Ci si frequenta, ci si sente, spesso si va a letto insieme e ci si vuole anche bene. Ma non ci sono regole da rispettare, promesse né appuntamenti prestabiliti. Tutto è improvvisato, lasciato bivaccare nel pianeta del “chissà”. La situationship è una relazione che una relazione non è. O meglio, non lo è mai del tutto. È una frequentazione romantica ma nebulosa, a metà strada tra l’essere trombamici e una coppia. La domanda chiave “ma io e te, che cosa siamo?” resta accuratamente fuori campo, bandita come un tabù. Secondo un’indagine di YouGov, la metà degli statunitensi tra i 18 e i 34 anni ha sperimentato un rapporto del genere almeno una volta nella vita. Ad alcuni, il coinvolgimento a singhiozzo e l’assenza di progettualità (e quindi di vincoli) piace, e pure parecchio. Anche dopo i 50.
Dopo una vita piena, il desiderio di ascoltarsi davvero
Un matrimonio finito, una separazione complicata, figli cresciuti, o quasi, qualche lutto che ha lasciato ferite difficili da rimarginare. Dopo i 50 anni, è normale avere alle (e sulle) spalle una storia importante. «In questa fase della vita, è facile che la spinta a dimostrare al mondo quanto si vale lasci finalmente il posto a un nuovo, potente, desiderio: quello di ascoltare se stessi» suggerisce Adriano Formoso, psicologo e psicoterapeuta (www.adrianoformoso.com). «Una situationship può trasformarsi, allora, in uno spazio di libertà, sospeso ma autentico, dove si smette di rispettare regole e recitare ruoli che, negli anni, hanno richiesto un grande dispendio emotivo. È la possibilità di vivere il romanticismo e il desiderio senza il peso delle aspettative e di mostrarsi semplicemente per quello che si è, tornando a sentirsi “donne” e “uomini”, anziché “partner” di qualcuno».
Situationship a 50 anni: meno obblighi, più autenticità
La libertà che si respira nei momenti condivisi non deve trarre in inganno: perché una situationship funzioni, servono basi solide. «Prima fra tutte la reciprocità: dev’essere uno spazio che va bene a entrambi così com’è, non una zona comoda soltanto per uno dei due» chiarisce il dottor Formoso. «Immancabile l’onestà emotiva, che non significa dirsi tutto, ma non lasciare intendere ciò che non si è disposti a offrire. È fondamentale la chiarezza sui “confini”, ossia sul tempo da passare insieme, sulla presenza richiesta, su alcuni dettagli pratici, come l’intenzione di presentare o meno all’altro i propri amici, se capita. Sapere fino a dove ci si può spingere evita delusioni, fraintendimenti e rancori».
La paura di restare sole a volte non c’entra niente
E adesso un dubbio che, a volte, nasconde un pregiudizio, che colpisce soprattutto le donne: le situationship vengono accettate perché, in fondo, sono “meglio che niente”? «Ovviamente, a volte, è vero che ci si accontenta di relazioni non ufficiali e poco strutturate perché si ha paura di restare da soli, ma succede sia a donne sia a uomini, e comunque non va sempre così» precisa il dottor Formoso. «Molte donne over 50 non hanno (più) bisogno di qualcuno che le completi: desiderano una persona con cui stare semplicemente bene, senza stringere nessun nuovo legame impegnativo o ufficiale. Una situationship spesso è una scelta pratica, fatta in modo lucido e consapevole: si condividono intimità, sesso e affetto, ma ognuno mantiene la propria vita. Case diverse, agende separate, priorità differenti – e va benissimo così».
Situationship a 50 anni: la differenza tra uomini e donne
Un’altra idea dura a morire? Che queste frequentazioni prive di progettualità siano più adatte agli uomini che alle donne. «Anche qui, c’è un margine di verità, perché a molti uomini, in effetti, si insegna presto a separare desiderio e impegno, mentre alle donne si chiede da sempre maggiore coerenza affettiva» afferma il dottor Adriano Formoso. «Per il resto, però, il vero discrimine non è il genere, ma il grado di “alfabetizzazione emotiva”. Riesce a vivere (e a far vivere all’altro) la situationship al meglio chi ha raggiunto una buona consapevolezza di sé e di ciò che vuole, ha smesso di sacrificarsi e intende soddisfare i propri desideri con forza e serenità».
Quando il corpo finalmente si riaccende
Uno dei vantaggi più evidenti di questo genere di rapporti è la passione, che per alcune donne over 50 torna così a farsi viva dopo un periodo un po’ tiepido. «Le situationship restituiscono un contatto con la propria parte più impulsiva e vitale» osserva il dottor Formoso. «Negli anni, spesso, si stratificano doveri, ruoli, fatiche, e la sensualità finisce in fondo alla lista. La non-relazione rompe questa gerarchia. La leggerezza, la novità, la sensazione di non dover “funzionare” per qualcuno riattivano un circuito emotivo e neurobiologico fatto di dopamina, curiosità e gioco. In genere non è l’uomo a fare la differenza: è la donna che ritrova il desiderio quando sente che non deve più occuparsi di chi la circonda, ma solo ascoltare e assecondare il proprio corpo e le proprie esigenze».
Situationship a 50 anni: funziona o meglio chiudere?
Vuoi fare il tagliando alla tua situationship? «Tieni a mente che rischia di diventare una trappola quando inizia a generare ansia – perché, ad esempio, pesa non sapere che posto si occupa nella vita dell’altro – o quando nascono aspettative taciute che restano sistematicamente deluse. Quando uno dei due ha più potere, decide tempi e modalità, e l’altro si adatta. Quando la vita reale finisce in stand-by, in attesa che l’amico-partner “capisca cosa vuole”. E, alla lunga, quando l’autostima si assottiglia e ci si sente sempre un po’ di troppo o non abbastanza». Aiuta una verifica molto concreta. «Se la relazione aggiunge qualità (si è più vive, serene, “accese”), allora funziona» conclude Formoso. «Se invece si passa più tempo ad aspettare che a vivere, l’umore è appeso ai messaggi e alle telefonate, ci si sente sostituibili o sole, qualcosa va rivisto. A quel punto, o la relazione cambia forma. Oppure si chiude. Per rispetto verso se stesse e per scrivere un nuovo capitolo, più appagante».