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Noi, figli delle famiglie moderne

di Lucia Ferrante
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Mentre arriva in Parlamento il disegno di legge sulle unioni civili, al Family Day si manifesta in difesa del matrimonio. Qui diamo la parola ai ragazzi cresciuti in contesti non tradizionali. Che hanno molto da raccontare sul significato di “normalità”

Mentre arriva in Parlamento il disegno di legge sulle unioni civili, al Family Day si manifesta in difesa del matrimonio. Qui diamo la parola ai ragazzi cresciuti in contesti non tradizionali. Che hanno molto da raccontare sul significato di “normalità”

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Due donne o due uomini si possono sposare in Inghilterra o in Spagna. E la loro convivenza è riconosciuta in Grecia, Germania, Austria. L’Italia è l’unico Paese dell’Europa occidentale a non avere una norma sulle unioni civili.

Di questo si occupa il disegno di legge Cirinnà, discusso al Senato in questi giorni, e fortemente voluto dai cittadini che sabato 23 gennaio hanno riempito 98 piazze al grido di #SvegliatItalia. Nel frattempo, a Roma, il 30 gennaio c’è il Family Day, manifestazione a difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e «del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà». La giornata organizzata dal comitato Difendiamo i nostri figli si inserisce nelle polemiche tra favorevoli e contrari alle unioni civili. Uno scontro che si fa aspro quando si parla delle tutele dei minori.

A ben vedere, però, oggi un numero sempre più grande di ragazzi cresce in case che, per un verso o per un altro, non assomigliano al tradizionale nucleo mamma-papà-figlio. Che stato d’animo hanno? Si sentono diversi? O sono felici, ciascuno a proprio modo? Abbiamo deciso di dare la parola direttamente a loro e di farci raccontare che cosa vuol dire vivere in famiglie “diverse” da quelle che ti aspetti.

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