Bianco Mariasole
Mariasole Bianco, scienziata marina e presidente di Worldrise

Proteggiamo l’acqua e i suoi tesori

Una scienziata marina, una ingegnere idraulico e un'archeologa dei paesaggi: sono tre delle vincitrici del Premio Tecnovisionarie® 2024 che raccontano qui come con il loro lavoro studiano, utilizzano e proteggono l'acqua e tutti i tesori che contiene

Un riconoscimento prestigioso e speciale per donne che in vari campi del sapere lavorano per migliorare la conoscenza e la tutela della risorsa acqua.

Premio Tecnovisionarie® 2024

È il Premio Internazionale Tecnovisionarie® 2024 promosso da Women&Tech® – Associazione Donne e Tecnologie – ETS, premio di cui Donna Moderna è media partner. L’edizione di quest’anno, che si è conclusa il 29 maggio con la premiazione di 12 tecnovisionarie, verteva su questo tema: “Transizione ecologica: le protagoniste di una nuova cultura dell’acqua”. Qui incontriamo tre delle vincitrici.

Premio Tecnovisionarie® 2024, Mariasole Bianco: «Aumentiamo le aree marine protette e diventiamo custodi del Mediterraneo»

«Mi sono innamorata del mare da bambina mentre trascorrevo i 3 mesi delle vacanze in Sardegna e stavo a piedi nudi tra le rocce di granito e le acque dalle mille sfumature di turchese. Non riuscivo a separarmene». A parlare è Mariasole Bianco, 38 anni, scienziata esperta di conservazione dell’ambiente marino e divulgatrice naturalistica. È consulente di istituzioni, media, aziende e associazioni non governative ed è punto di riferimento nazionale e internazionale per il suo impegno alla conservazione degli oceani di cui l’8 giugno si festeggia la Giornata mondiale. Ricorda come proprio in quelle estati sarde si siano plasmati i suoi valori e si sia tracciata la direzione della sua vita: «A 15 anni ho preso il mio primo brevetto subacqueo e da lì mi si è aperto un mondo di cui scoprivo le meraviglie e la vulnerabilità. Ho deciso di diventare la voce per il mare e per farlo dovevo acquisire competenze anche a livello scientifico. Dopo gli studi a Genova e in Australia, dove mi sono specializzata in gestione delle aree marine protette, sono tornata in Italia e ho abbracciato anche la comunicazione, perché ho sempre sentito la responsabilità di accompagnare le persone alla scoperta di un mondo, in gran parte sconosciuto, che è la linfa vitale del nostro Pianeta e condiziona la nostra stessa esistenza». Collabora con la trasmissione di Rai 3 Kilimangiaro, è autrice di Pianeta Oceano (Rizzol) e del cartone animato Acquateam – Missione Mare e nel 2013 fonda Worldrise, onlus dedicata alla tutela del mare. «Siamo un po’ sopraffatti dalle cose negative che succedono nella società» spiega. «Il mio stile divulgativo e il lavoro dell’associazione di cui sono presidente mira a suscitare amore e rispetto per il mare e a mostrare le soluzioni che abbiamo per tutelarlo. Con Worldrise vogliamo contribuire affinché si arrivi alla protezione efficace di almeno il 30% dei mari italiani entro il 2030. A oggi solo il 10,6% dei nostri mari è protetto e solo lo 0, 6 lo è con una comprovata efficacia di gestione. Noi, che siamo in questa splendida penisola al centro del Mediterraneo, per una volta possiamo cercare di dare il buon esempio e comportarci da suoi custodi».

Premio Tecnovisionarie® 2024, Lucia Cattani: «Possiamo estrarre acqua dall’aria così usiamo le risorse in modo efficiente e sostenibile»

Lucia Cattani, Responsabile R&D presso Seas Sae e docente all’Università di Pavia

Ci sono persone che riescono prima di altre a mettere un piede, anzi testa e cuore, nel futuro. Tra loro, la lodigiana Lucia Cattani, 49 anni. Quando il pressante invito alle ragazze a studiare materie Stem era di là da venire, lei dopo il liceo classico si è laureata in Ingegneria idraulica. E quando ancora la sostenibilità non era nel vocabolario quotidiano e la siccità pareva un problema lontano, lei è diventata una dei pionieri della certificazione energetica degli edifici e, con un team di studiosi, ha iniziato a lavorare a una macchina che estrae acqua dall’aria. Si chiama AWA, dove la sigla sta per Air to water to air, è prodotta dalla società svizzera Seas di cui Cattani è manager R&D ed è già operativa in Italia ma anche in giro per il mondo, dagli Emirati Arabi all’Australia. In estrema sintesi e semplificazione come funziona? L’ingegner Cattani, che ama molto insegnare, è professoressa a contratto all’Università di Pavia, è ben felice di spiegarlo: «AWA, che è basata su un ciclo frigo, prende un flusso d’aria dall’esterno e gli toglie del calore, così da abbassare la sua temperatura sotto il punto di rugiada e far sì che parte del naturale contenuto di umidità si condensi diventando acqua liquida. Questa, poi, viene raccolta e trattata. Il processo dà tre effetti utili: l’acqua, una portata di aria raffreddata e deumidificata, un flusso di calore. Quest’ultimo può essere usato, per esempio, per scaldare l’acqua delle docce. L’aria si può impiegare per raffreddare la casa e l’acqua per dissetarsi, irrigare o pulire i pannelli fotovoltaici. Con un’unica spesa energetica si hanno 3 risultati». La ricerca attorno ad AWA è iniziata più di 10 anni fa e prosegue. «Ci siamo concentrati sulla qualità del condensato e ora stiamo lavorando sulla sinergia con sistemi di elettrolisi per produrre da quest’acqua idrogeno green». E, tra chi teme che con le esigenze imposte dalla sostenibilità avremo un arretramento nel nostro stile di vita, Cattani sparge ottimismo: «Ci vuole tanto impegno, certo, ma se lavoriamo sull’efficienza possiamo avere un mondo dove tutti possono stare davvero meglio».

Premio Tecnovisionarie® 2024, Rita Auriemma: «In fondo al mare c’è un patrimonio ricchissimo fatto di necropoli, porti, relitti di navi»

Rita Auriemma, docente di Archeologia subacquea all’Università del Salento

Nata in Abruzzo da famiglia napoletana, risiede a Trieste, lavora a Lecce e ama citare lo scrittore bosniaco Predrag Matvejevic: «Se gli oceani sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza e l’Adriatico è il mare dell’intimità». Rita Auriemma, 60 anni, è docente di Archeologia Subacquea presso il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento. Seguendo la linea direttrice delle sue attività – l’archeologia dei paesaggi, in particolar modo costieri e subacquei – ha coordinato e coordina vari progetti a carattere interdisciplinare e respiro nazionale e internazionale. «Il paesaggio» spiega «è un palinsesto vivente mai uguale a se stesso. È il risultato della costante e feconda interazione tra uomo e ambiente. I paesaggi costieri e subacquei sono tra i più camaleontici, perché nascono dall’incontro di due elementi in rapporto di conflitto e amore, cioè la terra e il mare. Il mio è un lavoro entusiasmante e transdisciplinare: mi immergo, per esempio, con geologi e biologi marini e ricostruiamo il paesaggio costiero antico nelle sue fasi di evoluzione. Andiamo a cercare necropoli, cave, porti, insediamenti un tempo emersi e relitti di imbarcazioni, dalla pre e protostoria all’età medievale e moderna. Le presenze archeologiche sono marcatori importanti, perché ci danno il momento in cui in quella zona il mare era a una quota diversa da quella attuale». I suoi lavori mirano alla conoscenza, tutela e valorizzazione dei paesaggi d’acqua. «Nel rispetto della Convenzione Unesco per la protezione del patrimonio culturale sommerso, oggi si cerca di lasciare i relitti dove sono e di portare le persone lì attraverso la creazione di parchi archeologici subacquei» precisa. «Ma la tecnologia, con strumenti come app e visori 3D, permette di fare anche immersioni virtuali». La professoressa ricorda poi il Museo del mare antico di Nardò, di cui è direttore scientifico, con il suo percorso didattico per i bambini: «Racconta la storia di un villaggio di pescatori di età romana che il mare ha conservato. È un modo per restituire a una comunità un patrimonio che trasmette un senso di appartenenza e rende felici».

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