Sì, le signore cinquantenni e chic sono femministe

Mimosa are pictured on February 7, 2013 in Tanneron, southern France. AFP PHOTO / VALERY HACHE (Photo credit should read VALERY HACHE/AFP/Getty Images)
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La festa della donna sembra un rituale stanco e inutile. Ma ci può servire per riflettere, e scoprire che un femminismo quotidiano e consapevole farebbe bene a tutti...

La prossima settimana si celebra la festa della donna e qualche considerazione è obbligatoria.

E’ curioso avere una festa in cui le festeggiate non sono contente di esserlo. Magari ci rimangono male, le donne, se nessuno offre loro una mimosa, l’8 marzo. Ma non sono in ugual misura contente se la ricevono in regalo. E non credo sia una stranezza femminile. Credo sia perché la Giornata internazionale della donna, nata nel 1909 negli Stati Uniti per promuovere il voto alle donne, ha via via perso il suo significato. Come tante altre feste, sembra un’occasione che interessa soprattutto al marketing, alle vendite, alla comunicazione e ai social media.

Alcune donne approfittano dell’8 marzo per vedere le amiche, altre per rivendicare cose che per il resto dell’anno non hanno la forza o la voglia di rivendicare. Alcuni uomini diventano femministi per un giorno, e forse è meglio diffidarne.

Noi signore intorno ai cinquanta abbiamo visto il femminismo nel suo pieno fiorire, quando era gioioso e sacrosanto e anche un po’ eccessivo. Poi l’abbiamo visto avvoltolarsi su stesso, diventare pericolosamente estremista, e finire rifiutato nel tritatutto del riflusso e dell’edonismo reaganiano.

Abbiamo visto continuare imperterriti certi atteggiamenti sottilmente maschilisti, le battute dei colleghi in ufficio, quelle situazioni in cui controbattere sembra da antipatiche, rigide, seccatrici; intanto che sottilmente i luoghi comuni, le convenzioni sociali, le categorie mentali si riaffermavano. Abbiamo visto le donne ritirarsi dal mondo del lavoro senza fare rumore, non in massa ma a piccoli gruppi, costantemente. Abbiamo sentito le donne prendersi tutta la responsabilità per quello che non riescono a fare o a conquistare. Abbiamo visto orribili delitti giustificati dal troppo amore. E sto pensando solo al nostro paese.

E se questo 8 marzo ce lo riprendessimo? E invece di farci festeggiare da una società che poi ci tratta come sappiamo, ci dedicassimo a un femminismo quotidiano e consapevole? Fatto di indipendenza innanzitutto: quella economica su cui tutto si fonda, e poi quella di giudizio, di scelta, di vita. Fatto di coraggio e di pazienza: educare i giovani, maschi e femmine, al rispetto delle differenze, perché quello è il fondamento dell’uguaglianza, dei diritti e delle opportunità. Fatto di impegno e di orgoglio: che essere donna è anche una fatica, ma senza fatica non si ottiene nulla.

Che ne pensate?

Intanto buona giornata!

 

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