Tutte le ragazze cool sono state licenziate. Una frase che forse va riletta più volte perché ci sembri vera. E non perché non ci siano esempi di donne che consideriamo vincenti che ci sono passate, ma perché quando pensiamo a loro non ci soffermiamo mai sui loro fallimenti. Perché il licenziamento, come ci hanno sempre detto, è uno dei più grandi fallimenti della vita.

A mettere in discussione questa narrazione sono state Laura Brown e Kristina O’Neill, ex direttrici di alcuni dei giornali internazionali più famosi (InTrend e WSJ). Dopo essere state licenziate senza preavviso e aver dovuto riorganizzare completamente le loro vite, hanno scritto un libro – All the cool girls get fired (Ebury Edge, 2025) – diventato un “instant bestseller” del New York Times. In meno di 200 pagine, le autrici hanno stravolto la narrazione tradizionale del licenziamento. Come si evince dal titolo, hanno dimostrato che il licenziamento per molte donne, come per loro, può essere un trampolino di lancio.

«Per le donne è più difficile raggiungere posizioni di potere, quindi quando inizia la caduta è molto più dura gestirla», raccontano. Ma un momento difficile non dev’essere per forza negativo. Una scelta, anche se presa da altri, imposta, forse sofferta, non è obbligatoriamente il segnale di un fallimento, anzi. Come raccontano nel libro, soprattutto per noi donne, l’interruzione del lavoro può essere un’enorme opportunità. Certo, per poterne godere dobbiamo sapere come tutelarci, proteggerci e – una volta pronte – rialzarci.

Essere licenziate oggi, in Italia

Rispetto a Laura e Kristina, residenti a New York, in Italia le lavoratrici vivono una situazione molto più complessa. Secondo l’ultimo indice dell’Agenzia Europea per la Parità di Genere, l’Italia è in ultima posizione per l’uguaglianza sul lavoro. Dati confermati per esempio dal Rendiconto di genere INPS (dati 2023), che parla di un tasso di occupazione femminile del 52,5% contro il 70,4% degli uomini. Solo il 13,5% delle assunzioni femminili, inoltre è a tempo indeterminato (18,3% per gli uomini). Con la maggior parte dei contratti in forma part-time, per molte involontario.

Viviamo quindi un contesto di evidente svantaggio, ed è molto difficile persino trovare dati affidabili riguardo ai licenziamenti. Come confermano gli esperti del Winning Women Institute, è ragionevole pensare che le categorie più colpite siano le giovani neolaureate, le donne in gravidanza e le over50. Prendere atto di questa condizione, però, non deve abbatterci. Come spiega Maurizio Mosca, responsabile per la consulenza e per la formazione del WWI, «è importante ripensare il licenziamento. Non si tratta della fine del lavoro, ma può essere anzi l’occasione per tornare sul mercato, ma in modo diverso. La cosa più importante, a tal fine, è investire su corsi di aggiornamento. Mettersi in pari con le nuove tecnologie, imparare nuovi programmi e, perché no, nuovi mestieri». Lo ha fatto la stessa Laura Brown, che da direttrice di un giornale è diventata esperta di comunicazione per diversi brand fondando l’agenzia LB Communication.

Il primo scoglio: il tabù delle difficoltà finanziarie

Ma andiamo con ordine. Chiunque sia stata licenziata sa che il primo pensiero è: «E ora, come farò con i soldi?». Pur ammettendo di provenire da posizioni relativamente privilegiate, persino le autrici di All the cool girls get fired dedicano un’ampia sezione del libro all’ambito finanziario. Non tutte le donne hanno la fortuna di avere una rete sociale e finanziaria che consenta la serenità (anzi, i dati sull’indipendenza economica femminile sono preoccupanti). Ma è importante cercare di mantenere un mindset razionale eppure ottimista.

Il licenziamento mette in difficoltà, obbliga a fare dei “tagli”: il primo passo è smetterla di vedere l’argomento soldi (soprattutto in stato di crisi) come un tabù. Uno dei consigli che le autrici danno alle donne è quello di praticare con amici e conoscenti il loud budgeting. Se non possiamo permetterci uscite ed experience costose, diciamolo. Non perderemo nessuna occasione, anzi sarà un modo per renderci conto di chi realmente ci tiene alla nostra compagnia e vuole aiutarci. Probabilmente gli amici cercheranno di organizzare uscite low cost, nel migliore dei casi persino di aiutarci.

E se capita a te? Inizia col far valere i tuoi diritti

Un altro aspetto poco conosciuto del licenziamento è legato ai diritti delle lavoratrici. In questo, anche se non viviamo certo in un periodo (né in un luogo) facile per le lavoratrici, l’Italia ha forse una marcia in più rispetto agli States. Sono molte infatti le tutele che ci spettano e non conosciamo. Prima di tutto, come spiegano Laura e Kristina in All the cool girls get fired, un primo falso mito da sfatare è che l’aiuto di un avvocato serva solo in casi “gravi”.

Lo conferma Elisabetta Boffi, avvocata del Foro di Torino specializzata in Diritto del Lavoro, Sindacale e Previdenziale: «Ricorrere ad un avvocato specializzato in diritto del lavoro può fare la differenza: ci sono tempi e scadenze che bisogna rispettare per poter far valere i propri diritti». Il termine generale per impugnare il licenziamento è infatti di 60 giorni, mentre 180 giorni sono il limite per presentare un ricorso innanzi al Giudice del Lavoro. «Inoltre, non tutte sanno che le lavoratrici madri sono tutelate fino al compimento di un anno di età del loro bambino. In caso di licenziamento in questo lasso di tempo, la procedura è completamente annullata, così come per le le madri adottive (a un anno dall’arrivo del minore in famiglia)». Si presume nullo anche il licenziamento delle donne se sono sposate da meno di 12 mesi.

L’importanza di avere tutele legali

«Troppo spesso le donne si sentono frustrate o temono di affrontare i datori di lavoro e così non si fanno aiutare. Ma è fondamentale non lasciare che l’ansia prenda il sopravvento. Una delle primissime cose da fare quando si riceve la comunicazione è contattare un legale o un’organizzazione sindacale». A maggior ragione quando il licenziamento rappresenta l’esito di una procedura disciplinare. In questo caso, infatti, un esperto può aiutare a focalizzarsi sui temi su cui far leva per far accettare al datore di lavoro le giustificazioni. E, nei casi più fortunati, persino evitare il licenziamento.

Come chiarisce l’esperta, «è diritto di tutte le lavoratrici poter accedere all’assistenza specialistica». Anzi, nel nostro ordinamento è previsto anche il patrocinio a carico dello Stato (per chi ha specifici requisiti reddituali). Non è dunque un privilegio elitario, ma è importante affidarsi ad esperti di Diritto del Lavoro (anche se non necessariamente specializzati sulla carriera specifica delle lavoratrici). Non è raro inoltre, sottolinea Boffi, che quando si trova una soluzione conciliativa con il datore di lavoro le spese legali vengano parzialmente rimborsate. Certo, non si tratta di un obbligo legale, ma di una prassi molto in voga.

Prendersi cura della salute mentale

Non perdiamo soldi, non perdiamo tempo e – last but not least – non perdiamo la testa. Il rischio che un “colpo” come il licenziamento rappresenta per la salute mentale (già fragile) delle lavoratrici, non va certo ignorato. Come consiglia Gaia Bresciani, psicologa clinica, «a livello patologico, in realtà i rischi non hanno differenze di genere. Piuttosto la differenza sta nella modalità con cui si manifestano. Molto spesso la perdita di lavoro corrisponde alla perdita di una sicurezza economica, che può generare uno stato di ansia (soprattutto se si hanno responsabilità familiari). L’evento diventa fonte di stress, e può produrre veri e propri sintomi fisici. Nonché uno stato ruminatorio che, soprattutto nella donna, porta ad autocolpevolizzarsi e svalutarsi (ci diciamo: “Non ho fatto abbastanza, non sono abbastanza brava”)».

Il senso di fallimento è dovuto all’identificazione che siamo abituati ad avere con il lavoro. Mentre per gli uomini la carriera è un modo per imporsi nel mondo, per le donne è molto spesso una delle prime modalità con cui si esercita l’indipendenza. «La perdita del lavoro ci porta a temere di perdere l’indipendenza, e così si riattivano antiche insicurezze: dal rischio dell’isolamento sociale, che può sfociare nella depressione (anche perché il luogo di lavoro è anche luogo di incontro), all’isolamento emotivo. Se la carriera maschile è percepita come più importante e quella femminile come “opzionale”, il licenziamento di una donna spesso infatti è sottovalutato, e ci ritroviamo a gestirlo da sole».

Ripartire da noi (con i giusti tempi)

È importante dunque prendersi il proprio tempo, e cercare di mantenersi il più serene possibile. Se si ha la possibilità di concedersi una pausa per ripensare a come tornare nel mondo del lavoro con entusiasmo, può essere utile concentrarsi su di sé. Ma la realtà economica spesso non lo consente: bisogna cercare allora, soprattutto quando il licenziamento arriva dopo anni di lavoro e carriera, di mantenere una vita equilibrata. Lavoro, relazioni, cura di sé, tempo libero: tutto deve avere il suo tempo e il suo spazio.

«La tutela della salute mentale non deve essere vista come un “di più”, ma come una vera e propria strategia di reinserimento lavorativo», chiarisce l’esperta. «Se il licenziamento non è solo un evento lavorativo, ma un vero e proprio evento identitario, è necessario fare il possibile per prevenire ogni tipo di rischi». Un fra tutti il burn out da ricerca, che colpisce molte donne over50. «Bisogna cercare di impostare un ritmo sostenibile e definito di ricerca nel corso nella giornata, magari 1-2 ore al massimo, e dedicare il tempo restante ad attività che ci aiutino a ricostruire la nostra identità», conclude Bresciani. «Può essere utile inserire dei micro-obiettivi giornalieri/routinari per mantenere il proprio senso di autoefficacia e ridurre il senso di indadeguatezza: per esempio, fare una passeggiata di 20 minuti al giorno, dormire regolarmente 8 ore ogni notte o leggere un libro nuovo al mese».

Il licenziamento può essere cool, parola di chi ci è passato

Il risultato più importante dei libri come All the cool girls get fired è che ci mettono davanti alla realtà, molto diversa da quella che la società ci ha convinto essere la verità. Non siamo sole, né nella vittoria né nel fallimento. Per questo diversi capitoli sono dedicati a storie di donne che dal licenziamento sono ripartite, e oggi sono ispirazioni e guide, da Oprah a Lisa Kudrow.

«Tutto quello che hai imparato, costruito e realizzato nel corso della tua carriera non scompare magicamente al momento del licenziamento», spiegano le autrici. «Se hai lavorato sodo e bene, sicuramente molte persone vorranno sostenerti in un momento difficile. Non temere di creare gruppi WhatsApp, chiamate Zoom e far sapere a tutti della tua situazione: lungi dal dover essere un segreto, la verità, fidati, è una gran liberazione!».