Che cosa significa davvero essere longevi? E soprattutto quali sono le strategie per rimanere in salute? Di questo e molto altro abbiamo parlato con i nostri ospiti, tra cui la conduttrice Filippa Lagerback, durante uno dei nostri incontri dedicati al benessere
La nostra aspettativa di vita si è allungata. I dati Istat dicono che gli uomini vivono in media fino a 81 anni, mentre le donne fino a 85. Questa è la buona notizia. La cattiva, invece, è che non siamo affatto pronti a questo cambiamento. La dimostrazione? Il fatto che all’invecchiamento sia spesso associata la parola “disastro”. A farlo notare è Nic Palmarini – Direttore UK’s National Innovation Centre for Ageing e CEO di Voice Italia Impresa Sociale – sul palco di I feel good, il nostro evento dedicato al benessere e alla longevità, lo scorso 11 ottobre. Insieme a lui, anche la nostra direttrice Maria Elena Viola e Giuseppe Fatati, Presidente Italian Obesity Network e Direttore Scientifico Osservatorio Nestlé.
Che significa davvero longevità?
DI longevità si parla sempre di più, proprio perché viviamo più a lungo. Ma cosa significa davvero questo termine? Risponde Palmarini: «Contrariamente a quanto si pensi non sta per vita lunga, ma per esistenza lunga. Il punto, quindi, non è vivere per sempre, ma a lungo e soprattutto dando un senso a quel tempo che stiamo guadagnando. Oggi viviamo circa 40 anni in più rispetto a trent’anni fa e quasi 60 rispetto a 100 anni fa, ma culturalmente siamo impreparati: consideriamo invecchiare come sinonimo di scadere, anche sul mondo del lavoro per esempio. Questo atteggiamento ci porta a non considerare il patrimonio di conoscenze legate al vivere bene e in salute, che invece all’estero ci riconoscono. Ma anche grazie a Internet, il mondo sta cambiando così velocemente che non possiamo non riconsiderare il nostro concetto di vecchiaia».
Gli italiani si percepiscono più giovani
Avere 70 anni oggi è senza dubbio molto diverso da come poteva essere negli anni Settanta. Non a caso, secondo una ricerca Nestlé, gli italiani si sentono più giovani rispetto alla loro età anagrafica. Da qui, anche il titolo del nostro talk, E tu, quanti anni ti senti?. Una percezione influenzata anche dalla permanenza maggiore nel mondo del lavoro, come spiega Giuseppe Fatati:
«Vivere di più costringe a ripensare, tra le altre cose, il concetto di carriera, perché adesso possiamo incrementarla più a lungo. La rapidità dei cambiamenti sul lavoro costringe tutti a stare sul pezzo. È per questo che spesso a sentirsi più giovani sono le persone in età avanzata».
Al di là delle percezioni soggettive, però, quando si parla di processi di invecchiamento, la domanda che sorge spontanea è quanto contano le nostre abitudini e quanto, invece, è determinante il nostro patrimonio genetico. Secondo Nic Palmarini, non si può negare che quest’ultimo abbia un peso, ma è altrettanto vero che sulla genetica si può agire: lo conferma il fatto che invecchiamo tutti in modo diverso. In particolare, sono cinque i fattori che lavorano sui processi di senescenza: l’ambiente in cui viviamo, il sistema sanitario a nostra disposizione, la genetica, gli aspetti comportamentali e sociali. Gli ultimi due influiscono per il 60% e hanno a che fare con il modo in cui mangiamo e quanto ci muoviamo, spiega l’esperto, che aggiunge: «Sui marcatori che accelerano i processi di invecchiamento si può intervenire. Lo stress è uno di questi e lo si può combattere con l’attività fisica, per esempio».
I feel good: longevità e dieta mediterranea
Tra gli aspetti comportamentali, la nutrizione è sicuramente un fattore da non sottovalutare, a maggior ragione nel Paese natale della dieta mediterranea, un modello ancora in vigore. Ma esistono alimenti che ci aiutano a restare giovani e forti e altri da evitare? «La concezione di cibi che fanno bene o fanno male è ingannevole. La caratteristica più importante della dieta mediterranea è che è parca, ci dice di mangiare quanto ci serve, con moderazione. In più, dovremmo abituarci a valutare anche anche la sostenibilità della nostra alimentazione: non possiamo sottovalutare la stagionalità dei prodotti che portiamo a tavola e la loro origine, l’expertise che li produce» evidenza Giuseppe Fatati.
Allo stesso modo non dovremmo affidarci con leggerezza agli integratori: «Alcuni sono molto più simili a dei veri e propri farmaci. È sconsigliato affidarsi al fai da te o all’acquisto di prodotti online di cui non si conoscono con certezza provenienza o contenuto. Il parere del proprio medico curante è fondamentale» aggiunge il direttore scientifico dell’Osservatorio Nestlé.
I feel good: quanto influisce il peso sulla longevità?
Al passare degli anni spesso si associa un aumento di peso e un conseguente stato di affaticamento. «È che non sappiamo più contemplare il tempo della sosta, il riposo della mente. Invece, aumento di grasso e stato di obesità sono indici di uno stato infiammatorio del corpo. E poi bisogna fare attenzione a non commettere l’errore di non assumere abbastanza proteine: sono importanti a tutte le età per conservare la propria massa muscolare», spiega Fatati.
Infine, il movimento costante e graduale, la scrittura, la lettura di un buon libro dovrebbero essere il primo antidoto contro l’invecchiamento a favore della longevità. Perché? Al contrario dei social, queste attività hanno un tempo del tutto differente, più lento e riflessivo. Ma come sostiene Nic Palmarini, la vecchiaia può arrivare in qualsiasi momento: inizia quando non si ha più uno scopo nella vita.
Giovani si diventa: la nostra intervista a Filippa Lagerbäck
Sul palco di I feel good per parlare di benessere e longevità con la nostra direttrice Maria Elena Viola è arrivata anche Filippa Lagerbäck. La conduttrice televisiva, ogni domenica a fianco di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto a Che tempo che fa, ha compiuto 52 anni lo scorso 21 settembre. Ma avverte: «L’avanzare dell’età non mi spaventa, ma spegnere 50 candeline mi ha fatto realizzare per la prima volta che il tempo non è indefinito, ha un confine. Quindi, ora dò più importanza alle scelte che faccio, ho molta cura di come organizzo le mie giornate, non voglio sprecarle».

La sua è una divulgazione della leggerezza, anche su Instagram dove conta più di 700mila followers. Uno spazio in cui racconta le sue giornate nella natura di Varese, dove ha scelto di vivere con la sua famiglia, scappando dal caos milanese. L’ossessione per il peso o per le rughe le tiene a distanza e ogni giorno si chiude con un esercizio. «Mi piace pensare a cinque o dieci cose che mi hanno fatta sorridere», racconta Filippa.
Se la bellezza è stata determinante per la carriera di modella, non nega che le sue origini svedesi e la madre, scomparsa recentemente, l’abbiano aiutata a rimanere con i piedi per terra. «Mia mamma era un’accademica e per lei l’aspetto fisico era irrilevante, tanto che a casa non usavamo cosmetici. Quando mi trovava davanti allo specchio mi esortava a fare qualche cosa di più costruttivo, come studiare o leggere. Il mio essere svedese mi fa ricercare sempre un legame con la natura: sono cresciuta trascorrendo moltissime ore fuori casa e tutt’oggi stare all’aperto è il mio modo per ricaricarmi».
Come si mantiene giovane Filippa Lagerbäck?
«A tavola sono flessibile: cerco di prestare attenzione alla stagionalità dei cibi o alla loro origine, ma non mi privo di niente. Il segreto è nella moderazione» spiega la conduttrice. E sul finale esorta: «È importante prenderci cura di noi, ma non dimentichiamoci che invecchiare è un privilegio e dobbiamo farlo al massimo del nostro potenziale».
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