Il lunedì è una salita ripidissima, di quelle di alta montagna, da affrontare con muscoli allenati e bevanda isotonica: ti trascini fuori dal letto e te la ritrovi davanti, chiedendoti se ce la farai mai ad arrivare in cima. Mercoledì sera c’è il giro di boa, ti torna un mezzo sorriso e inizia la scivolata – talvolta trionfale, talvolta accidentata – verso il venerdì, il giorno più entusiasmante: già ti vedi col drink in mano, mentre Pharrell Williams ti dedica Get Lucky. Alla faccia del carpe diem, la settimana di molti è una corsa ad ostacoli con il weekend a farla da traguardo. Peccato che ti fermi un attimo a prendere fiato ed è domenica. Che spesso, in questo mondo arruffato, lungi dall’essere dedicata al relax, è strapiena di impegni. Con tutte le faccende che in settimana non hai avuto il tempo di sbrigare, tipo pulire casa, fare la spesa, rispondere ai settecento messaggi accumulati. E l’aggiunta di un sottile ma persistente magone.

French Sunday: la produttività può attendere

Che oggi pure il tempo libero debba rispettare la crudele legge della performance è un dato di fatto. Non si riposa, al limite si recupera con l’obiettivo di “ottimizzare”. E la domenica, giornata tranquilla per eccellenza, finisce per trasformarsi nella sala d’attesa del lunedì. Quella con l’aria viziata e le poltroncine scomode da studio dentistico. Ribellarsi – e provare a rilassarsi un po’ – è indispensabile, ed ecco che, sui social ma non solo, si rafforza il trend del French Sunday, un invito a trascorrere la domenica “alla francese”. Leggi: piacevolmente improduttiva. Basta avere un paio di amici nati da quelle parti per capire che si tratta di una tendenza un po’ stiracchiata (come quella dell’italiano che scoppia di passione, per intenderci). Ma è vero che in Francia la domenica è – e continua a essere – un giorno speciale, più lento. Anche perché, banalmente, molte attività restano chiuse.

Trovare qualche negozio che fa pausa aiuta

Oltralpe il principio del “repos dominical” è storicamente radicato. Negli anni ci sono state diverse deroghe, soprattutto nelle zone turistiche, nei centri commerciali e nelle grandi città, ma la domenica resta (quasi) intoccabile. Non è raro trovare negozi serrati e supermercati aperti solo fino all’ora di pranzo.Ed è proprio questa assenza di possibilità infinite che cambia il ritmo della giornata: se non puoi andare a fare la manicure alle 4 di pomeriggio, te ne fai una ragione e, magari, schiacci un pisolino. E nel nostro Paese? Dal 2011, con il decreto Salva Italia introdotto dal governo Monti, non esiste un limite alle aperture domenicali. Nei mesi scorsi Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, ha proposto di ripensarci, sostenendo che tenere aperto 7 giorni su 7 non abbia prodotto un aumento dei consumi né un miglioramento della qualità della vita dei lavoratori. Il dibattito sembra essersi fermato ai tavoli di confronto: nessuna riforma è stata approvata. L’unica è “fare come se” e copiare le francesi.

Spunti per French Sunday perfetti

Il cuore del French Sunday sono piccoli rituali lenti. Dormire fino a tardi senza sentirsi in colpa. Fare una colazione lunga, magari con il caffè che diventa freddo mentre si legge un libro, si chiacchiera del più e del meno, ci si perde dietro a un sogno a occhi aperti. Preparare un pranzo che richiede tempo, impastare una torta, lasciare sobbollire un sugo. Fare l’amore. Uscire a camminare senza una destinazione precisa (i francesi hanno una bellissima parola per indicare quel gironzolare curioso e spensierato: flâner), sedersi su una panchina e guardare la gente che passa. La lista di piaceri semplici ma preziosi è potenzialmente infinita: un giretto in un museo, una telefonata fatta senza fretta, un puzzle lasciato a metà sul tavolo del soggiorno, un disco ascoltato come si faceva un tempo, dalla prima all’ultima canzone. Tutto sembra ruotare attorno a un’idea molto precisa: sottrarre la giornata alla logica dell’efficienza per regalarsi qualche ora di vero relax e un po’ di gioia (che sì, fa rima con noia, e va bene così).

La divisa da French Sunday? Anche no

Come ogni tendenza che si rispetti, anche il French Sunday sui social ha la sua divisa ufficiosa: viene suggerito di godersela con addosso jeans morbidi, camicie leggermente stropicciate, T-shirt extralarge, capelli apparentemente “come capita capita”, make-up quasi invisibile. Una specie di Nouvelle Vague versione 2026, con l’aria di chi si è svegliata così e ha pure trovato il tempo di comprare i croissant caldi sotto casa. Poi iniziano i reel che spiegano come apparecchiare la colazione perfetta, quali fiori comprare, persino che playlist ascoltare mentre si guarda la pioggia che cade. E la domenica lenta rischia di trasformarsi in un’altra piccola messinscena, che anche no, grazie. Perché se per rilassarsi serve seguire un tutorial di dodici minuti, tanto vale tornare a rispondere alle mail.