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La Pimpa e la varicella

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La telefonata arriva un venerdì sera. È mia madre che avverte: «Sto facendo il bagno a Maria Sole e ho notato qualche puntino rosso sulle gambe e sulla schiena». Argh! Mi precipito a ritirare la bambina e, sì, mi accorgo che delle simpatiche macchioline rosse iniziano a comparire qua e là. Che fare?

Ovviamente la pediatra è fuori discussione perché, si sa, tutti i malanni arrivano appena prima del weekend. Così scatto qualche fotografia alla pupa e le invio a un'amica con tre figli. Chiamo una cugina che sta per finire la specializzazione in medicina. E cerco la mia ginecologa per sapere se, causa pancione, devo abbandonare la casa e trasferirmi una settimana dai miei.

Risultati: l'amica mi manda delle immagini del figlio con la scarlattina e, no, non si tratta della stessa malattia. La cugina, sentiti i sintomi, diagnostica la varicella. La ginecologa dice che posso rimandare il trasloco (mia madre, del resto, giura che io la varicella l'ho fatta negli anni Settanta).

E qui partono i consigli. Chi propone bagni caldi e chi li vieta assolutamente. Chi dice che il contagio si ferma alla comparsa dei puntini e chi preannuncia due settimane di quarantena. Chi suggerisce l'antistaminico e chi i granuli omeopatici.



Dopo due giorni di rimedi della nonna, arrivano il lunedì e la visita con la pediatra che prescrive mercuro cromo su tutte le pustole. Detto, fatto. In meno di venti minuti mia figlia sembra la Pimpa, la cagnolina a pois di Altan. La guardo e mi aspetto grandi pianti. Invece lei è contenta di assomigliare al suo cartoon preferito. E vorrebbe mostrare a tutti i nuovi pallini rossi.

Così mi ricordo che anche quando le hanno dato quattro punti in testa le abbiamo detto che quella era “una cicatrice alla Harry Potter”. E quando ha fatto la scarlattina non perdeva occasione di tirare fuori la sua lingua “a fragola”.

Insomma, è proprio vero che i bambini affrontano i comuni incidenti di percorso con un sorriso in più rispetto agli adulti (io, appena ho un po' di mal di gola, cado in depressione). E tu, che cosa ti inventi per rendere meno noiose le piccole malattie dei tuoi figli?

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