Le donne hanno un rischio di decadimento cognitivo maggiore rispetto agli uomini. Colpa degli ormoni, tanto che “questo pericolo” cresce con la menopausa. A confermarlo è un recente studio britannico, che ha analizzato cosa accade a livello cerebrale con la fine del ciclo mestruale: emergono alcuni cambiamenti come la perdita di materia grigia in aree specifiche, come quelle dedicate alle emozioni e alla memoria. Questo spiegherebbe perché il 70% dei casi di demenza riguarda le donne.

La demenza e la menopausa: il nesso

Il dato di partenza è proprio che su 10 casi di malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, 7 interessano le donne. Statisticamente, dunque, la popolazione femminile sembra più a rischio di demenze, specie con la menopausa. A chiedersi il perché sono stati diversi studi. Uno britannico, pubblicato di recente sulla rivista Psychological Medicine, ha individuato un nesso tra lo squilibrio ormonale che si viene a creare in questa fase della vita delle donne e alcuni cambiamenti cerebrali simili a quelli che si osservano in chi soffre di Alzheimer.

Perché le donne sarebbero più a rischio

Tra i motivi che spiegherebbero questa maggiore esposizione ci sono proprio gli ormoni. Ad esempio, il crollo del 17 beta estradiolo, cioè il principale ormone estrogeno femminile, che permette la regolazione del ciclo mestruale, sostiene la fertilità e migliora la salute ossea, ma contribuisce anche alla salute cardiovascolare, influisce anche sull’umore e sulle capacità cognitive. «Sicuramente la carenza estrogenica influenza le funzioni cerebrali, a molti livelli, compresa la vascolarizzazione del cervello stesso così come le sinapsi tra neuroni: i neuroni, infatti, si nutrono di glucosio e gli estrogeni regolano la quantità giusta di zucchero nelle cellule», premette Rossella Nappi, professoressa di ostetricia e ginecologia all’Università di Pavia-IRCCS Policlinico San Matteo e presidente della Società mondiale della menopausa.

Una spiegazione all’annebbiamento mentale

Quando si riducono gli estrogeni, quindi, possono verificarsi classici sintomi che precedono la menopausa, come l’aumento di peso, l’osteopenia, cioè la perdita di densità minerale delle ossa che precede l’osteporosi, ma anche variazioni nel sonno e peggioramento del benessere mentale, con maggiore propensione all’ansia, fluttuazioni dell’umore e persino la cosiddetta “brain fog”, quella sensazione di annebbiamento mentale e maggiore difficoltà di concentrazione che è più facile riscontrare con la fine della fertilità femminile. «Questa è tipica della fase di transizione verso la menopausa: ma attenzione, non significa che si svilupperà necessariamente la demenza in età avanzata», spiega l’esperta.

Cosa concorre alla demenza

«Lo studio britannico offre spunti interessanti, ma non va frainteso: al decadimento cognitivo e alla demenza concorrono anche altri fattori come il fumo, l’eccesso di alcol, la carenza di sonno, anche in età più giovane, magari per via di stress o ritmi troppo intensi. Anche il livello di scolarizzazione o il tipo di lavoro possono influire: chi ogni giorno deve fare ricorso a funzioni mentali psico-evolute, generalmente ha un minor rischio. Contano anche condizioni di salute come il diabete», sottolinea Nappi.

Un campanello d’allarme: troppe vampate

Resta il fatto che lo squilibrio ormonale ha un ruolo centrale: «Quando in menopausa viene meno l’equilibrio tra estrogeno e progesterone, ecco che può presentarsi un possibile campanello d’allarme, costituito dalle vampate. La connessione tra squilibrio ormonale e degenerazione cognitiva, infatti, è molto mediata dalla sintomatologia: se una donna ha pochi sintomi (soprattutto non troppe vampate e un sonno tutto sommato sufficiente e di qualità), un certo benessere mentale, è meno probabile che vada incontro a demenza», spiega la ginecologa.

Cosa c’entrano le vampate

Come emerge anche dallo studio, infatti, l’attenzione riguarda l’azione che svolgono gli estrogeni: «È di tipo protettivo e quando vengono meno, ecco che emergono i sintomi a cui si faceva riferimento, in particolare le vampate: nonostante si pensi che siano legati a problemi dermatologici, di mera sudorazione, o cardiaci in caso di tachicardia, hanno a che fare con il cervello, che il centro della termoregolazione e del sistema nervoso centrale, e sul quale appunto influiscono anche gli estrogeni – spiega Nappi – Nel caso del sonno, invece, il motivo è il calo del progesterone. Detto questo, se una donna sta bene, mangia in modo equilibrato, fa esercizio fisico e si astiene da particolari eccessi, non deve preoccuparsi».

La componente genetica

A influire, poi, è anche la componente genetica: «Alcuni studi longitudinali, cioè condotti nel tempo, hanno fornito risultati interessanti: le donne che nella fase di transizione verso la menopausa avevano molte vampate, per esempio, e dormivano male risultavano presenti più marcatori delle neurodegenerazioni. Un dato confermato anche da risonanze magnetiche che mostravano segni come una minor sostanza bianca: questo potrebbe rendere una donna più vulnerabile e predisposta ad avere deficit cognitivo dopo una certa età. Sono esami che però non si effettuano di routine, ma solo in ambito di ricerca, quindi nella normalità rimangono validi alcuni consigli che hanno a che fare con lo stile di vita».

L’importanza dello stile di vita

Le abitudini quotidiane, infatti, possono contribuire a preservare la salute o, al contrario, ad aumentare i rischi di demenze. Per esempio, come ricordato da Nappi, una adeguata quantità di sonno (almeno 6 ore) e un’attività fisica corretta: «L’invecchiamento cerebrale si può combattere in anticipo in molti modi, come camminare, nuotare, ma anche ballare, che porta a mantenere una postura e un certo ritmo, prestando attenzione anche ai movimenti dell’altro. È utile anche la ginnastica, come anche yoga e pilates, il tutto preferibilmente all’aria aperta e con una certa regolarità, con 3/5 sedute a settimana. Non dimentichiamo, poi, alimentazione e relazioni sociali», sottolinea Nappi.

Nutrirsi, anche di relazioni

«Avere cura di se stesse è fondamentale e non ha a che fare solo con la menopausa, che è solo il momento in cui l’aging diventa più visibile. È una responsabilità in termini di salute: nell’alimentazione la regola principale riguarda il non eccedere con gli zuccheri, privilegiando gli alimenti meno raffinati, zuccherati e consumandone, invece, di integrali insieme a cibi come lo yogurt, che aiutano a evitare picchi di insulina, che è il killer silenzioso del sistema nervoso centrale. Ma bisogna anche nutrirsi di relazioni: andare a teatro o fare un corso di recitazione, come altre attività che mettano in contatto con gli altri rappresenta uno stimolo, non solo per il corpo, ma anche per la mente. La regola numero uno è vivere in armonia, nell’unità corpo-mente», conclude Nappi.