In un momento storico (e sociale) in cui i vip si aprono, rivelando anche particolari della propria vita privata e della loro salute, tocca ad Hailey Bieber raccontare un altro particolare finora sconosciuto, che ha a che fare con la nascita del figlio Jack Blues. Nei mesi successi da neomamma, infatti, a modella, imprenditrice e moglie di Justin Bieber, ha iniziato a soffrire di disturbo disforico premestruale, o PMDD: si tratta di una condizione che caratterizza la fase precedente alle mestruazioni e che può avere un impatto anche molto forte sulla qualità della vita delle donne.

Il racconto di Hailey Bieber

«Dopo la nascita di mio figlio, ho sofferto», ha spiegato Hailey in un’intervista a WWD (Women’s Wear Daily, una celebre rivista internazionale e testata giornalistica di riferimento per l’industria della moda, del retail e della bellezza). La modella e imprenditrice si riferisce alla diagnosi che le è stata fatta circa 6 mesi dopo il parto, ma soprattutto alla sofferenza provata dopo aver effettuato alcune ricerche sui suoi sintomi e avere trovato il coraggio di parlare di quanto stava vivendo. La modella, infatti, ha raccontato di avere il disturbo disforico premestruale, o PMDD che, una volta scoperto, l’ha ora spinta a investire 5 milioni di dollari nella Rhode, la fondazione alla quale ha dato vita, con il suo cognome da nubile, per sostenere la ricerca sulla salute femminile. In particolare, sulla PDMM della quale, secondo i dati della Oxford University, soffre l’1,6% delle donne nel mondo.

Cos’è il PMDD

«In realtà nel mondo si calcola che il 5% delle donne ne soffra, anche se il dato è sottostimato per la vergogna che molte hanno nel parlarne», spiega la ginecologa Rossella Nappi, che invece è impegnata nell’Associazione ITA-PMS, L’associazione nazionale per la Sindrome Premestruale e Disturbo Disforico Premestruale. «Se la prima, la PMS è più nota e interessa il 60%, ma anche l’80% delle donne in forme differenti – spiega Nappi – il disturbo disforico premestruale è cavallo tra l’ambito ginecologico, che lo classifica come patologia, e quello psicologico e psichiatrico». È riconosciuto, infatti, dal DSM-5-TR, il manuale di riferimento per i disturbi mentali per l’importante componente emotiva.

Dai sintomi alla diagnosi

È caratterizzato, infatti, da sintomi sia fisici che emotivi molto marcati, che si presentano in modo ciclico in concomitanza con la fase luteale del ciclo mestruale e tendono a risolversi con l’arrivo delle mestruazioni. Non si tratta, quindi, solo degli effetti di una fisiologica fluttuazione ormonale he può portare a una maggiore emotività, ma di una condizione specifica che richiede attenzione e un adeguato supporto: «È una forma più severa della sindrome premestruale, segnata da una marcata irritabilità e nervosismo, ma anche forme depressive, una sensazione di fatica cronica, disturbi del sonno e cefalea», spiega la ginecologa.

I sintomi da non sottovalutare

Tra i segnali più evidenti, dunque, ci sono calo dell’umore, senso di disperazione, ansia, tensione o atteggiamento di allerta costante, ma anche una forte sensibilità emotiva (per esempio, pianto facile), fino a difficoltà di concentrazione, affaticamento, alterazione del sonno e persino dell’appetito. A livello fisico, si accompagna a tensione mammaria, dolori muscolari, gonfiore, acutizzazione dell’acne, costipazione o diarrea. Pur trattandosi di sintomi comuni anche alla sindrome premestruale, i due fenomeni non vanno confusi: a distinguerli, infatti, è l’intensità con cui si presentano che spesso nel PDMM porta a perdita di controllo emotivo e a difficoltà nel condurre una vita quotidiana consueta.

Lo stigma e la vergogna delle donne

«Per una diagnosi corretta si valuta l’impatto sulla vita lavorativa, personale, familiare e di coppia, perché a risentirne è spesso il benessere relazionale della donna che si vergogna a parlare di questo disturbo – sottolinea Nappi – È un fenomeno stigmatizzato: anche quando una donna percepisce di vivere un momento di minor controllo su se stessa lo vive con paura, perché sa che può essere visto come una forma di debolezza, persino da un medico non adeguatamente formato nel riconoscere il disturbo. Non potendolo “misurare”, per esempio con un esame del sangue, lo si sottovaluta o si sminuisce, a volte bollandolo come mancanza di volontà di reagire e sopportare il dolore».

Le cause: non solo gli ormoni

Tra le cause del disturbo c’è l’oscillazione ormonale, ma questa da sola non basta: «Certamente gli ormoni modulano fortemente questo disturbo perché le donne che soffrono di PDMM in genere sono più vulnerabili alle normali fluttuazioni mestruali – chiarisce Nappi – Ma influisce anche il contesto esterno: per esempio, se una donna è già sotto stress, ha ritmi intensi, mangia in modo non equilibrato o non fa attività fisica è più facile che peggiori, specie col passare del tempo. Il disturbo può esordire anche a 20 o 30 anni, ma in genere aumenta dopo la gravidanza, tra i 30 e i 40 anni, specie nelle donne con un forte carico di responsabilità. C’è filo conduttore, inoltre, tra la sindrome premestruale, quella post-partum e il PDMM».

I trattamenti per il PMDD

«Per ridurre gli effetti del disturbo, specie se in forma lieve o moderata, possono essere utili alcune integrazioni, per esempio di magnesio o vitamina B6», spiega Nappi. In alcuni casi sono consigliati anche trattamenti psicologici per una migliore gestione dello stress, o attività fisiche o psicofisiche come yoga, mindfulness ed esercizi aerobici mirati. Ma, come ribadisce Nappi, «Il ginecologo può intercettare il disturbo, ma poi ha meno strumenti per curarlo rispetto a uno psichiatra: in certi casi occorre, infatti, il ricorso a farmaci come i modulatori del tono dell’umore, in particolare della serotonina. Ma mancano, in Italia, ambulatori specializzati».

A chi chiedere aiuto

«Un valido aiuto può arrivare, però, dall’Associazione ITA-PMS di Paola Ballereno, un’insegnante che ha sofferto in modo tremendo proprio per questo disturbo, tanto da farsi togliere ovaie e utero. È un’operazione che viene consigliata da qualcuno, ma che può portare ad altre conseguenze poi in termini di effetti da menopausa – spiega Nappi – L’associazione è nata proprio con lo scopo di fornire informazioni utili e un supporto psicologico e ginecologico per le donne che soffrono di questi disturbi e non trovano cure. Non dobbiamo avere paura e occorre abbattere il tabù: è giusto farsi aiutare come per qualunque altro disturbo, senza farsi psichiatrizzare».

Il precedente di Hailey Bieber

Quanto ad Hailey Bieber, non è la prima volta che rivela dettagli della sua vita privata, in particolare legati alla nascita del figlio, ai suoi oltre 55 milioni di followers su Instagram. È accaduto, per esempio, con l’arrivo del figlio Jack Blues di cui aveva raccontato rivelando che era «stata l’esperienza più dura della mia vita». Era agosto del 2024 e alla modella non erano bastati esercizi di respirazione, yoga e terapia del pavimento pelvico pre-parto: il travaglio era stato difficile. «Mi hanno rotto le acque, sono entrata in travaglio e ho sofferto per ore, senza epidurale. È stata la cosa più dura mai affrontata», aveva detto.

Cosa è accaduto dopo il parto

Immediatamente dopo aver dato alla luce il figlio Kack Blues, era arrivato il momento più critico: «Il post-partum è stato terrificante per via di una forte emorragia. Ero spaventata, davvero. Sapevo di essere in buone mani, mi fidavo del mio medico, ma non riuscivo a non pensare che si può anche morire per una cosa del genere”, aveva confessato la modella a Vogue. Poi, però, sono arrivati anche altri momenti delicati, scanditi da solitudine e timori, nonostante la presenza del marito e i supporti esterni alla coppia, tanto che aveva svelato: «Sto ancora cercando di capire chi sono in questa nuova fase della mia vita. Farlo mentre ogni giorno leggo in rete che stiamo per divorziare o che non siamo felici è veramente frustrante», aveva dichiarato a proposito di voci di crisi.