Il cuore di una vecchia mamma con l’Alzheimer

Credits: Alex Tennapel
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di

Flavio Pagano

L'Alzheimer coinvolge in Italia 700.000 pazienti e milioni di “caregivers”, familiari che si prendono cura di chi soffre di questa malattia. Lo scrittore Flavio Pagano ci racconta le storie di questa umanità

"Prendiamocene due…", diceva ogni tanto mia madre, seduta sulla sua solita poltrona, accanto al balcone, e mi guardava senza aggiungere nulla.
Da qualche giorno lo ripeteva spesso. Sempre la stessa frase.
Non era certo nuova ad affezionarsi a un ritornello più o meno incomprensibile. A volte, nel pronunciarlo, cambiava tono. Segno che la cosa le stava molto a cuore.
Ora si schermiva, ora sorrideva come una bambina che ha fatto una marachella, altre invece indossava tutti i suoi anni, tutte le sue rughe, tutta la profondità del suo sguardo sempre un po' umido e vago, e mi guardava scuotendo la testa, come dinanzi a un evento tragico che, purtroppo, non aveva potuto scongiurare.
All'inizio, come sempre, mi domandai insistentemente, che cosa volesse dire. Poi, pian piano, ci feci l'abitudine. In certi momenti le rispondevo di sì, limitandomi ad assecondarla, e in altri rimanevo a guardarla in silenzio, cercando di farle capire che non riuscivo a decifrare il suo messaggio, ma che avrei voluto.
Finché, un giorno, accadde qualcosa che svelò il mistero…

Era un bollente pomeriggio d'estate (non si poteva accendere l'aria condizionata perché a mia madre veniva la tosse). Lei si era assopita, e io decisi di accendere il televisore per guardare il telegiornale. Avevo scelto un canale all news e aspettavo che arrivasse l'approfondimento sul tema che mi interessava.
Appena cominciò, mia madre si riscosse dal dormiveglia. Sembrò che lo stesse aspettando anche lei. Sollevò la testa un po' sudata dallo schienale della poltrona, e batté le ciglia cercando di rendersi conto di dove si trovasse. Ad un tratto mi individuò e, come sempre, nel riconoscermi, sorrise.
"Come ti senti?" le domandai.
Ma ora la sua attenzione era tutta per la tv. Sgranò gli occhi e con la mano impercettibilmente tremante mi indicò lo schermo.
Io (che nel frattempo m'ero completamente distratto), mi voltai: si parlava di migranti, dell'aumento vertiginoso degli sbarchi, dell'Italia trasformata in tendopoli, e intanto andavano le solite scene alle quali siamo ormai tristemente abituati, dove sfilava un esausta moltitudine di uomini, donne, ragazze incinte, minori senza i genitori…

Proprio in quel momento mia madre ripeté: "Prendiamocene due, prendiamocene due!"
Finalmente capii.
Aveva già visto anche lei quelle immagini, che forse si mescolavano nella sua lunga, evaporata memoria, ad altre scellerate scene di mandrie umane che compivano orribili transumanze non verso la salvezza, ma verso luoghi di sterminio.
Lei era della vecchia scuola; erano d'altri tempi il suo cuore e il suo sguardo, e non ancora sopraffati da quel senso di estraneità che subiamo invece noi, avvezzi alla cultura dei social e dei notiziari frettolosi: quelle immagini, ai suoi occhi, conservavano tutta la forza della realtà. E tutta emozionata, rendendosi conto che finalmente avevo capito che cosa cercava di dirmi da tempo, ripeté: "Prediamocene due noi, di quei bambini soli! Prendiamoci tutta la famiglia, la casa è grande!"
Poi si commosse, e forse in qualche angolo della sua mente disconnessa dai vuoti fra i neuroni, rivide se stessa, sfollata, in fuga dalla città devastata dai bombardamenti.

Non s'era chiesta, la vecchia signora con l'Alzheimer, chi fosse quella gente, di che colore fosse la loro pelle, né se meritasse un posto nel mondo.
Intanto c'era casa nostra, e lei non era tipo da voltarsi. Anzi, in prima persona, era pronta a fare la sua parte.
Magari avessimo tutti quell'umiltà e quel coraggio di farci guidare dai nostri sentimenti. Magari avessimo tutti il cuore di una vecchia mamma con l'Alzheimer…
Il mondo non sarebbe né più smemorato, né tanto meno più matto: sarebbe semplicemente un posto migliore.

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4. La mia mamma malata mi ha accompagnato all'altare

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