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Come spiegare ai figli il look giusto per la scuola?

di Emanuela Di Pasqua
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In una scuola inglese alcune allieve sono state mandate a casa perché si sono presentate in abbigliamento giudicato non idoneo. Polemica a parte, siamo d'accordo che ci sia un look giusto per andare a scuola. Ma come farlo capire ai ragazzi? Che parole usare? Ci risponde uno psicologo esperto di adolescenza

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In una scuola inglese alcune allieve sono state mandate a casa perché si sono presentate in abbigliamento giudicato non idoneo. Polemica a parte, siamo d'accordo che ci sia un look giusto per andare a scuola. Ma come farlo capire ai ragazzi? Che parole usare? Ci risponde uno psicologo esperto di adolescenza

«Signorina torni pure a casa e si ripresenti con una gonna più lunga»: questo è l’invito che si sono viste rivolgere alcune giovani studentesse britanniche della Tring School di Hertfordshireal loro esordio scolastico. Un’altra scuola, la Trentham High School, ha deciso che da quest’anno scolastico sono bandite le gonne per andare a seguire le lezioni, evitando così di distrarre i professori.

Un patteggiamento delicato  Ma anche da noi l’abbigliamento scatena conflitti tra scuola e famiglie, con alcuni contestatissimi presidi che vietano i pantaloni oversize a vita bassa (con vista mutande) o la canotta e le inevitabili reazioni dei ragazzi. Insomma, uno dei temi caldi che si trascina dietro la scuola è proprio il look dei suoi giovani utenti, tra accuse di moralismo ma anche considerazioni di buon senso sull’opportunità (o la mancanza di opportunità) di certi abbigliamenti discutibili. Come si fa a spiegare ai ragazzi che esistono convenzioni  (tacite o meno tacite) e che la scuola, come altri contesti, richiede un minimo rispetto di esse, pur sapendo che l’autoaffermazione avviene anche attraverso la scelta dei vestiti? Lo abbiamo chiesto a Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta e presidente della fondazione Minotauro.

La famiglia è cambiata: meno regole e più dialogo  «Oggi la società ha vissuto cambiamenti importanti rispetto al passato e la libertà di espressione fa parte del modello educativo fin dall’infanzia» sottolinea Lancini. «Oggi le convenzioni hanno confini labili, complici le mutazioni della famiglia, il venir meno dell’indissolubilità del matrimonio, l’atteggiamento delle coppie rispetto alla procreazione, i valori, la condivisione con il coniuge delle cure parentali e delle responsabilità. Noi genitori di oggi abbiamo voluto incoraggiare nei nostri figli la libertà di esprimersi e di essere, abbiamo scelto di interpellarli nelle decisioni, di includerli nella vita di noi grandi e nei nostri momenti sociali, di cenare insieme alla sera, di farli giocare in salotto e di ascoltarli. E ora che si tratta di arginarli, il ruolo dell’adulto è inevitabilmente più difficile e anche la scuola è in difficoltà».  

Cercare l’alleanza con la scuola  «Nella società di oggi, scandita da meno regole e più dialogo, diventa più che mai importante l’alleanza scuola-famiglia per remare nella stessa direzione e dare alcuni punti fermi di cui gli adolescenti stessi hanno bisogno» prosegue l’esperto. Già, ma poi come si fa a spiegare ai figli adolescenti, senza imporre divieti dall’alto, che la gonna è troppo corta o che il pantalone è  a vita decisamente troppo bassa, che quei jeans strappati fanno troppo sciatto e la maglietta non è consona?

Mai mortificare  «No alle parole che mortificano e a frasi giudicanti, del tipo Ma come sei conciata?”» chiarisce Lancini. «Qualsiasi giudizio indirizzato all’aspetto fisico rischia di ferire il teenager e di essere percepito come un’offesa alla persona e non solo al look. Ancora peggio se c’è la valutazione estetica negativa, con frasi che fanno intuire che quel capo non dona al fisico o fa apparire volgari. Bisogna sempre ricordare che è l’età delle insicurezze, in cui si cerca di affermare la propria personalità, e questo percorso avviene anche attraverso l’abbigliamento».  

No alle esperienze autobiografiche  Qualche genitore potrebbe pensare che evocare ricordi personali ed esperienze autobiografiche li avvicini ai figli, ma non è così. «Il fatto che un professore ai nostri tempi ci abbia richiamato sull’abbigliamento rischia di essere un buco nell’acqua, perché i figli ci vedono troppo lontani dal loro mondo. L’effetto che sortiscono certe frasi di solito è la noia» spiega Lancini.  

Il buon esempio  “L’esempio è sempre essenziale» afferma l’esperto. «Se si vuol spiegare loro che esistono situazioni dove l’abito fa il monaco, bisogna innanzitutto far vedere che i grandi per primi osservano alcune regole. In una società dove i padri e le madri hanno sdoganato le infradito o la minigonna in molti contesti lavorativi, come ci si può aspettare che i ragazzi non siano portati a pensare che ciò valga anche per loro?».

Fissare regola fin da piccoli  «Infine è fondamentale che le regole e i no arrivino da piccoli, in modo che si possano interiorizzare e accettare gradualmente, mentre quando arrivano improvvisi nell’adolescenza creano confusione» aggiunge Matteo Lancini. «Il fenomeno delle gonne troppo corte e della ricerca smodata della visibilità va visto chiaramente nei modelli mediatici, ma bisogna tenere conto che a volte questi modelli vengono incoraggiati dall’adulto stesso (più o meno consapevolmente) fin dalla prima infanzia, agghindando le bimbe e i bimbi in modo non consono alla loro età. Pensate ai bambini e alle bambine precoci, adultizzati, vestiti già come piccole donne o piccoli uomini sotto lo sguardo compiacente del genitore». Ecco, quello andrebbe evitato.

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