del

Il prof trans che insegna vestito da donna

di Luca Fiorini
Vota la ricetta!

Il caso del prof Bianco che insegna fisica con la parrucca bionda sta facendo discutere. Un genitore chiede un'ispezione e il web insorge. Ma questo non è l'unico caso di insegnante trans. Abbiamo incontrato un anno fa un'altra persona, Michele Romeo, che vive la sua stessa condizione. E che qui vi racconta la sua storia, tra sofferenza e gioia

Un caffè con Donna Moderna

Il caso del prof Bianco che insegna fisica con la parrucca bionda sta facendo discutere. Un genitore chiede un'ispezione e il web insorge. Ma questo non è l'unico caso di insegnante trans. Abbiamo incontrato un anno fa un'altra persona, Michele Romeo, che vive la sua stessa condizione. E che qui vi racconta la sua storia, tra sofferenza e gioia

L'ultimo caso è quello di una prima superiore di San Donà di Piave, dove il professor Luca Bianco, insegnante di fisica, un giorno si è presentato in classe vestito da donna: "Da oggi chiamatemi Cloe" ha detto ai ragazzi. Un genitore segnala la vicenda all'assessore alla cultura che, dopo aver pubblicato un post sulla propria pagina Facebook in cui si rivela indignata, chiede un'ispezione della Regione. Il problema, per il momento, sembra più di alcuni genitori che dei ragazzi, i quali si schierano dalla parte del docente che avrebbe chiaramente spiegato in classe la sua condizione, con coraggio e sincerità. Un caso non isolato. Un altro professore infatti sta facendo parlare di sé perché da un anno insegna ai ragazzi vestito da donna. Si chiama Michele Romeo e fa il supplente di matematica e fisica in un liceo di Cervignano del Friuli. Ufficialmente, il primo prof trans in Italia. Noi l'abbiamo conosciuto un anno fa e qui vi raccontiamo il nostro incontro.

--------------------

Gonna nera, décolletée basse, capelli raccolti, un filo di perle. La supplente  di matematica e fisica al liceo Oberdan di Trieste ha un look ordinato e l’aria compita. Ma “lei” all’anagrafe è un “lui”: si chiama Michele Romeo, ha 38 anni,  è pugliese. Ed è il primo insegnante italiano che si dichiara pubblicamente  androgino, ovvero allo stesso tempo maschio e femmina, se non altro  nell’aspetto. La sua storia è comparsa qualche settimana fa su un giornale  locale e ha fatto discutere. Proprio come quella della professoressa licenziata  a Trento perché omosessuale. Michele non ha dovuto combattere contro i  pregiudizi di colleghi e studenti, ma il percorso che lo ha portato a vestirsi  da donna non è stato semplice. Qui ci racconta la sua metamorfosi, parlando di  sé al femminile e soppesando le parole.

Nel mio corpo convivono da sempre due anime diverse
«Il 26 maggio sono arrivata al liceo Oberdan per una supplenza » dice Michele.  «Mi sono presentata ai ragazzi con abiti femminili e non ho usato mezzi termini.  Ho spiegato loro che sono androgino, cioè mi sento sia uomo sia donna». Qualcuno  ha sorriso sottobanco, i più sono rimasti in silenzio, mentre Michele ha aperto  il registro e cominciato la lezione: «Gli studenti hanno capito che il mio non  era un gioco, ma una questione serissima, e ne hanno avuto rispetto. Non solo.  Quando i quotidiani locali hanno iniziato a parlare del mio caso, sollevando un  polverone, gli alunni si sono indispettiti e mi hanno difesa. Si rendevano conto  che la mia condizione non era stata spiegata, ma spettacolarizzata e basta».  Invece, l’esistenza di Michele è un percorso costellato di scelte, dubbi e  sofferenze. «Sono nata con una carenza di testosterone: i medici hanno tentato  di rimediare con cure specifiche. All’inizio sembrava tutto risolto, ma non era  così. Da ragazzino mi chiudevo in camera e indossavo uno dopo l’altro gli abiti  di mia mamma: mi guardavo allo specchio e mi piacevo. Poi mi rimettevo i vestiti  maschili e uscivo. Al mondo esterno nascondevo la mia verà identità».

Mia moglie è l’unica persona che mi completa
La vita quotidiana di Michele è continuata tra luci e ombre: l’adolescenza,  qualche storia di poco conto con dei ragazzi. Poi, all’università, l’incontro  con Tiziana, studentessa di Beni culturali. Frequentavano lo stesso giro di  amici: si sono visti, voluti, amati. E il tempo non ha cambiato questo  sentimento. «Ho capito che era la sola in grado di completarmi» sussurra  Michele. «All’inizio con lei mi comportavo in tutto e per tutto da uomo. Nel  2006, però, una crisi di panico ha fatto emergere la mia vera natura. Così, una  sera ho invitato mia moglie a cena fuori e le ho confidato la mia urgenza di  trasformazione. Pochi giorni dopo mi sono mostrato “sotto altre vesti”. Quelle  femminili. Lei mi ha osservato, mi ha studiato a lungo e alla fine ha sorriso.  Da allora continua a starmi accanto: ha capito che il mutamento esteriore non  avrebbe intaccato la mia interiorità, quindi nemmeno la nostra intimità».

Il fisico mi asseconda, come se volesse accontentarmi
Il coming out di Michele è avvenuto un anno fa, quando ha provato a mostrarsi in  abiti femminili anche fuori casa: «Ho ritoccato la mia immagine per gradi,  perché volevo rispettare gli studenti, visto che facevo supplenze in tante  scuole. Ho iniziato infilando un paio di jeans attillati, poi calzando stivali  da donna e ancora concedendomi un po’ di trucco. Fino ad arrivare al mio aspetto  attuale». Si tratta di una metamorfosi lenta e inesorabile che il suo corpo ha  quasi assecondato: «Da quando ho deciso di “vivermi donna” per intero, ho notato  qualche cambiamento spontaneo anche sul piano fisico: i fianchi sono diventati  più tondi e sporgenti, il bacino accogliente, le braccia e la vita si sono  assottigliate. È come se il mio organismo mi avesse accontentato quanto più ha  potuto».

La gente mi rispetta, ma non tutti capiscono
«Ho sempre costruito con chiunque un dialogo sincero» racconta Michele. «Certo,  in famiglia serve qualche cautela in più. Mia madre, per esempio, ha ribadito il  suo amore per me, però mi ha confessato che ha bisogno di tempo per elaborare  uno stravolgimento così forte». Ma non sono mancati gli attacchi. «Studenti e genitori si sono dimostrati tolleranti. Invece certi  movimenti politici mi hanno insultato, solo perché vogliono imporre agli altri  in che modo vivere». Michele punta il dito anche contro la scuola intesa come  istituzione: «La nostra Costituzione è chiarissima: le discriminazioni di genere  non sono ammesse. Per questo secondo me sui banchi si dovrebbero insegnare  educazione civica e sessuale, due materie fondamentali per istruire al rispetto  di sé e degli altri. Abbiamo bisogno di conoscere e capire, prima di dire o di  fare». Ora che l’anno scolastico è finito, il futuro di Michele è un punto  interrogativo: è un insegnante precario e quindi dovrà aspettare le graduatorie.  Intanto, pensa alla collega di Trento, licenziata da una scuola cattolica per la  sua omosessualità. «È inammissibile, come è inammissibile la continua ingerenza  religiosa in uno Stato laico». E a chi gli ricorda che il genere “neutro” non  esiste, Michele risponde: «Strappereste mai da un campo di papaveri la sola  margherita cresciuta? La natura è libera e imprevedibile, mentre la mente umana  è artificiosa, piena di gabbie, regole e categorie. Ma vivendo così come sono,  uomo e donna, lotto contro il pregiudizio. Perché rifiutare le diversità fa solo  soffrire. Mentre, per capirle, basterebbe dialogare».

Un caffè con Donna Moderna

Un caffè con Donna Moderna