La corsa all’acquisto dei regali, le cene aziendali, gli appuntamenti per gli scambi di auguri con amici e conoscenti, e come se non bastasse le recite scolastiche dei figli e le feste con i loro compagni di sport: il mix di attività che si concentrano a ridosso delle festività natalizie è tale da creare un vero e proprio cortocircuito, che ha un nome: Christmas fatigue. Se anche tu ti senti stressata in questi giorni sappi che non sei l’unica: ne è colpito 1 italiano su 3.
La Christmas fatigue non risparmia quasi nessuno
A interrogarsi sulla Christmas fatigue era già stato, un paio di anni fa, il New York Post che aveva pubblicato i risultati di un sondaggio a suo modo “shock”: oltre 8 americani su 10 (l’82%) risultava che ne fossero colpiti. Ma la situazione non è migliore in Italia. Sempre all’epoca il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) spiegava che lo stress pre-natalizio interessava 1 italiano su 3. Oggi questa condizione non solo è confermata, ma la percezione è che sia ancora più diffusa, complice una società che porta a riempire sempre di più le agende di impegni e “socialità” spesso forzata.
Troppi impegni e giornate corte

«La Christmas fatigue può rientrare nella famiglia delle cosiddette “ansie anticipatorie”, le stesse che provano gli atleti, per esempio, prima di una gara. Da un punto di vista lavorativo, il motivo è legato al fatto che in questo periodo dell’anno c’è l’urgenza di chiudere i bilanci o i progetti, quindi si vive un iper-stress. Ma la Christmas fatigue ha anche motivi “biologici”: le giornate più corte e fredde portano a esporsi meno alla luce: si riduce la vitamina D e questo a sua volta contribuisce a sballare il ritmo circadiano», spiega Stefano Santori, trainer, biohacker, coach e docente universitario specializzato nel mindset.
Fattori biologici e sociali
Ma non finisce qui: «Va poi aggiunto il fattore sociale, come giornate frenetiche e ricche di impegni extra, oppure il fatto di dover recitare la parte delle persone sempre felici con amici, conoscenti o parenti: ecco che tutto questo mette a dura prova il sistema nervoso e stanca il cervello, che deve far fronte a un carico di stress superiore rispetto alla normalità – aggiunge Santori – Lo sappiamo bene che in questi giorni, specie il 31 dicembre, non ci si può “permettere” di essere tristi e provare sentimenti come malinconia o stanchezza. La stoccata finale, poi, è data dalle abbuffate a tavola».
Fare i conti con i ricordi
Un’altra componente della Christmas fatigue, che non ha a che fare con la società moderna e i numerosi impegni, è il fatto che il Natale porta con sé anche i ricordi dell’infanzia e di come si è vissuta questa festività nel passato. Se le memorie sono positive, si potrà essere più portati a vivere il periodo con serenità, altrimenti i giorni di festa potrebbero portare con sé anche sentimenti meno piacevoli. Inoltre, la convivialità – di per sé piacevole – in alcuni casi costringe a indossare “maschere”, a sfoggiare sorrisi non autentici o a intavolare conversazioni delle quali spesso si farebbe a meno. Tutto questo può concorrere ad aumentare la frustrazione.
Il peso delle maschere sociali
Il fatto di dover mostrare una parvenza di cordialità e serenità non sempre rispondente alla realtà è fonte di ansia e stress nella maggior parte dei casi, ma in particolare durante un periodo che dovrebbe essere di vacanza: già quotidianamente si è spesso costretti a mostrare un’immagine di sé che non corrisponde ai reali sentimenti, ma il fatto di dover indossare una “maschera sociale” anche quando invece ci si dovrebbe concedere più relax, spontaneità e serenità può essere ancora più faticoso.
Le donne più colpite dallo stress natalizio
Come già accade per altri tipi di stress, anche quello da Natale sembra essere soprattutto una prerogativa femminile. Secondo uno studio dell’American Psychological Association, infatti,ben il 44% delle donne si sente sotto pressione anche il 25 dicembre, contro il 31% degli uomini. «Le donne hanno una maggiore sensibilità emotiva, ma sentono di doversi dimostrare all’altezza delle aspettative, come madri, mogli, figlie, lavoratrici, specie nella società americana. Ma contribuisce anche la componente fisica: per esempio, soffrendo di più il freddo, per motivi tiroidei, si espongono ancora meno agli ambienti esterni, alla luce, della quale invece c’è bisogno per mantenere il ritmo circadiano», sottolinea il coach.
Come riconoscere la Christmas fatigue
Il primo effetto, quindi, è di sentirsi stanche o stanchi ancora prima dell’inizio delle feste. Quando poi iniziano i ritrovi familiari, ecco che emerge forte il senso di “fatigue”: «Si tratta di un affaticamento specifico, legato sia al fatto di passare da un festeggiamento all’altro – anche se questo sembra ironico – sia perché si unisce all’irritabilità, che è il tratto caratteristico: indica, infatti, che il sistema nervoso non sta bene – spiega Santori – Non solo si è stanchi, ma anche un po’ nervosi, quando invece ci si dovrebbe rilassare in quanto in ferie».
Come ridurre i danni
Per evitare un mix che rischia di rovinare i giorni festivi, si possono seguire diverse strategie, adattandole però ai propri bisogni per scongiurare che diventino esse stesse fonte di ulteriore stress. «Iniziando dall’equilibrio fisico, sarebbe meglio – possibilmente – non sballare troppo gli orari soprattutto al risveglio: anche se è comprensibile alzarsi un po’ dopo, cenando tardi, è consigliabile puntare la sveglia un’ora dopo, per esempio alle 8 invece che alle 7, ma non restare a letto fino alle 11 o a mezzogiorno, perché la disruption oraria ha effetti anche peggiori. Basti pensare che per ogni ora di ritardo nella sveglia al corpo occorre un giorno per riadattarsi! Suggerirei, poi, di iniziare con una passeggiata all’aperto, per prendere luce (anche agli occhi, senza coprirli sempre con gli occhiali) perché il cervello capisca che è giorno».
Diluire la socialità
Attenzione, poi, a non concentrare tutti gli impegni sociali in pochi giorni consecutivi: «Pensare di smarcarli tutti consecutivamente è un errore: meglio alternare giorni di socialità a giorni liberi, come una cena in compagnia una sera sì e una no, oppure un incontro con i familiari e una partita a calcetto con gli amici, non uno dopo l’altro: il cervello ha bisogno di stacchi – sottolinea l’esperto – Quanto al lavoro, consigliere il motto latino premeditatio malorum: meglio prendere coscienza prima e gradualmente che le cose potrebbero non essere andate come ci si aspettava, invece che ridursi al bilancio finale, magari davanti a parenti che incalzano con domande “scomode”».
Evitare picchi glicemici dannosi anche per l’umore
Infine, per quanto riguarda l’aspetto metabolico, «attenzione ai picchi glicemici, che capitano più spesso quando, come in questo periodo dell’anno, aumenta la quota dei carboidrati, specie a inizio pasto: cominciare sbocconcellando grissini e pane è sconsigliabile. Meglio partire da proteine e fibre, per poi concedersi i carboidrati successivamente. Così si evita il picco di glicemia, a cui segue sempre il calo – quando interviene l’insulina – che porta a maggiore irritabilità e sonnolenza, che si uniscono magari a discorsi forzati con parenti o conoscenti. Un aiuto può arrivare anche solo da una semplice passeggiata di 10/15 minuti dopo il pasto, che permette di stabilizzare la glicemia e allenare la possibile tensione», conclude Santori.