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Peggio della maleducazione c’è solo l’indifferenza

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Tre scene di ordinaria maleducazione quotidiana. O, come preferisco pensare io, indifferenza (la mala educazione non è così fredda e distaccata), parola che mi sembra più indicata per descrivere questi episodi. Rari? Magari!

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Scena 1. La mia collega è molto incinta: piccolina, ha una panciotta rotonda e voluminosa.

Tutte le mattine per venire in redazione deve fare 2 ore di tram-bus-metro. In piedi e schiacciata tra la folla, perché nessuno le offre un posto a sedere, come se fosse trasparente. Sì, un paio di volte è successo, ma si trattava di un'altra ragazza un po' meno incinta e di un'anziana signora poco stabile sulle gambe. Lei non se l'è sentita, ha risposto di no, sorridendo grata.

Scena 2. Come al solito la mensa è affollata. Con il mio vassoio fra le mani, carico di piatti

e bicchieri in equilibrio precario, faccio lo slalom tra la gente per trovare un posto a sedere. È un attimo: una donna mi dà una spinta e il mio vassoio vola per aria, planando sul pavimento con tutto il suo contenuto.La responsabile, involontaria ma consapevole, si gira, lancia un'occhiata gelida a me, al vassoio, a quella scenetta quasi comica, poi si volta e se ne va per la sua strada. Senza dire mezza parola.

Scena 3. Alla domenica mattina la spiaggia sembra la metropolitana all'ora di punta. Un gruppetto di bambini sui 5-6 anni è riuscito a conquistarsi un metro di battigia per costruire dei castelli di sabbia. Ma i nostri mini ingegneri hanno la pessima idea di entrare in acqua per riempire i loro secchielli. Pochi secondi e un gommone rade al suolo i castelli, mentre i due ragazzotti che lo trascinano sulla sabbia non trovano di meglio che lanciare un'occhiata distratta ai piccoli che protestano semi piangenti.

Tre scene di ordinaria maleducazione quotidiana. O, come preferisco pensare io,  indifferenza (la mala educazione non è così fredda e distaccata), parola che mi sembra più indicata per descrivere questi episodi. Rari? Magari! Perché se ci pensate un attimo chissà quante volte vi è capitato qualcosa di simile. Infatti sono d'accordo con Umberto Galimberti, filosofo e  psicoterapeuta, quando sostiene che comportamenti come questi sono possibili segnali di un'immaturità affettiva che non prevede né empatia né comprensione verso gli altri.

E in fondo neppure verso se stessi, perché se niente riesce più a toccare il cuore, se diventa impossibile mettersi nei panni delle persone che stanno intorno, alla fine si ha la sensazione di essere irrimediabilmente soli.

Non credo di esagerare. Oggi scene di segno opposto, positivo, sono sicuramente più rare.  Tanto che, quando succedono, riescono a sorprendermi. Come questa. Fermata del tram, una signora extracomunitaria con un bimbo nel carrozzino non ce la fa a salire con il suo pesante carico. Un passeggero si alza, dice al conducente di non ripartire, scende, afferra bimbo e carrozzino e li deposita sul tram, poi gentilmente aiuta la donna a salire i gradini. Fine dell'episodio.

Non so se quell'uomo leggerà mai queste righe, ma vorrei ringraziarlo pubblicamente. Da parte di tutti.

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