Di longevità e invecchiamento attivo si parla sempre più, non solo come campo di ricerca ma anche nella gestione della salute, nella promozione del benessere, nell’offerta di viaggi e servizi. Uno studio dell’Università di Padova esplora il tema da un punto di vista di genere e mostra come le attività svolte varino tra uomini e donne, così come anche i livelli di soddisfazione che ne derivano. E porta alla luce un paradosso: per le donne, più che per gli uomini, occuparsi dei nipoti si associa a una maggiore soddisfazione personale, ma se questo prende tutto il tempo e le energie ecco che l’affetto diventa obbligo. Il rischio? Trasformare anche l’invecchiamento attivo nell’ennesima richiesta di produttività femminile.

Nonne e nipoti: che cosa dice lo studio

Tutto parte da una recente ricerca dell’Università di Padova, pubblicata su BMC Public Health, dedicata alla relazione tra attività e benessere in terza età, da una prospettiva di genere. Lo studio si basa sui dati dell’indagine Istat Uso del Tempo, in cui oltre 10mila persone dai 60 anni in su hanno registrato su diari giornalieri le attività svolte nell’arco delle 24 ore. Dai risultati emerge una differenza nel livello di soddisfazione quando l’attività è la cura dei nipoti: maggiore per le donne. Ma emerge anche qualcos’altro, e cioè che un impegno eccessivo può annullare il beneficio. «Il lavoro può dare soddisfazione in età anziana, ma a seconda della sua compatibilità con il riposo, le relazioni familiari e la disponibilità di tempo libero», sottolinea Alessandra Buja, una delle cinque autrici della ricerca.

Quando il piacere di stare insieme diventa un obbligo

C’è differenza tra qualche pomeriggio condiviso e una presenza richiesta ogni giorno, con nipoti da andare a prendere a scuola o accompagnare alle attività sportive, a cui preparare il pranzo, di cui occuparsi quando sono malati o quando i genitori hanno un imprevisto. Tutte attività che molte nonne compiono con naturalezza, piacere e affetto. Talvolta, però, diventano così ricorrenti e calendarizzate da somigliare a un nuovo impegno lavorativo. E non tutte le donne hanno l’energia, o più banalmente il desiderio, di dedicarvisi in modo assiduo e regolare. E qui nascono altre domande: quanto di questo tempo di cura dei nipoti è liberamente scelto e quanto invece è dato per scontato? Una nonna può dire di no senza sentirsi in colpa?

Le donne non smettono mai di prendersi cura degli altri

Legame affettivo e lavoro di cura non sono sinonimi. Molto spesso, nelle relazioni familiari, il primo rende automatico il secondo, ma è innegabile che questo automatismo sia tradizionalmente più associato alle donne. Per molte, il lavoro di cura attraversa tutte le fasi della vita, spesso affiancandosi a quello retribuito, e nemmeno la pensione garantisce necessariamente una pausa: il tempo liberato dagli impegni professionali rischia di essere subito riempito da nuove responsabilità familiari.

Senza le nonne, come farebbero tante famiglie?

Non è solo affetto o spirito di sacrificio: quello dei nonni è un ruolo concreto nell’organizzazione delle famiglie italiane. In Italia sono un vero e proprio ammortizzatore sociale per le famiglie, tra costo dei servizi per l’infanzia, orari di lavoro e la disponibilità dei nidi, in lieve aumento quest’anno ma ancora in numero insufficiente. Ma c’è differenza tra un aiuto occasionale e un’assistenza strutturale, senza la quale i genitori non potrebbero farcela da soli. Il problema è che se questa assistenza la forniscono le nonne, in termini di impegno speso e di tempo dedicato, anche l’età in cui si potrebbero godere il lusso di rallentare, dedicarsi a sé e non dover rendere conto a nessuno viene assorbita dal lavoro di cura. Che, tra parentesi, non sempre è solo verso i figli dei figli, ma talvolta è anche rivolta ai propri genitori davvero anziani.

Il diritto delle nonne ad avere una vita propria

Dopo decenni di lavoro retribuito e domestico, il tempo libero è una conquista. Che sia fatto di amicizie, viaggi, formazione, volontariato, interessi culturali o talvolta anche di semplice e gratificante ozio, l’importante è che sia frutto di una scelta autonoma. L’invecchiamento attivo non vuol dire sfinirsi di attività, ma scegliere quali fare, come bilanciarle e, soprattutto, come fare in modo che le scelte e le azioni di oggi contribuiscano alla salute di domani e aiutino a vivere a lungo. Più prevenzione e benessere, meno doveri e tabelle.

Attenzione però: l’amore per sé stesse non è in contrapposizione con quello per i nipoti. È, semmai, l’antidoto al senso del dovere. Si può essere una nonna presente senza rinunciare alla propria autonomia, trovando un equilibrio e scacciando i sensi di colpa.