L’esperta di nutrizione e influencer australiana Stacey Hatfield è morta poche ore dopo aver dato alla luce il suo primo figlio. La donna aveva appena 30 anni e lo scorso 29 settembre aveva deciso di partorire in casa senza assistenza.

Free birth, il processo per la morte di Stacey Hatfield

Il processo, iniziato pochissimi giorni fa, sta facendo chiarezza su ciò che accaduto davvero durante il parto e nelle ore immediatamente successive. La donna aveva scelto il cosiddetto Free Birth (parto in casa non assistito) rifiutando deliberatamente medici e ostetriche. In camera con lei c’erano soltanto il marito e una doula, priva di qualsiasi conoscenza sanitaria. Durante le indagini è emerso un dettaglio particolarmente drammatico: i soccorsi e il successivo trasporto d’urgenza in ospedale sarebbero stati ritardati perché l’influencer pur perdendo molto sangue non avrebbe dato subito il suo consenso, anzi avrebbe rifiuto l’arrivo di un’ambulanza per ben due volte.

Una tragedia che riapre un dibattito su un trend che sta circolando molto sui social e che non tiene conto dei potenziali rischi.

Che cos’è davvero il Free birth?

Il parto non assistito non ha nulla a che vedere con un parto in casa pianificato. Quest’ultimo, regolamentato anche in Italia, prevede la presenza di ostetriche, una rigida selezione di gravidanze a basso rischio e il trasferimento immediato nell’ospedale più vicino in caso di anomalie e complicanze.

Il Free Birth invece mette al centro la scelta intenzionale di partorire da sole, spesso soltanto con il supporto emotivo del partner e di una doula. Niente monitoraggi del battito fetale, niente ginecologi e ostetriche, niente farmaci. L’obiettivo è affidarsi esclusivamente alla fisiologia e alla “consapevolezza” del proprio corpo. Molto spesso le donne che fanno questa scelta radicale, anche in gravidanza decidono di non sottoporsi a ecografie, esami del sangue, assistenza prenatale. L’obiettivo è evitare le “interferenze” sanitarie, per affidarsi unicamente alla potenza e al sapere del corpo femminile.

Da dove arriva il Free birth

Le donne che scelgono questa modalità di parto frequentemente seguono le indicazioni della Free Birth Society fondata nel 2017 da Emilee Saldaya, ex doula che insieme a Yolande Norris-Clark ha creato un video corso e una scuola online per formare accompagnatrici al parto non assistito, prive di qualsiasi formazione ostetrica. Su Instagram la Free Birth Society conta 134 milla follower e propone storie di donne che anche dopo un parto cesareo o in attesa di una coppia di gemelli hanno scelto di partorire a casa da sole. La medicina viene dipinta come un sistema tossico che ruba alle donne il controllo sulla nascita. La narrazione social di questo tipo di parti si basa su un’idea romantica fatta di vasche d’acqua in salotto, candele e lo slogan “se il parto è un fatto naturale il corpo sa sempre cosa fare”.

Una scelta di donne laureate

Nonostante la cronaca ci porti all’estero i numeri ci dicono che questa tendenza sta cominciando a diffondersi anche da noi. «In Italia, dopo la pandemia il ricorso al parto in casa non assistito è cresciuto dell’87% – racconta nel suo libro Lo faccio per il tuo bene. Sguardi e testimonianze sulla violenza ostetrica Sasha Damiani, medica anestesista, che si occupa di medicina di genere e violenza ostetrica da tanti anni – . Nonostante questa forte crescita i dati ci ricordano che comunque parliamo di un fenomeno minoritario, che riguarda circa lo 0,15% del totale delle nascite nel Paese».

A scegliere questo tipo di esperienza non sono sole le donne con minor livello di istruzione o provenienti da contesti marginali. Al contrario spesso è una decisione presa da donne laureate, professioniste e con un reddito medio-alto, affascinate da filosofie olistiche o spaventate dal sistema sanitario.

Parto assistito e Free birth

C’è una differenza netta tra il parto in casa assistito e il Free Birth. Il parto a domicilio, ci spiega Marzia Floridia, ostetrica palermitana che si occupa da 20 anni di parti in casa, è un percorso serio che non può essere improvvisato, né tantomeno, è adatto a tutte le donne. La presenza di una o più ostetriche è fondamentale affinché si intervenga tempestivamente in caso di emergenza e per capire il momento esatto in cui è necessario trasferire la paziente in un ospedale, che dev’essere comunque rapidamente raggiungibile.

«Di fronte a complicanze come l’emorragia del post parto l’ostetrica è formata per agire nell’immediato. Può somministrare farmaci e attuare manovre per contenere il sanguinamento, richiedendo subito il trasferimento nella struttura sanitaria più vicina. La sicurezza deve basarsi anche sulla continuità assistenziale. – afferma l’ostetrica Marzia Floridia – Una donna dev’essere seguita da una professionista che la conosca fin dall’inizio della gravidanza, che ne monitori le caratteristiche cliniche e le eventuali problematiche di salute. Ma l’aspetto medico non è l’unico: l’ostetrica deve anche comprendere se la futura madre sia emotivamente pronta a sostenere un’esperienza così intensa e se ha intorno a sé una famiglia disposta a supportarla».

La comunicazione in Sanità fa fuggire le donne

Il parto, ricorda Marzia Floridia, non nasce come un evento medico, ma fisiologico. La relazione di fiducia con la professionista sostiene la naturalità della nascita senza però mai scivolare nell’incoscienza. Oggi per le donne in gravidanza sono disponibili infatti moltissimi esami e diagnosi prenatali che consentono di capire se ci sono i presupposti per affrontare un parto in casa in assoluta sicurezza.

Per evitare le fughe dalle strutture pubbliche l’ostetrica sottolinea: «Deve cambiare il modo in cui il personale sanitario comunica con le donne. Chi cura ha il dovere di mettersi in una condizione di ascolto autentico della partoriente, abbandonando ogni forma di imposizionw».

Se l’estremismo del parto in casa non assistito guadagna terreno è perché si inserisce in una frattura profonda tra le donne e le istituzioni sanitarie. Nelle pagine del suo libro “la medica Sasha Damiani spiega che alla base del Free Birth ci sono la non percezione del rischio e la paura dell’ospedale. Quando le donne sono spaventate non sono né libere né consapevoli: il loro diventa un piano B disperato.

I traumi del passato

Molte madri infatti hanno alle spalle traumi legati a parti da incubo e quando provano a fare domande o protestare vengono silenziate nei reparti e sminuite in famiglia. «A questo si aggiunge il mito del ‘naturalismo materno’ – sottolinea Damiani – le donne vengono trattate come bambine e non vengono informate sulle possibili complicazioni del parto». L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce la presenza di trattamenti umilianti e irrispettosi in molti contesti e per questo ha pubblicato le linee guida per un parto positivo, sottolineando che ogni donna ha diritto a una comunicazione chiara, alla continuità assistenziale e a cure rispettose per la sua dignità.

Ammettere l’esistenza della violenza ostetrica è ancora complicato per la classe medica che è comunque mossa da intenti di cura, ma la sfera ostetrica e ginecologica eredita una cultura patriarcale fondata sul controllo dei corpi femminili. «Per la sanità pubblica questa è una sconfitta – ci dice Sasha Damiani, che ha anche fondato nel 2022 la community Mamme a Nudo – e bisogna pensare a delle riforme interne. Dobbiamo lavorare all’interno degli ospedali per coniugare l’alta competenza medica all’umanità, garantendo alle pazienti scelte libere e informate, con il totale rispetto dell’autodeterminazione».

Cosa dice la legge

Scegliere di affrontare una gravidanza, un travaglio e un parto senza assistenza professionale significa aumentare i rischi sia per la salute della madre che per il nascituro. Durante il parto infatti alcune complicazioni possono emergere in maniera molto rapida e i primi minuti di vita di un bambino possono essere determinanti. In Italia e nella maggior parte dell’Europa partorire in casa senza nessuna assistenza qualificata non è un reato. Se qualcosa va storto però e la scelta di non avere un riferimento sanitario provoca lesioni o danni gravi alla mamma e al neonato, entrano in gioco precise responsabilità civili e penali, come l’omissione di soccorso e l’omicidio colposo.