno, in tavola, fumanti e croccanti c’erano il risotto giallo e le mitiche polpette, i mondeghili. Fantastiche. Ancora oggi il mio piatto preferito che mi riporta a quei giorni sicuri e inossidabili dell’infanzia, dove tutto era possibile, avvolti da un affetto totalizzante.

I mondeghili così buoni non li ho più mangiati da nessuna parte. E così, per cercare di riacciuffare il sapore dei ricordi, ho ricostruito la ricetta della nonna, un po’ attraverso i suoi racconti - me l’ha “regalata” poco prima di andarsene a 99 anni - un po’ attraverso un puzzle di interpretazioni personali e qualche pennellata di mia mamma.

Ve la descrivo. Così li assaggiate. E poi mi raccontate di qualche piatto che ha per voi un valore affettivo? Sarebbe bello creare insieme una sorta di diario delle ricette del cuore.  Potrebbe diventare un servizio gastronomico-affettivo da pubblicare su Donna Moderna. Ci proviamo?



Per le polpette ci vogliono gli avanzi della carne del giorno prima, l’ideale sarebbe il bollito, ma vanno bene anche l’arrosto o le fettine di vitello. Basta che non siano troppo saporiti o conditi.

Si macinano con il tritacarne e si mescolano con qualche cucchiaio di besciamella morbida, un po’ di sale e di pepe, una grattatina di noce moscata e 1 o 2 cucchiai di parmigiano grattugiato. L’impasto deve risultare morbido ma non troppo bagnato.

Da assaggiare, per controllare il sale e il sapore. Si preparano delle piccole polpettine un po’ ovali e un po’ piatte che si infarinano e poi si friggono nel burro spumeggiante (eventualmente con 1 cucchiaio di olio). Devono fare una crosticina croccante e bruna all’esterno. All’interno devono avere un cuore morbido, con la carne tenera. A me viene già l’acquolina.

 

 

Stefania Carlevaro

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