Sembra di assistere ad un paradosso: mentre si rincorre la longevity, con prodotti di cosmesi anti-age sempre più mirati, alimentazione curata e culto del fitness, si invecchia prima. O meglio: sono i giovani a mostrare segni di invecchiamento anticipato rispetto a quello dei genitori e dei nonni. Il loro orologio biologico, infatti, risulta “in anticipo”. A dirlo sono i risultati di uno studio condotto dalla Washington University School of Medicine di St.Louis.

Cosa dice lo studio

Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Medicine, i nati tra il 1960 e il 1974, quindi gli over 50, hanno un’età biologica più elevata. Significa che il loro organismo ha un maggiore logoramento sia a livello cellulare che molecolare, rispetto ai 70enni di oggi, cioè chi è nato tra il 1950 e il 1954. Gli studiosi hanno voluto indagare se un fenomeno analogo avviene anche nella fascia di popolazione dei 27-36enni e hanno scoperto che è proprio così. «È un risultato plausibile e coerente con quanto osserviamo da alcuni anni», ammette la dottoressa Carmen Iiures, specialità in medicina della longevità e del benessere.

I giovani invecchiamo prima di genitori e nonni

I dati hanno portato una certa preoccupazione: «I nostri risultati suggeriscono che alcuni giovani adulti potrebbero sperimentare questi cambiamenti biologici prima del previsto», ha dichiarato a Oncology Central Yin Cao, coautore dello studio e professore associato di chirurgia e medicina alla Washington University School of Medicine di St. Louis. «Lo studio suggerisce in effetti che l’età biologica, cioè il grado di invecchiamento dell’organismo, rifletta l’effetto cumulativo di processi come il metabolismo, l’infiammazione e la funzionalità del sistema immunitario, a loro volta fortemente influenzati dagli stili di vita e dalle esposizioni ambientali», spiega Iures.

Perché l’orologio biologico è anticipato

«La spiegazione più probabile – prosegue l’esperta di longevity – non è la genetica, ma l’ambiente e lo stile di vita. Sedentarietà, sovrappeso, alimentazione ricca di alimenti ultra-processati, sonno insufficiente, stress cronico, fumo, vaping e inquinamento favoriscono infiammazione e alterazioni metaboliche che possono accelerare l’età biologica. Le evidenze più recenti indicano che sono soprattutto questi fattori modificabili a influenzare il processo di invecchiamento».

Il nesso con il cancro

A far riflettere è anche un altro dato emerso dallo studio: l’invecchiamento anticipato, come sottolinea Cao, «potrebbe essere collegato all’aumento dei tassi di cancro osservato nelle generazioni più giovani». Un’osservazione che trova conferma anche in Italia: il dato, infatti, coincide anche con un «aumento dei tumori a insorgenza precoce», ammette Iures. Nonostante il cancro sia una patologia tradizionalmente considerata legata a un’età avanzata, negli ultimi 30 anni si è assistito a una crescita dei tumori a insorgenza precoce. Una conferma arriva da un rapporto del British Medical Journal (BMJ) secondo cui il numero di under 50 anni che ricevono una nuova diagnosi è aumentato del 79% a livello globale a partire dal 1990.

Tumori infantili in aumento

Un andamento analogo si registra anche nella fascia pediatrica: come riporta Euronews, «si stima che nel 2022 siano stati diagnosticati 13.800 casi tra bambini e adolescenti nei 27 Stati membri dell’UE, secondo l’European Cancer Information System (ECIS)». Ma perché? La situazione appare un controsenso, dal momento che le condizioni di vita generale nel Vecchio Continente sono mediamente migliorate. Secondo gli studiosi una possibile spiegazione potrebbe essere collegata al maggior consumo di alimenti ultra-processati, insieme a fattori legati allo stile di vita, come obesità in aumento, fumo, alcol ed esposizione alle microplastiche.

Invecchiamento e tumori: che nesso

Va chiarito che la ricerca non dimostra che un invecchiamento anticipato sia legato con un nesso di causa-effetto a una maggiore incidenza di patologie oncologiche, nonostante il collegamento sia considerato solido: «Ciò che rende questa ricerca particolarmente significativa è che va oltre la singola cellula tumorale e prende in esame i cambiamenti più ampi che avvengono nell’organismo nel tempo», ha spiegato John Riches, docente di immunometabolismo dei tumori al Barts Cancer Institute del Regno Unito.

Quanto conta il sistema immunitario

La possibile spiegazione, dunque, è legata il funzionamento del sistema immunitario: È un dato che merita attenzione, ma va interpretato con prudenza. Con l’aumentare dell’età biologica, il sistema immunitario può diventare meno efficiente nel riconoscere ed eliminare le cellule alterate – spiega Iures – Insieme ad altri fattori, come infiammazione cronica, alterazioni metaboliche e microbiota, questo potrebbe contribuire ad aumentare il rischio di alcuni tumori. Saranno però necessari ulteriori studi per confermare questo legame».

Quanto conta lo stile di vita

Se la messa a punto di prodotti anti-age aumenta e diventa sempre più sofisticata, dunque, la realtà mostra come lo stile di vita giochi un ruolo essenziale. «I risultati rafforzano l’idea che fattori come ambiente, stile di vita e stato di salute generale possano avere effetti a lungo termine sui processi biologici dell’organismo», osserva ancora Riches. «Ora abbiamo bisogno di nuove ricerche per capire esattamente cosa ci stiano dicendo queste misurazioni», ha commentato Jyoti Nangalia, responsabile di gruppo al Wellcome Sanger Institute del Regno Unito, aggiungendo: «Sarà affascinante vedere se misurazioni di questo tipo potranno aiutarci a seguire l’andamento della salute in diverse popolazioni e generazioni».

La corsa alla longevity: i tre pilastri

Resta il fatto che negli ultimi anni si assiste a una vera rincorsa alla longevity: «Sì, oggi c’è una grande attenzione verso integratori e trattamenti anti-age, ma le prove scientifiche più solide riguardano ancora lo stile di vita. Non esistono scorciatoie per rallentare l’invecchiamento – sottolinea Iures – Al di là delle mode, le evidenze scientifiche sono molto chiare: i tre pilastri della longevità restano l’attività fisica regolare, soprattutto per preservare la massa muscolare; un’alimentazione equilibrata, limitando gli alimenti ultra-processati; un sonno adeguato, insieme a una buona gestione dello stress».

Le abitudini che contano

Si tratta, conclude l’esperta, di «abitudini semplici, ma che ancora oggi rappresentano gli strumenti più efficaci per aumentare gli anni di vita in buona salute. Dormire a sufficienza e gestire lo stress, per esempio, mantenendo anche un buon equilibrio metabolico è fondamentale. L’aspetto più incoraggiante è che l’età biologica non è un destino: è un indicatore dinamico che può migliorare o peggiorare in base alle nostre abitudini quotidiane».