Carissima Chiara, ho 49 anni e un matrimonio che non pulsa più: figli grandi, casa piena di tracce di una vita vissuta, giorni ordinati. Nessuna colpa clamorosa, eppure una lentezza che assomiglia a una resa. È possibile che l’amore finisca senza rumore, per evaporazione, e che la polvere rimasta io la chiami dovere? Io vorrei ancora il fuoco, non può essere tutto qui, tutto finito così. Devo davvero accettare questa calma che somiglia alla noia come la forma adulta dell’amore o è onesto ammettere che mi manca la vertigine? Se parlassi con mio marito chiedendo ossigeno, pretenderei troppo da due bocche che si conoscono a memoria o dovrei mentirgli? E quanto si può salvare senza mentirsi, quando non c ’è un colpevole da accusare ma solo un vuoto da guardare insieme? La sua colpa forse è solo non capire cosa sto sentendo, o non sentendo più, io. Ma posso incolparlo se a lui basta o incolpare me se a me invece non basta? È più coraggioso restare e rianimare o lasciare e non fingere? E se provassi a riaccendere il fuoco qui, prima di scappare altrove, potrei imparare di nuovo a desiderarlo e a desiderarmi? Se glielo dicessi con dolcezza, potrebbe funzionare o lo offenderei? Anna

Cara Anna, il silenzio che descrivi non è meno doloroso di un’offesa. Non c’è un “cattivo”, qui: c’è un legame che ha perso la sua voce. Non sei sleale se desideri ancora il fuoco, sei semplicemente viva. Prima di immaginare fughe, prova però la strada più semplice e più audace: la verità. Non «Sei sbagliato», semplice ma «Mi manca questo, fra di noi». Chiedi cose piccole, concrete, non miracoli: tempo per voi due, curiosità nuova, contatto, tenerezza, una sorpresa, qualcosa che non vi siete ancora detti, che avete smesso di darvi. L’amore non torna perché lo invochi, può però tornare se a tutti e due manca e se lo coltivate. Se lui accoglierà la richiesta, magari sarà la volta di un capitolo nuovo, diverso, del vostro matrimonio. Se non accadrà, almeno non avrai i barattato te stessa con una quiete fittizia, maschera a della tua profonda stanchezza. Il coraggio non è scegliere se restare o andare: è capire che cosa davvero vogliamo, o non vogliamo più.