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I ragazzi sottovalutano l’Aids

di Rossana Campisi
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In America la chiamano «controrivoluzione sessuale». Ovvero: di Aids si parla sempre meno, perché si muore sempre meno. Ma proprio dagli Usa arriva un nuovo allarme: il numero di contagiati dall’Hiv è salito

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In America la chiamano «controrivoluzione sessuale». Ovvero: di Aids si parla sempre meno, perché si muore sempre meno. Ma proprio dagli Usa arriva un nuovo allarme: il numero di contagiati dall’Hiv è salito

Il numero di contagiati dall’Hiv è salito del 20% tra i giovani sotto i 25 anni (sia etero sia gay). Altrettanto scioccanti i numeri dell’Unicef: le morti legate all’Aids tra i 10 e i 19 anni sono aumentate del 50%, passando dalle 71.000 del 2005 alle 110.000 del 2012. Come è possibile?

Perché non lo conoscono «Gli adolescenti di oggi non hanno vissuto l’emergenza degli anni ’80 e ’90, quando il tasso di mortalità tra i sieropositivi era del 100% rispetto all’8% di adesso» spiega l’infettivologo Mauro Moroni, presidente nazionale dell’Associazione nazionale per la lotta contro l’Aids. «Complice la diminuzione delle campagne di informazione, banalizzano il rischio di avere rapporti non protetti: pensano che valga la pena di correrlo, a fronte di una vita sessuale libera e spensierata». Ecco il motivo per cui tra i millennials, la generazione dai 18 ai 30 anni, il contagio eterosessuale è il più frequente. Mentre nel 1983, quando il virus è stato identificato, l’Aids colpiva soprattutto omosessuali e tossicodipendenti.

Perché considerano la malattia curabile  Oltre all’ignoranza, pesa il cambiamento nella percezione della malattia. «La scoperta della cura nel 1996 ha fatto abbassare la guardia nei confronti della prevenzione» continua Moroni. I farmaci antiretrovirali allungano l’aspettativa di vita delle persone infette anche di 50 anni, per cui l’Aids è considerato un disturbo cronico, con cui si può convivere. «Ma ci si dimentica che la terapia non ammette sospensioni, richiede controlli continui, ha effetti collaterali su reni, fegato, sistema nervoso» dice l’esperto.

Perché non hanno un’educazione sessuale «I ragazzi sono bombardati da messaggi sessuali espliciti, hanno rapporti precoci, ma alcuni temi restano tabù» scrive il quotidiano Usa Today. «Eppure basterebbe poco per estinguere il virus» nota Moroni. «Sono importanti i corsi di salute e igiene sessuale nelle scuole, però la prevenzione deve iniziare a casa, dove i giovani stanno più a lungo ma parlano sempre meno».

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