C’è chi sogna di diventare nonno, ma non ha nipoti e chi, invece, vorrebbe poter trascorrere del tempo con quei nonni che non ha, perché magari sono mancati o perché troppo lontani. È così che è nata l’idea di dar vita ai “nonni surrogati”, facendo incontrare le due categorie di persone. I social, in particolare Facebook, hanno aiutato mettendo in contatto migliaia di persone che fino a poco tempo fa erano perfetti sconosciuti e che invece oggi possono contare su nuovi rapporti affettivi.

Chi sono i nonni surrogati

In inglese si chiamano Surrogated Grandparents, i “nonni surrogati”: al pari di quanto avviene con le maternità surrogate, quando una donna si presta a portare avanti una gravidanza per un’altra che ne ha la possibilità (o per una coppia arcobaleno), anche i nonni in questione svolgono il ruolo di accudimento, cura, gioco per quei nipoti che non hanno, magari perché i figli non sono ancora diventati genitori o non hanno intenzione di diventare tali. Il fenomeno, nato grazie alla creazione di gruppi Facebook, è esploso negli Stati Uniti e ora potrebbe sbarcare anche da noi.

Dai gruppi Facebook alle associazioni

I primi esempi di Surrogated Grandparents risalgono a oltre 10 anni fa, tra Stati Uniti e Canada. Il gruppo Facebook fondato da Donna Skora, ex assistente legale in pensione in Florida, è nato nel 2015. All’epoca lei aveva 68 anni e nessun nipote di cui prendersi cura. Oggi quella community conta oltre 14.000 iscritti, per lo più donne tra i 40 e i 60 anni. Tutte si presentano alle potenziali famiglie adottanti che, se interessate, le contattano. Se esistono i presupposti, ecco che inizia anche la frequentazione, magari preceduta da incontri in videocall per conoscersi meglio. Nel giro di poco tempo sono nate anche alcune associazioni specializzate, come la AARP canadese, una no profit che ha come scopo quello di sostenere le persone, a qualsiasi età.

Margaret e l’annuncio su Fb

Come raccontava l’HuffPost Canada nel 2017, infatti, la storia di Margaret Nipshagen ha fatto scuola: 57 anni, senza nipoti ma con il desiderio di averne, si era offerta pubblicando un post nella Bunz Helping Zone, un gruppo privato su Facebook e specializzato – come dice il nome – nell’aiuto alle persone. «So che può sembrare strano, ma non ho parenti e niente mi renderebbe più felice di un “marmocchio” che mi adotti! Sono vicina ai 60 anni, relativamente in salute, a parte un po’ di asma che però non desta preoccupazione, sono positiva, gioviale, brava con gli animali domestici e propensa ad “amare ed essere amata”. C’è qualcuno interessato? Ho tanto amore da offrire nei miei anni di “vecchiaia”», aveva scritto nel suo annuncio.

Trovare un nipote da “adottare” (o da cui essere adottati)

Il desiderio di Nipshagen è stato presto esaudito: oltre ad aver ricevuto molti like e dozzine di risposte, ha trovato il nipote di cui avrebbe sempre voluto prendersi cura, che le ha anche cambiato la vita: niente più routine monotona, scandita da lavoro, ritorno a casa, tv e attività del genere. Piuttosto ha iniziato a seguire il nipote surrogato, provando una grande senso di soddisfazione, gratificazione personale, utilità nell’offrire affetto e supporto a qualcun altro, che non fosse necessariamente un partner di cui non sentiva il bisogno. Il tutto accompagnato da risate e tempo piacevole, che le hanno evitato di vivere la silver age in modo ripetitivo e noioso.

Una svolta per molti pensionati

Se è vero che in Italia non esistono ancora associazioni o gruppi analoghi, l’idea di mettersi a disposizione di qualcun anno può incidere notevolmente sulla qualità di vita sia dei nonni che nei nipoti surrogati: «Senz’altro per una persona che si avvicina alla terza età può crescere il bisogno di legami sociali e con generazioni differenti. Credo che, oltre al fatto di poter impiegare il proprio tempo libero, però, incida – e anche maggiormente – l’idea di trovare quelle prossimità sociali che vanno scomparendo, specie nelle grandi città. Aumenta il bisogno di ricerca reciproca di accudimento, di combattere la solitudine», commenta Alessandro Capelli, Sociologo della Comunicazione presso lo IED.

Società (e famiglie) in trasformazione

«Questo fenomeno va inquadrato in un macro tema: una trasformazione demografica nel mondo occidentale, dettata dai tassi di natalità in calo, da una popolazione che invecchia, da una crescita delle solitudini sociali e da famiglie sempre meno numerose – sottolinea Capelli – Sta avvenendo anche in Italia, dove diventano sempre più rare le vicinanze familiari tra generazioni. Basti pensare alle grandi case di un tempo, che hanno lasciato il posto ad abitazioni sempre più piccole, pensate per famiglie di due persone, spesso anche una sola, magari il giovane studente o lavoratore che si trasferisce dove ci sono più opportunità e che non ha più alcuna rete familiare d’appoggio».

Cresce l’isolamento, specie nelle metropoli

Si tratta di dinamiche molto evidenti nelle metropoli, dove c’è un «mercato del vivere molto più solitario: è qui, dunque, che si cerca la possibilità di creare nuovi legami o contatti meno superficiali. Stiamo vivendo una transizione sociale, anche in Italia, ed è difficile prevedere se si diffonderanno i “nonni surrogati” anche da noi. Ma sicuramente stanno nascendo tanti meccanismi diversi, con lo scopo di ricomporre la socialità. Una grande ansia della contemporaneità è proprio la solitudine», sottolinea il sociologo.

Nuove soluzioni contro la solitudine, anche in Italia

Un esempio è rappresentato da alcuni esperimenti di co-housing tra anziani e giovani, come il progetto “Prendi in casa”, realizzato dall’Associazione MeglioMilano, la più grande rete di coabitazioni solidali nel capoluogo lombardo. Giovani tra i diciotto e i trentacinque anni, che si trovano in difficoltà nella ricerca di un alloggio a prezzi accessibili, possono chiedere “ospitalità” a una persona anziana che vive a sua volta in una casa troppo grande per le proprie necessità. Il canone di locazione non supera i 280 euro mensili, molto inferiore rispetto al caro-affitti generale. I pensionati, in cambio, hanno compagnia e una forma di accudimento: «Non è solo uno scambio utilitaristico: si instaurano anche legami affettivi che giovano a tutti», conferma Capelli.

Il vantaggio delle piattaforme social

«Nel caso dei nonni surrogati, però, c’è anche un elemento in più, dato dall’aspetto social, cioè la possibilità di nuove connessioni tramite le piattaforme online. In questo c’è una novità rispetto al passato: i canali social come Facebook permettono ridurre la timidezza e aumentare il senso di prossimità, di vicinanza: è molto più facile (e sicuro? NdR) offrirsi rispetto a un’inserzione in strada o in un altro luogo pubblico. In ogni caso, anche i social possono rispondere a un nuovo bisogno che accomuna più generazioni, quello appunto di superare la paura della solitudine e riconnettersi in una nuova forma di famiglia, molto distante dal vecchio archetipo del passato, che va scomparendo», conclude il sociologo.