Basta ricette mediche che prescrivono solo farmaci: oggi il medico potrebbe indicare una “terapia sociale”, a base di yoga, danza o sport, per migliorare la salute mentale, il benessere e poter essere contemporaneamente d’aiuto agli altri.
È quello che accade a Torino, dove è nato un nuovo progetto innovativo, che parte da una considerazione: anche le attività sociali contribuiscono a stare meglio. A promuovere l’iniziativa, chiamata “prescrizione sociale”, è l’associazione culturale Nessuno, insieme alla Asl, la circoscrizione 8 del Comune di Torino, la facoltà di psicologia dell’Università della città e il polo culturale Lombroso 16.
La terapia sociale arriva in ricetta
Non è la prima volta che le ricette si prestano a indicazioni terapeutiche differenti rispetto ai medicinali o agli esami. Nel 2024, per esempio, la senatrice Daniela Sbrollini aveva presentato un Disegno di legge, sostenuto da tutti i partiti, che prevedeva di rendere l’esercizio fisico prescrivibile in ricetta, proprio come un farmaco, e dunque anche detraibile fiscalmente. Di fatto quell’idea, mai concretizzata, è stata ripresa in occasione delle Olimpiadi di Milano-Cortina, dalla Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF). I presidenti ricordavano l’aumento delle patologie psichiatriche del 30% negli ultimi dieci anni. Lo sport, invece, ha un valore terapeutico riconosciuto nel contrasto ad ansia e depressione, agendo direttamente sulla biochimica del cervello.
Rompere il senso di isolamento e solitudine
Il malessere psicologico sta aumentando, soprattutto tra i giovani. A dimostrarlo sono i dati. Ma anche tra gli adulti cresce il numero di chi afferma di aver sofferto di depressione almeno una volta nella vita: secondo un sondaggio Gallup, per esempio, negli Stati Uniti è il 29%. Ma non sempre occorrono terapie lunghe e costose. Molte più di frequente alla base c’è un senso di isolamento, amplificato dai social, che illudono di essere “connessi”. Per questo l’idea di “prescrivere in ricetta” una terapia sociale, in grado di coinvolgere davvero le persone e offrire loro la possibilità di contatti “reali” potrebbe essere una risposta efficace.
La terapia sociale in ricetta: cos’è
Il progetto della “prescrizione sociale”, dunque, prevede che i medici di famiglia, ma anche gli psicologi, possano consigliare (o meglio, “prescrivere”) l’impegno sociale o attività che portino a connessioni “fisiche” chi altrimenti rischierebbe di andare incontro a depressione, ansia o di amplificarle laddove siano già presenti. «Ciascun utente ha diritto a otto sedute gratuite dell’attività prescelta, che poi potrà proseguire a pagamento. La salute passa anche attraverso le connessioni sociali. È dimostrato, infatti, che l’isolamento ha un impatto negativo sull’umore e sulle difese dell’organismo», spiega la psicologa Ottavia Azzolini, promotrice del progetto.
Quali attività in ricetta e come
«Ciascun utente – spiega ancora Azzolini – ha diritto a otto sedute gratuite dell’attività prescelta, che poi potrà proseguire a pagamento». Leggere in compagnia, ad esempio, è indicata anche dall’Organizzazione mondiale della sanità per promuovere il benessere. Lo stesso vale per lo yoga o per altre pratiche che possano essere d’aiuto anche per altre persone coinvolte, come il volontariato. Ma persino ballare è provato che faccia (molto) bene contro la depressione e per migliorare il benessere mentale. Non a caso uno studio dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, si è focalizzato sulla salsa.
Il ballo (e la salsa) contro la depressione
Un team di ricercatori inglesi, guidati da Brennan Delattre, ha reclutato un campione di 121 giovani tra i 18 e i 24 anni, con sintomi di depressione da moderata a severa, facendo seguire loro lezioni di salsa per 8 settimane. Dai questionari compilati prima, durante e dopo l’esperimento (il Patient Health Questionnaire (PHQ-9), strumento validato per la misurazione dei sintomi depressivi) si è vista una significativa riduzione della depressione, con un calo di 2.45 punti nel PHQ-9. I miglioramenti più significativi si sono registrati in termini di minor ansia sociale, ansia generalizzata, senso di solitudine e un aumento della felicità quotidiana.
Merito di dopamina, endorfine e ossitocina
La spiegazione, oltre ad essere legata alla possibilità di frequentare un gruppo di persone e dunque di rompere l’isolamento, è dovuta anche a fattori biologici. Una meta-analisi effettuata nel 2024 e pubblicata su The BMJ, aveva esaminato 218 studi clinici scoprendo che la danza riduceva i sintomi della depressione più della camminata, dello yoga, dell’allenamento di forza e persino degli antidepressivi tradizionali. Secondo i neuroscienziati, infatti, la musica fornisce una “sinfonia neurochimica” che stimola il rilascio di dopamina, alla quale si uniscono le endorfine prodotte dal movimento fisico e l’ossitocina, che legata ad attività di gruppo.
Attività sociali contro lo stress
Ma non c’è solo la danza tra le prescrizioni sociali. Proprio in Piemonte esiste già la ricetta che prevede come terapia la visita di un museo. I medici di Medicina Generale possono quindi inserire tra i percorsi di cura delle ricette bianche anche attività artistiche. Il progetto, sostenuto anche Fondazione Compagnia di San Paolo, ha come protagonista la ASLTO3 e come partner il Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea e la Reggia di Venaria. Come spiega la ASLTO3, l’iniziativa prevede «per i pazienti coinvolti visite guidate, laboratori, storytelling corporeo, medicina narrativa e attività esperienziali pensate per attivare emozioni, memoria, movimento e relazioni».
Il Museo entra nella ricetta bianca
Il medico, quindi, attraverso la ricetta bianca, prescrive l’inserimento nelle attività per le persone che ritiene possano giovare delle iniziative. Tramite una normale prenotazione presso il Cup del Polo Sanitario, «l’équipe che segue il progetto compone piccoli gruppi di persone e li accompagna presso i musei, dove personale dedicato organizza visite guidate e laboratori specifici», chiarisce l’Azienda sanitaria coinvolta, che ricorda che «il rapporto OMS del 2019, che raccoglie oltre 3000 studi internazionali, dimostra il ruolo delle arti nella prevenzione, nel sostegno psicologico, nella gestione delle malattie croniche e nel miglioramento della qualità della vita».
Tramite esperienze culturali diversificate, infatti, si attivano meccanismi psicologici, biologici e sociali che favoriscono benessere, partecipazione e inclusione. Una via non farmacologica, dunque, per contrastare ansia, isolamento, depressione lieve-moderata, fragilità sociali e patologie croniche.