Cosa succede quando ad avventurarsi in un legame già delicato per natura – quello tra suocera e nuora – ci sono due personalità che, come unici punti in comune, hanno l’equilibrio precario e un passato ingarbugliato e pieno di strappi? Una possibilità è che accada qualcosa di simile alla vicenda raccontata dalla serie di Prime Video La fidanzata, con Robin Right nei panni di Laura, gallerista di successo – un po’ snob – e mamma iperprotettiva. I guai cominciano quando il figlio Daniel (Laurie Davidson) le presenta la ragazza di cui si è innamorato, Cherry (Olivia Cooke), vulcanica e impulsiva, di origini modeste e con qualche scheletro mal nascosto nell’armadio. Fra le due è antipatia a prima vista e, tra fraintendimenti, ripicche e bugie, la storia scivola in un thriller avvincente.

Una scena dalla serie “La fidanzata”

Suocera e nuora in conflitto: cliché o realtà?

Sono entrambe un po’ fuori di testa e se ne fanno di tutti i colori, Laura e Cherry. Con la suocera convinta che la potenziale nuora sia una pericolosa approfittatrice e la ragazza tostissima, vendicativa e risoluta a non farsi mettere fuori gioco. «La serie spinge alle conseguenze più estreme la tensione tra suocera e nuora» commenta Ilaria Consolo, psicoterapeuta, vicepresidente dell’Istituto italiano di sessuologia scientifica di Roma. «Le suocere delle barzellette, acide, immotivatamente ostili e super impiccione sono un cliché ma, in effetti, la relazione con la fidanzata o moglie del figlio non è sempre facile». Tra le ricerche che lo confermano, quella di Terri Apter, docente di psicologia al Newnham College di Cambridge: secondo i suoi studi, il 60 per cento delle nuore considera il legame con la suocera fonte di stress e una percentuale simile di suocere dice di sentirsi ingiustamente esclusa dalla “giovane” di famiglia.

Capita anche a donne libere ed equilibrate

Un tempo non era raro che le donne avessero la famiglia come unico ecosistema di affetti e di realizzazione personale: il legame con i figli – soprattutto maschi – occupava uno spazio centrale e totalizzante. «Oggi, in genere, abbiamo tutte vite piene e ritmi frenetici, spesso carriere avviate, interessi e reti sociali che vanno ben oltre le mura domestiche» spiega la dottoressa Consolo. Come mai, allora, i conflitti tra suocera e nuora non sono scomparsi? «C’entrano dinamiche profonde legate ai ruoli femminili che, in qualche modo, abbiamo interiorizzato, anche nostro malgrado. Le suocere continuano a temere, in maniera più o meno marcata, che il loro posto nella vita del figlio venga ridimensionato, mentre le nuore tendono a percepire la mamma di lui come una presenza invadente e giudicante».

Suocera e nuora tra paure e bisogno di controllo

La tensione cresce soprattutto quando il rapporto madre-figlio è stato a lungo simbiotico. «Alcune donne, molto identificate con il ruolo materno, faticano a considerare il figlio davvero adulto: continuano a vederlo come un ragazzino da proteggere, controllare e guidare» suggerisce la dottoressa Consolo. «Non è solo questione di gelosia verso la compagna di lui: c’entra anche la paura di non sapere bene chi essere al di fuori della maternità. A complicare le cose si aggiunge il tema dell’invecchiamento: la presenza di una giovane donna accanto al figlio può riaccendere il senso della propria età, la nostalgia di una femminilità ormai percepita come in declino, in certi casi anche una sottile invidia. Se questi sentimenti non vengono elaborati, finiscono per alimentare attriti difficili da ricomporre».

Quando la fatica è percepire il figlio come “altro da sé”

Spesso è il peso delle aspettative a rendere ancora più fragile l’equilibrio tra suocera e nuora. «Molte madri sono convinte di conoscere il figlio a fondo e credono di sapere quale sia la donna giusta per lui: gentile, affidabile, magari simile a loro» dice la psicoterapeuta. «In realtà, si tratta di un’illusione. L’uomo che hanno cresciuto è ormai adulto e ha lati, desideri e abitudini che la madre non può conoscere: la sua vita affettiva e intima appartiene a uno spazio che non le è accessibile. Quando la mamma fatica ad accettarlo, rischia di ostinarsi nella ricerca di una compagna ideale – che esiste solo nella sua testa – rifiutando le persone reali che il figlio sceglie».

Le diversità possono arricchire entrambe

Se alcune suocere possono essere un po’ invadenti, è altrettanto vero che le nuore tendono a partire prevenute. «A volte, faticano ad accettare una mentalità diversa dalla propria: valori, abitudini, persino modi di concepire la coppia e la famiglia che appartengono a un’altra generazione» aggiunge la dottoressa Consolo. Il risultato? Si sentono giudicate e liquidano la suocera come “superata”, riducendo al minimo le possibilità di confronto. «Così, però, si perde l’occasione di costruire un rapporto più sereno. Le differenze, se accolte, possono arricchirci: una donna più grande porta con sé esperienze e conquiste da cui trarre spunti preziosi. L’importante è che non vengano imposte come regole, ma condivise come racconti di vita. Allo stesso modo, la nuora può offrire nuove prospettive, più libere e contemporanee. Per entrambe, l’allenamento all’ascolto reciproco resta la chiave per non trasformare le diversità in muri invalicabili».

Il difficile compito del figlio, in mezzo a due fuochi

In questo delicato equilibrio, il ruolo del figlio è decisivo: è lui a fare da ponte – o, quando serve, da barriera – tra due mondi che faticano a integrarsi. «Se mantiene confini chiari, distinguendo la famiglia d’origine da quella che sta costruendo, aiuta entrambe le donne a trovare un posto senza sentirsi minacciate» consiglia la dottoressa Consolo. «Al contrario, quando resta passivo o ambiguo, il conflitto si amplifica. Il figlio deve trasmettere l’idea che non esiste una gara: l’amore per la madre e quello per la compagna sono diversi per natura, e possono convivere senza escludersi. Essere lui stesso a ribadirlo con fermezza contribuisce a disinnescare rivalità sterili e a creare un clima più disteso».

Suocera e nuora, da rivali ad alleate

Risolvere i conflitti è (quasi) sempre possibile, ma richiede pazienza ed empatia. «Il dialogo aperto è la via più efficace: bisognerebbe stabilire confini sani, spiegando con chiarezza – in un momento di calma – cosa crea disagio. Rispetto e ascolto devono arrivare da entrambe le parti: la nuora nell’esprimere i propri bisogni, la suocera nel riconoscere l’autonomia del figlio e il diritto della coppia a privacy e regole proprie. Nel dubbio, meglio un passo indietro che un consiglio di troppo: è il modo più sicuro per proteggere la relazione e trasformarla, col tempo, in una fonte di arricchimento reciproco».