Per anni ci hanno raccontato che il cervello invecchia e inevitabilmente, un po’ per volta, smette di funzionare. Eppure già a partire dagli ani ’90 le neuroscienze hanno smentito questo vecchio schema, dimostrando che il nostro sistema nervoso è una materia viva, capace di trasformarsi e rigenerarsi, facendo persino nascere nuovi neuroni a qualsiasi età. Da questa straordinaria scoperta nasce la Brain Longevity, un protocollo scientifico creato dal dottor Dharma Singh, direttore della Alzheimer’s Research and Prevention Foundation e studiato dall’Università della California. Il dottor Singh ha unito la prevenzione medica occidentale a 16 tecniche specifiche di movimento yogico, respirazione e meditazione selezionate e validate per fare in modo che gli anni che passano non indeboliscano la nostra mente.

La risposta della scienza: perché la neurogenesi cambia tutto

«Sapere che i neuroni possono continuare a specializzarsi nel tempo, ma soprattutto che possono nascerne di nuovi durante tutta la vita è stata una scoperta che ha cambiato ogni prospettiva», spiega Giovanna Calisti, Brain Longevity specialist, formatrice e insegnante di Kundalini Yoga (formatasi con Alessia Tanzi, prima formatrice in Italia di questo protocollo).

La neurogenesi avviene in particolare nell’ippocampo, l’area del cervello fondamentale per la conservazione della memoria. Con il passare degli anni la rigenerazione cellulare può farsi più lenta, ma la possibilità di creare nuove connessioni neuronali e farle specializzare resta intatta.

Fattori di rischio, ambiente e il divario tra età e salute globale

In Europa l’aspettativa di vita supera ormai gli 80 anni, ma la speranza di vivere davvero in salute si ferma quasi vent’anni prima. Ridurre questo scarto è l’obiettivo principale della Brain Longevity. Come sottolinea Giovanna Calisti per le malattie neurodegenerative come le demenze e l’Alzheimer esistono fattori di rischio che non sono modificabili. Parliamo di età, una certa familiarità e il sesso femminile, perché le donne si ammalano di Alzheimer circa tre volte di più rispetto agli uomini. A questi si aggiunge un fattore cruciale che riguarda l’ambiente. Esiste infatti una forte correlazione tra la qualità dei luoghi nei quali viviamo e la salute del nostro cervello.

L’esposizione all’inquinamento atmosferico, la qualità dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo, ma anche la possibilità di avere un contatto con la natura incidono sul benessere dei nostri neuroni. Vivere o trascorrere del tempo immersi in spazi verdi riduce i livelli di infiammazione globale dell’organismo, abbassa gli ormoni dello stress e protegge l’architettura cerebrale.

Come prevenire demenze e Alzheimer

In presenza di queste sfide biologiche e ambientali la prevenzione può fare la differenza. Controllare la salute cardiovascolare, prevenire il diabete e i disturbi metabolici, ma anche curare la salute mentale e coltivare relazioni umane solide permette di conservare una buona riseva cognitiva. L’isolamento sociale accellera l’invecchiamento del nostro cervello, ecco perché avere hobby e passioni di gruppo può essere un importante elemento di prevenzione.

I quattro pilastri pratici della Brain Longevity

Il protocollo si fonda su quattro pilastri quotidiani per proteggere la mente: la corretta nutrizione, il movimento fisico e mentale, il sonno e la gestione dello stress, la spiritual fitness.

Il cervello richiede carburante di alta qualità. Per questo gli omega-3 sono essenziali per fluidificare le membrane cellulari e ottimizzare la comunicazione tra neuroni. Al contrario mangiare cibi ultraprocessati e zuccheri raffinati genera infiammazione e accelera l’invecchiamento cerebrale. L’attività fisica e in particolare la giusta combinazione tra esercizio aerobico e lavoro di forza, stimola la nascita di nuovi neuroni. Anche dormire a sufficienza, almeno 7 ore a notte, è indispensable per permettere alla memoria di sedimentarsi. Altrettanto vitale è contenere lo stress: quando viviamo cronicamente in allerta l’eccesso di cortisolo non smaltito si deposita proprio nell’ippocampo, fino ad atrofizzarlo.

Anche la dimensione legata alla spiritualità, intesa come dare uno scopo alla propria vita, ha un impatto sulla salute del cervello. Come evidenzia Giovanna Calisti questa componente profonda può essere costantemente nutrita. Anche dopo grandi traumi, lutti, ogni persona può essere aiutata a ritrovare fiducia, significato e connessione col mondo.

Il cuore yogico del protocollo: respiro, asana e meditazione

La vera forza della Brain Longevity si trova nel modo in cui traduce le tecniche del Kundalini Yoga redendole potenti strumenti di prevenzione neurocognitiva. Nel protocollo infatti per disattivare lo stato di allerta costante del cervello si usano tecniche di respirazione mirate. La respirazione a narici alternate è molto efficace per riequilibrare gli emisferi cerebrali ed evitare l’accumulo dannoso di cortisolo. La respirazione solo attraverso la narice sinistra, invece, stimola direttamente il sistema nervoso parasimpatico, come un tasto di reset quando la mente si trova in una condizione di ansia e iperattivazione.

Alcune asana lavorano specificatamente sia per migliorare l’efficienza cardiovascolare, aumentando l’afflusso di sangue verso il cervello e alcune sequenze fisiche mirate rafforzano tutto il sistema nervoso, ampliando la resilizienza personale nei momenti più complessi, che richiedono quindi maggiore equilibrio emotivo.

La depressione rappresenta una delle più importanti concause nello sviluppo di demenze e Alzheimer. Le tecniche meditative usate da questo protocollo lavorano attivamente per migliorare il tono dell’umore. Diverse meditazioni della tradizione del Kundalini Yoga aiutano a stabilizzare progressivamente l’umore e a gestire le emozioni, aiutando a ritrovare vitalità e chiarezza mentale.

Allenare la mente: rompere gli schemi e stimolare il cervello con le dita

Con il passare del tempo i nostri schemi mentali tendono a irrigidirsi. Per garantire elasticità mentale il cervello ha bisogno di restare vigile e affrontare novità: dai classici cruciverba all’introduzione di nuove abitudini. Il vero punto di svolta della Brain Longevity però risiede nella stimolazione fisica e meditativa. «Una delle tecniche fondamentali per contrastare il deterioramento cognitivo – racconta Giovanna Calisti – ampiamente studiata e validata dalla ricerca scientifica è il Kirtan Kriya, una meditazione specifica del Kundalini Yoga che usa il movimento delle dita, una visualizzazione e la vibrazione di un mantra». Più in generale tutto il lavoro yogico mirato all’uso delle mani ha un impatto straordinario sul nostro cervello, i movimenti di precisione e la stimolazione dei polpastrelli attivano ampie aree della corteccia cerebrale, riorganizzando le connessioni tra sinapsi per mantenere mente e sistema nervoso giovani e vitali.