La nuova divisa delle hostess Alitalia mi piace. E ti spiego perché

Credits: Olycom
/5
di

Giulia Pivetta

La nuova uniforme delle hostess Alitalia ha scatenato un putiferio. Ma per la nostra esperta di stile è un azzeccato omaggio agli anni ’60.
Quando le ragazze del cielo erano un simbolo di eleganza. E di libertà

La recente presentazione delle nuove uniformi rosse con le calze verdi per il personale di volo e di terra dell’Alitalia ha provocato un inaspettato putiferio sui giornali e sui social. Come può una divisa scatenare tanto interesse? In fin dei conti, stiamo parlando di un abito da lavoro. Ma quando il lavoro in questione è quello della hostess le cose cambiano. Basta volgere lo sguardo Oltreoceano, alla mostra Uniformity in corso al Fashion Institute of Technology di New York, per capire l’importanza che questa professione ha nel nostro immaginario. Tra i bellissimi esempi di uniformi storiche e contemporanee esposte, quelle delle hostess spiccano per femminilità. Sono la prova tangibile di un’utopia realizzata, ovvero affrontare la vita di tutti i giorni avendo a disposizione le 2 armi di seduzione più efficaci: grazia ed eleganza. Al contrario di noi, che a un tubino attillato spesso preferiamo pantaloni over, una hostess non solo sa abbinarci con disinvoltura una manichetta a tre quarti e un cappellino, ma anche foulard, guanti e borsa in pendant.  

  • 1 7
    Credits: Olycom

    Le nuove uniformi delle hostess Alitalia firmate Ettore Bilotta.

  • 2 7
    Credits: Getty Images

    Una hostess su un volo British Airways nel 1945

  • 3 7

    Due uniformi esposte nella mostra Uniformity in corso al Fashion Institute of Technology di New York (www.fitnyc.edu)

  • 4 7
    Credits: Getty Images
    Hostess Bea anni 50

    Due hostess della Bea (British and European Airways), negli anni 50.

  • 5 7
    Credits: Getty Images
    Hostess BOAC

    Due hostess della Boac (British Overseas Airways Corporation), fine anni '50.

  • 6 7
    Credits: Getty Images

    Un gruppo di hostess coreane di Asiana Airlines (2003)

  • 7 7
    Credits: Getty Images

    Una hostess su un volo Pan Am negli anni '60.

Photogallery a cura di Samantha Pascotto.

Sono il biglietto da visita delle linee aeree.

Lo stilista Ettore Bilotta, autore del restyling per Alitalia, ha ricreato proprio questa magia: un look che rischia di essere visto come un po’ démodé, ma che in realtà richiama alla mente il periodo in cui le ragazze del cielo accendevano le fantasie degli uomini, e incoraggiavano i desideri di emancipazione delle donne. Nulla a che vedere con i tailleur sintetici e tagliati male a cui siamo abituati viaggiando in low cost.

Prima dell’avvento dei biglietti aerei a 9,99 euro, il lavoro della hostess rappresentava un sogno di libertà per tutte le ragazze che non volevano saperne di conformarsi al prototipo di brava mogliettina alla Mad Men. E quello stile di vita da globetrotter cosmopolite affascina ancora nel 2016, in un mondo dove tutto è velocità e mobilità. Non si può dunque parlare di “cose da altri tempi”, ma se proprio volessimo farlo gli altri tempi sarebbero gli anni ’60, quelli del jet-set internazionale. Quando volare era davvero qualcosa di esclusivo, riservato solo agli happy few, quei pochi che potevano permetterselo.

Chi saliva a bordo veniva accolto da angeli vestiti con il non plus ultra della sciccheria. Le hostess più famose erano quelle in servizio sulle linee americane: come non ricordarle al fianco di Leonardo DiCaprio in Prova a prendermi e nella serie tv Pan Am? Ma non erano le uniche a dettare regole in fatto di stile: anche le loro colleghe rappresentavano il miglior biglietto da visita delle compagnie aeree, che non badavano a spese per le mise. Ce n’era per tutti i gusti, come le avanguardistiche dipendenti della Braniff vestite da Emilio Pucci che promettevano “the end of the plain plane” (la fine del volo ordinario) e le charmantes e bon ton mademoiselles dell’Air France firmate da Christian Dior. 

Un modello di uniforme Alitalia, firmato Ettore Bilotta Credits: Olycom

Sono corteggiate dagli stilisti più famosi.

Le collaborazioni con i re della moda proseguono oggi: l’ultima liaison dei cugini d’Oltralpe è con Christian Lacroix nel 2005. Sono le compagnie nazionali a mantenere viva l’anima della professione, ricordando che lavorare a 10.000 metri d’altezza è ancora uno status symbol. Da Virgin e Vivienne Westwood, a Korean Airlines e Ferrè, sino a Zac Posen che firmerà le divise per Delta nel 2018. Per sottolineare come i “bei tempi” non sia-no del tutto andati, Singapore Airlines ripropone l’uniforme in uso nel 1972 disegnata da Balmain, immaginando un passato ideale. E forse anche il nostro Bilotta, nel progettare le tanto contestate uniformi, ha capito al volo di cosa stiamo parlando.

Tag:
Riproduzione riservata
Stampa
Scelti per te