Frutta essiccata, il trend che fa bene e combatte gli sprechi

Credits: Mondadori

Uno snack da tasca, pronto soccorso energetico per il post-attività  fisica, sano e ricco di nutrienti. È la frutta disidratata, o essiccata,  da non confondere con la frutta secca. Ed è diventata un sano e diffuso  trend. Perché è facile da trovare (confezionata al supermercato, oppure  da fare in casa) e con pochissime controindicazioni. Si tratta  semplicemente della frutta fresca che ha subito un'operazione di  essiccazione ed è stata privata della quasi totalità di acqua,  mantenendone però le proprietà: zuccheri naturali, vitamine, fibre per  il corretto funzionamento del nostro intestino.

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di

Eva Perasso

Energia concentrata e sana, la frutta essiccata diventa di moda. Da tenere in tasca come snack salva energie ma anche da preparare a casa, per non fare andare a male i frutti più succosi acquistati o raccolti in estate

Al supermercato al posto della caramelle

Gli inglesi ne vanno così pazzi che ormai da qualche tempo diverse catene di supermercati offrono i pacchettini di frutta disidratata vicino alle casse, al posto delle caramelle. Il packaging è invitante, la dicitura in etichetta chiara e promettente: con un pacchettino da 30 grammi si fa il pieno di fibre, vitamine, abbattendo gli zuccheri aggiunti e i coloranti tipici dei dolciumi da banco e soddisfando il fabbisogno quotidiano di questo alimento. E anche l'industria produttrice italiana – lo dicono i dati Censis – fiorisce nell'export di frutta locale disidratata, con percentuali di esportazioni verso il resto del mondo cresciute in doppia cifra negli ultimi 5 anni: +27,1 per cento per questo speciale comparto in cui siamo particolarmente competitivi.

Essiccatori casalinghi

Intanto nelle nostre case vanno diffondendosi sempre più gli essiccatori: occupano poco spazio, non sono molto costosi e permettono di disidratare i frutti acquistati o raccolti in giardino e di non sprecarli. Albicocche, susine o ancora fichi e, perché no, mele e ananas seccati e privati dell'acqua al loro interno, si possono poi conservare a lungo (6 mesi- ma anche 1 anno se congelati) e gustare nei mesi in cui non sono disponibili in natura. Un modo ghiotto e intelligente per arginare gli sprechi domestici in cucina. Per chi non ha l'essiccatore, restano sempre validi i metodi antichi: essiccare alla luce diretta del sole oppure in forno a basse temperature sono metodi altrettanto validi.

Attenzione all'etichetta e ai cibi da bancarella

Come ogni prodotto, anche la frutta essiccata nasconde le sue insidie: sebbene la legislazione nazionale sia chiara e restrittiva, è bene leggere con attenzione gli ingredienti in etichetta quando viene acquistata confezionata. «Se abbiamo dei dubbi possiamo sciacquare la frutta essiccata» consiglia la dottoressa Evelina Flachi, specialista in Scienza dell'alimentazione e presidente di Food Education Italy. «Sconsiglio però di prendere questo tipo di prodotto sfuso e sulle bancarelle per una questione di igiene. Spesso, poi, per rendere così belli determinati frutti, proprio al mercato vengano usati prodotti conservanti, che si spruzzano direttamente in superficie. La sicurezza assoluta non esiste neanche se acquistiamo il prodotto all'estero, mentre le leggi italiane sono molto attente e abbiamo sempre la possibilità di verificare quel che consumiamo».

Davvero hanno più calorie?

In genere si pensa che la frutta essiccata abbia più calorie di quella fresca, ma non è così: infatti spesso si confonde la frutta disidratata o essiccata con quella secca (noci, mandorle, nocciole e così via), che ha infatti un alto valore calorico e anche di grassi. «Mentre quella essiccata» commenta la dottoressa Flachi «in percentuale in realtà non ha tante calorie come crediamo. È bene ricordare che ci sono frutti che già in natura sono molto calorici e quindi, se disidratati, concentrano questo contenuto, come i datteri o l’uva. Insomma, basta consumarne il giusto senza esagerare». Un escamotage per non mangiarne troppi? «Aumentare l’effetto saziante bevendo acqua perché sono ricchi di fibre, compresa la buccia, che molto spesso nel frutto fresco tendiamo a scartare» conclude l’esperta.

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