Sono decenni che, in questo periodo dell’anno, in quanto portatrice di vagina, rientro nel target ideale dei vademecum femminili su come comportarsi in caso di “amore estivo”. Di solito si tratta di liste di consigli che si prefiggono di aiutare le donne, bramose di avventure inguinali, a vivere con leggerezza e senza troppe aspettative (ma pur sempre con intelligenza, adottando le dovute precauzioni in caso di copula occasionale) le eventuali tresche in spiaggia, i flirt in montagna, le passioni furtive in città tra chi non ha voluto o non è potuto partire (spesso è un padre che ha mandato moglie e figli al mare ed è rimasto in città a vivere le due settimane più belle dell’anno).
Raramente queste liste di romantiche prescrizioni dicono qualcosa di concreto alla maggior parte di noi, che tornerà a casa senza aver collezionato un congruo numero di amplessi, ma tant’è. Fatto sta che a 20 anni, di fronte alla locuzione “amore estivo”, non avrei avuto alcun dubbio sul suo significato condiviso. Oggi, che di anni ne ho 40 ed è cambiata la grana della mia pelle, così come la mia produzione di collagene, mi chiedo se l’amore estivo, in quanto tale, esista ancora… Del resto, nel frattempo sono cambiati anche il mondo esterno, la società, i costumi, le modalità di ingaggio dei potenziali partner, le implicazioni in gioco, il livello di attenzione che riusciamo a darci mentre siamo iperconnessi, i significati stessi che attribuiamo a parole come “desiderio”, “sesso”, “relazione”.
Amore estivo: i consigli che abbiamo tramandato
Per carità, l’estate è una stagione particolare e l’amore estivo gode nella nostra enciclopedia di uno status privilegiato, che lo differenzia dalle situationship, dai fling, dagli affaire che possiamo potenzialmente condurre nel corso dell’anno. L’amore estivo è un frutto tipico della stagione, del profumo di crema solare addosso, della pelle abbronzata, del sapore di sale che hai sulle labbra (cit.). E ci sta che in quella pausa dalla routine si insinui la voglia, o la possibilità, di incontrare qualcuno che ci acchiappi a più livelli, compresi tra il cervello e le pelvi.
In quel caso non c’è molto da dire se non: goditela. Non ipotecare, non etichettare, non pretendere di controllare, non pensare di dover dimostrare niente a nessuno, nemmeno a te stessa. Vai con Dio, anzi senza, e divertiti! E se lui non ha risposto all’ultimo messaggio? Sticazzi. Come farete a vedervi dopo, dato che vivete lontani? Non ci pensare! Vivi e basta. Che sia uno sguardo incrociato al bar, una battuta brillante, un gesto generoso, un sorriso strappamutande, un friccicore momentaneo oppure l’atto carnale reciprocamente appagante (che resta l’happy ending più auspicabile per noi ragazze degli anni ’90), tu non preoccuparti. Non pensare al prima e al poi. Stai nel presente. Goditelo.
Oggi è ancora possibile vivere un amore estivo?

Ci riesci? Forse la vera domanda è questa: riusciamo a stare nel presente, laddove l’amore estivo può eventualmente accadere? Riusciamo a essere fisicamente, cognitivamente, emotivamente presenti a noi stessi e agli altri? Oppure anche in ferie siamo sempre altrove: dentro alle mail di lavoro, nelle chat, nel calendario pieno di tutte le cose da fare, e poi gli orari, le scadenze, il plan alimentare, i compiti delle vacanze, gli amici con i quali incastrare le agende (può diventare più complesso del Sudoku), la cena promessa ai parenti, i teli da lavare, la tavola da apparecchiare, la spesa da fare… (spoiler: a volte la spesa si fa pure in vacanza).
Mi chiedo, insomma, se l’amore estivo non sia una figura retorica, un retaggio del ’900, un costrutto culturale che usiamo per autorizzarci a vedere e a desiderare altri corpi, altre conversazioni, altri sguardi. Una favola adulta che ci raccontiamo per sentirci donne integre e non solo pezzi di un puzzle, depositarie di un ruolo, votate alla cura multipla e sovrapposta degli altri più che di noi stesse. Cosa è l’amore estivo, del resto, se non una suggestione eroica, il diversivo rispetto a una vita sentimentale fiaccata da assenze e conflitti? Cosa è se non un dispositivo simbolico per restituirci la quota erotica della nostra identità; per ripassare le regole di una disciplina che, senza accorgercene, abbiamo smesso di praticare da tempo: il gioco della seduzione.
L’importanza di trovare spazio per la leggerezza e la seduzione
Quando è successo? Chi lo sa. Quel giorno in cui abbiamo dovuto fare spazio ad altro e la nostra libertà di essere seduttive, così come il gusto di sentirsi sedotte, tutto è finito in cantina ad ammuffire, insieme alle cose che tiriamo fuori per le grandi occasioni, una volta all’anno, tipo l’albero da addobbare a Natale o il tavolo da picnic per il compleanno al parco della prole. Ciò che forse dovremmo avere il coraggio di dirci è che “vacanze” è etimologicamente vicino a “vacante”. Significa che deve esserci dello spazio vuoto. Libero. Sgombro. Nel nostro cervello. Nella nostra giornata. Nella tabella di marcia.
Significa prendere quello spazio per sé. Partire con un bagaglio il più possibile leggero, evitando di metterci dentro aspettative trionfali, ma pure pronostici catastrofici. Significa lasciarsi un po’ vivere dagli eventi senza doverli costantemente indirizzare. Riuscire a improvvisare, cambiare programma, deviare dalla norma. Significa non sentirsi responsabili di tutto e mollare un po’ di quel carico mentale che si riproduce per scissione binaria: elimini un’incombenza e, mentre la spunti dalla lista, se ne formano altre due (sì, anche in vacanza, che non a caso chiamiamo “stancanza”).
I significati dell’amore estivo, la grammatica della leggerezza
Saper sorridere di fronte a un tramonto, respirare a fondo guardando il panorama, sentire il proprio corpo, raccogliere conchiglie o fiori, giocare a carte, leggere, oziare, ballare anche se sei in costume e poi tutta la panza si muove come lo Slime con cui gioca tua figlia, chi se ne frega. Toccare la vita, non il telefono. Comunicare in maniera sincrona con la gente, condividendo lo stesso luogo e lo stesso momento.
Significa spogliarsi delle innumerevoli ansie che ci popolano e del bisogno di performare costantemente. Stare nel reale dove corpi analogici e tridimensionali sono vicino al nostro. Significa essere aperte alle infinite possibilità del caso. L’amore estivo è qualcosa che può accadere quando ci concediamo la possibilità di abitare il presente; perché la questione non è tanto procurarsi un racconto succulento da condividere in ufficio al rientro quanto piuttosto tornare disponibili all’imprevisto e allo stupore.
Ed è questo l’unico consiglio che ci do: stare nell’estate. Nei cieli stellati in montagna, nel frinire dei grilli in campagna, nella bevanda fresca a merenda, e poi i gelati, le giostre, i tuffi nel mare, le cavigliere sfrontate, le tavolate in compagnia, gli orizzonti infiniti, il venticello la sera, la sabbia umida tra le dita dei piedi mentre il sole tramonta e il cielo imbrunisce. Stare nella sospensione e dondolarsi. Leggere. Come sulle altalene, come da bambine.