Oggi è il mio compleanno

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di

Roberto Moliterni

Oggi è il mio compleanno e la vita ha deciso di darmi una lezione esemplare: siamo vivi per miracolo.
Un'opinione di:
Cresciuto a Matera, in mezzo a tante donne, racconta storie per il cinema e sulla carta. 

Oggi è il mio compleanno, faccio trent'anni e ancora non ho capito molto di quello che c'è da capire di quando uno fa trent'anni. Per esempio, non ho capito com'è che si fa per essere felici oppure cos'è l'amore oppure com'è che si sta bene in una coppia, oppure com'è che si diventa compagni e figli esemplari in tempo per essere bravi padri e bravi mariti. Non ho capito nemmeno, come hanno capito quelli che sono maturi, che il compleanno è un giorno come un altro, mentre io mi aspetto ancora i fuochi d'artificio e le torte e le aranciate e le patatine, con i compagni delle elementari che vengono a casa dalle 18 in poi che si fa festa. In pratica, non ho capito come si fa a essere un uomo adulto e moderno che ha a che fare con delle donne e degli uomini adulti e moderni.

Ieri notte tornavo in macchina dalla Francia: un viaggio a Marsiglia è stato il regalo della mia fidanzata. Mentre guidavo, pensavo che mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa per questa data.

Pensavo che forse avrei potuto scrivere di quello che ci era successo il giorno prima e che ci aveva costretti a rimanere a Marsiglia un giorno in più: la ruota della macchina era scoppiata un attimo prima di entrare in autostrada per un problema meccanico, davanti alla cappelletta storica degli immigrati italiani a Marsiglia e che il gommista e il meccanico che si erano presi cura della macchina erano degli italiani gentilissimi, ci avevano tirato fuori da quella sensazione di fragilità estrema che si prova quando si è lontani da casa e qualcosa va storto e bisogna pensare ai bisogni più elementari: dove dormire e se si hanno cibo (soldi) a sufficienza.

Pensavo che sarebbe stato bello raccontare che in fondo vivere è bello perché c'è una catena di umanità e solidarietà che attraversa le nazioni e che a volte qualcosa torna, ci sono dei segni o dei sintomi che danno l'impressione che il mondo sia legato da un filo, come un grande gomitolo. Pensavo che fosse una giusta lezione per i miei trent'anni.

Invece, mi sbagliavo: la lezione non era quella o, almeno, non era solo quella. Poco dopo la mezzanotte, entrato ufficialmente nel mio trentesimo compleanno, a venti chilometri da casa, ancora in autostrada, mentre pensavo a tutte queste cose, la gomma è esplosa di nuovo e solo l'intuito femminile della mia fidanzata, che ha iniziato a sentire un ticchettio “come la pioggia” (era il cerchione che si stava staccando), ha evitato il peggio portandoci ad accostare sul ciglio della carreggiata in tempo prima che la macchina perdesse del tutto il controllo.

Di nuovo, e questa volta in modo più estremo, abbiamo provato quella sensazione di fragilità, mentre i Tir ci sfrecciavano davanti a meno di un metro come un urlo nella notte e ci spostavano indietro per l'urto dell'aria, protetti appena da un abbraccio e dalle giacche giallo fosforescente. Ogni volta che ne passava uno io pensavo: ci arrotano.

Abbiamo telefonato e poi aspettato che arrivassero il fratello e il padre della mia fidanzata e il soccorso stradale: quando sono arrivati, abbiamo smesso di sentirci intrappolati in paure primordiali, come quando i nostri avi venivano sorpresi da un temporale o da una belva feroce lontani dalle caverne. Il meccanico e il gommista italiani ci avevano rifilato degli pneumatici usatissimi, ricoperti da una superficie nuova. Sarebbero potuti esplodere in qualunque altro momento, anche durante un sorpasso. Invece hanno deciso di esplodere poco dopo la mezzanotte, quando ormai era il mio compleanno e a venti chilometri da casa solo e soltanto per dirmi: siamo vivi per miracolo.

È questa la lezione per i miei trent'anni. Che la vita è un casino e niente è mai come sembra, bisogna sempre essere pronti (anche a venti chilometri da casa), non farsi arrotare, abbracciarsi e amare, dimenticare gli errori, farne di nuovi, avere fiducia negli uomini e nel destino (anche quando sbagliano), restare vivi. Meglio se con un cellulare carico.

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