Esami di maturità: consigli per la prova scritta di matematica al liceo scientifico

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di

Oscar Puntel

Qual è il segreto per affrontare al meglio il compito di matematica agli esami di maturità? Quale approccio seguire e quale metodologia? Abbiamo chiesto all'esperto

La prova scritta di matematica all'esame di maturità del liceo scientifico
Far vedere che dietro ogni esercizio c'è una metodologia, anche se il problema “non viene”: la commissione d'esame apprezzerà. E non dimenticarsi mai che la matematica ha un suo aspetto divertente. Scoprirlo spingerà il vostro atteggiamento positivo verso la materia e tutto sarà più semplice. È quello che suggerisce Furio Honsell, matematico e autore del libro “L'algoritmo del parcheggio” (Mondadori). Per la rivista specialistica “Logica” continua a proporre i suoi rompicapi, per ricordarci che numeri, variabili e ragionamenti si trovano anche nel piatto di pasta che consumiamo a pranzo. A lui ci siamo rivolti per avere qualche consiglio su come affrontare la prova scritta di matematica all'esame di maturità del liceo scientifico.

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Mostrate un approccio logico agli esercizi
“Il primo consiglio è quello di fare tanto esercizio. Solo provando, si capisce bene l'argomento. E se ci si blocca davanti a un calcolo, guai a fermarsi. Si deve andare dal professore o dal genietto della classe e chiedere come si fa, dove si ha sbagliato”, dice Honsell, che è stato anche rettore all'Università di Udine. “Con la matematica se certi esercizi non si svolgono o si svolgono in modo superficiale, allora uno non sarà mai in grado di affrontarli. Va detta una cosa importante ai ragazzi che affronteranno la maturità: quello che si va a vedere in un compito di matematica è l'approccio metodologico, cioè come si è svolto l'esercizio. Quindi se durante la prova uno chiarisce la metodologia che sta seguendo, il percorso fatto viene valutato positivamente e apprezzato, anche se la conclusione cui giunge non è corretta o c'è un errore nel calcolo”.

La matematica richiede chiarezza
“La matematica – ricorda Honsell - non viene per caso, non è scrivere tante formule mnemonicamente o senza conoscerne il significato, sperando che alla fine tutto si semplifichi e appaia una soluzione. La matematica richiede chiarezza e parte proprio dalle cose più banali: per scartarle subito. E poi è sempre una questione di tentativi ed errori, cioè se uno non sbaglia, non sa neppure dove sta il problema. Proprio a questo serve l'esercizio: tanto più uno ne fa, tanto più è in grado di capire quali sono le cose banali da scartare subito, per guadagnare tempo e valutare alternative valide”

Farsi piacere la materia
Scoprire il lato piacevole della matematica è un vantaggio. “I nostri ragazzi devono rendersi conto che la matematica ha un aspetto divertente. Se uno parte dal principio che è una cosa noiosa e astrusa allora ha già perso”, aggiunge Honsell. Ci sono tanti modi per ricercare questo 'lato nascosto' di numeri e dimostrazioni: libri con problemi divertenti, gruppi di studio nelle scuole che si cimentano in giochi matematici creativi, compagni di classe, appassionati della materia e che possono avere un atteggiamento coinvolgente e trascinante. “Bando ai pregiudizi. La matematica è un po' come una battuta di spirito: non si capisce subito, ma poi scatta qualcosa e ci si mette a ridere... I numeri ci portano allo stesso tipo di reazione, per cui alla fine esclamiamo cose come “Ma come ho fatto a non pensarci prima, ma è così semplice!”. Perché in fondo la matematica è una cosa semplice”, dice Honsell.

Possibili esercizi preparatori all'esame
Le cose più ostiche del programma di quinta sono gli integrali e poi tutti i problemi  legati alla probabilità. Possibili tracce d'esame? “C'è quasi sempre un esercizio di calcolo integrale, dove uno deve calcolare il volume di un solido di rotazione. Quindi è bene che uno capisca l'argomento, che non è molto vasto, ma è complesso e non ci si può improvvisare”, continua il matematico. “Consiglio anche di rivedersi qualche dimostrazione di geometria, per esempio quella del volume della sfera. Date un occhio al perché la formula è 4 terzi pigreco per raggio al cubo”.

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