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Legge sulle unioni civili: appuntamento a gennaio 2016

di Francesco Magnani
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Le coppie conviventi, sia etero che omosessuali, avranno più tutele nell'Italia del futuro? Lo sapremo il 26 gennaio, quando finalmente verrà discusso il disegno di legge che "balla" in Senato ormai da 2 anni. Ecco intanto che cosa succede in Europa, anche alla luce dei recenti provvedimenti - di segno diametralmente opposto - in materia di coppie gay presi da Grecia e Slovenia

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Le coppie conviventi, sia etero che omosessuali, avranno più tutele nell'Italia del futuro? Lo sapremo il 26 gennaio, quando finalmente verrà discusso il disegno di legge che "balla" in Senato ormai da 2 anni. Ecco intanto che cosa succede in Europa, anche alla luce dei recenti provvedimenti - di segno diametralmente opposto - in materia di coppie gay presi da Grecia e Slovenia

La legge sulle unioni civili sarà la prima patata bollente che impegnerà il Parlamento alla ripresa del 2016. Sono già due anni che il disegno di legge che tutela le coppie di conviventi, sia etero sia omosessuali, "balla" in Senato da 2 anni, tra pressioni della Chiesa e resistenze dei partiti della stessa maggioranza.

Il premier Matteo Renzi si è speso in prima persona per l'approvazione della norma,  ma i precedenti non sono incoraggianti. Tutti i governi di centrosinistra che in passato hanno tentato di regolamentare queste unioni, dai Pacs ai Dico, hanno dovuto arrendersi davanti al nulla di fatto. "A luglio la Corte europea ha condannato l'Italia per il mancato riconoscimento delle coppie gay" osserva Marilisa D'Amico, costituzionalista dell'università Statale di Milano e promotrice del registro comunale di Milano per le unioni civili. "È dal 2010 - aggiunge D'Amico - che la Consulta chiede di affrontare la questione in nome dell'articolo 2 della nostra Costituzione: "la Repubblica garantisce i diritti inviolabili dell'uomo". Dopo una sentenza analoga il Portogallo ha impiegato sei mesi per colmare questo vuoto. All'Italia non sono bastati cinque anni".

Il testo, che sarà discusso in Senato il 26 gennaio, non fa equiparazioni tra matrimonio e unione civile, ma riconosce anche ai conviventi non coniugati e a quelli dello stesso sesso i diritti di assistenza in ospedale, di successione e di reversibilità della pensione.

"Quanto ai figli" spiega Marilisa D'Amico "è prevista solo la possibilità di adottare il figlio che il convivente ha avuto in una precedente unione". Molti oppositori della legge contestano proprio questo punto, la cosiddetta "stepchild adoption" (dall'inglese: adozione del figliastro). Il motivo? La considerano il grimaldello per introdurre anche in Italia la pratica dell'utero in affitto.

Unioni civili: a che punto siamo in Europa
Le unioni tra conviventi dello stesso sesso, sono riconosciute in gran parte degli Stati dell'Unione Europea: in alcuni Paesi, come Olanda, Belgio e Spagna,  gay e lesbiche possono sposarsi e diventare genitori adottivi; in altri, come in Germania, hanno il diritto di vedere riconosciuta la loro convivenza e accedere all'istituto della stepchild adoption.

Poco prima di Natale anche la Grecia di Alexis Tsipras ha esteso alle coppie gay larga parte dei diritti già riconosciuti alle coppie di fatto eterosessuali, ma non quelli relativi alle adozioni. Proprio negli stessi giorni la Slovenia si è invece mossa nella direzione diametralmente opposta. Le nozze gay, legalizzate il marzo scorso dal parlamento di Lubiana, sono state bocciate dal 63% degli elettori sloveni interpellati al proposito con un referendum abrogativo.

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