La tesina di maturità: come farla

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Elena D’Incerti, insegnante

In attesa della nuova maturità 2019, ecco i consigli per affrontare una delle prove più temute, la tesina

In attesa di conoscere i dettagli sul nuovo esame di maturità che farà il suo esordio nel 2019, è quasi certo che quest’anno si vedranno per la penultima volta l’odiata terza prova (il famigerato "quizzone") e la tesina, croce dei maturandi e delizia dei commissari esterni che, attraverso gli approfondimenti presentati dai ragazzi, cercano di conoscerli un po’ meglio.

Gli studenti partono all’inizio del loro ultimo anno con le migliori intenzioni: scegliere un argomento, reperire materiali per studiarlo, rielaborarli, preparare una stesura del lavoro in tempo utile. Poi arriva il mese di maggio e spesso la ricerca non è pronta, per qualcuno neanche iniziata.

Le difficoltà

La ricerca: raramente la scuola insegna a farla. Poi però alla fine del percorso ne richiede uno, possibilmente ben confezionato perché è il biglietto da visita con cui gli studenti si presentano al colloquio orale. I ragazzi solo in apparenza sanno fare ricerche: hanno il mondo intero a portata di clic e lo scibile umano in rete; ma chiunque li veda all’opera con un approfondimento autonomo sa che annaspano sulla tastiera del pc quando devono selezionare informazioni e rielaborarle in forma personale.

I tempi: programmi da finire, interrogazioni, verifiche, simulazioni fino a pochi giorni prima degli esami. Se bisogna anche ripassare tutto il resto, trovare il tempo per la tesina è un’impresa.

I consigli


Cosa NON fare

Qualche consiglio per chi non ha ancora messo mano al suo lavoro o non l’ha ancora finito? Intanto il più scontato: non copiare tesine da siti online e non riciclarne da colleghi più anziani che si sono già diplomati.

In rete circolano tesine redatte in modo sciatto e sbrigativo, con argomenti visti e sentiti troppe volte nelle aule d’esame. Il lavoro fatto da altri invece tradisce la sua impersonalità: meglio evitare.

Al bando anche il taglia e cuci da Wikipedia o, peggio, dai manuali in adozione: lavori con paragrafi e capitoli slegati tra loro non valgono la fatica dell’assemblaggio.

Cosa fare

Scegliete un tema che esuli dai programmi scolastici. Avete visto un film che vi ha colpito? Avete assistito a uno spettacolo teatrale che vi ha lasciato spunti su cui riflettere? Una mostra vi ha incuriosito? Un libro vi è parso degno di andare a fondo sul suo autore o su ciò di cui tratta? Partite da lì e non sentitevi in obbligo di creare legami multidisciplinari a tutti i costi. Ci sono lavori ‘monografici’ bellissimi che sono frutto di un interesse critico autentico. Tutt’al più collegate due o tre materie: se sono di più, la forzatura è un rischio da non correre.

Non è obbligatorio nemmeno presentare il lavoro in forma scritta: la lunghezza del trattato non è un parametro e la veste cartacea è un impegno forse inutile.

Nel 2017 un lavoro scientifico si può presentare in forma multimediale: una bella presentazione in power point non ha nulla da invidiare a una tesi cartacea rilegata. Ciò che conta è che le slides presentino contenuti seri, approfonditi e soprattutto chiari: i commissari ascoltano cinque o sei lavori al giorno e il tempo per l’esposizione è di pochi minuti (cronometratevi prima dell’orale e non andate oltre i canonici dieci!).

Volete mostrare un’immagine o allegare un video? Vi sarà più facile e non rischierete di distribuire ai docenti fotocopie in bianco e nero di dipinti famosi. Volete azzardare la proposta di un breve brano musicale? Pochi minuti nel corso della vostra presentazione (anche dal vivo, perché no?) vanno benissimo. Gli effetti speciali non servono, ma l’originalità paga.

Attenzione a corredare il lavoro di una bibliografia ricca (di testi letti veramente) in cui citare libri, riviste, ma anche siti internet. Spendete del tempo per farla bene: è una delle rare occasioni in cui forma e sostanza coincidono.

Da ultimo: una tesina strutturata intelligentemente offre ai docenti che vi ascoltano gli spunti per rivolgervi le domande inerenti le loro materie. Il candidato pronto può insomma immaginare cosa, dopo l’esposizione di un buon lavoro, gli verrà chiesto nel corso del colloquio che a quel punto potrà rivelarsi tutto in discesa.

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