L’estate degli studenti fa rima con scuole chiuse – da nord a sud – e vacanze, ma non per tutti. Non per chi magari non può permettersi viaggi, gite e attività ricreative, culturali o sportive. Non per chi ha come unica incombenza quella di studiare per recuperare debiti, magari affidandosi a lezioni private. Ecco che il rischio è di andare incontro a sempre maggiori disuguaglianze, legate al contesto socio-economico in cui si vive. Disparità che possono ripercuotersi anche sul rendimento scolastico. Insomma, quello che è stato ribattezzato “l’effetto dei due rubinetti”.
La teoria del rubinetto
A coniare questa definizione sono stati tre ricercatori dell’Università di Baltimora, in Maryland (USA). Doris R. Entwisle, Karl L. Alexander e Linda Steffel Olson hanno elaborato la cosiddetta “teoria del rubinetto” studiando per oltre 20 anni gli effetti della chiusura delle scuole in estate sui giovani provenienti da contesti socio-economici differenti. La loro conclusione è che, oltre alle disparità di partenza legate alla condizione familiare, la mancanza di stimoli, attività e possibilità di apprendimento extrascolastico in estate influisce negativamente anche sul rendimento sui banchi di scuola.
Le scuole aperte d’estate eviterebbero l’effetto rubinetto
In particolare, gli studiosi hanno valutato i progressi scolastici e la capacità di apprendimento di bambine e bambini, notando come si crei un ulteriore divario tra i giovani di classi sociali diverse, legato proprio al fatto che per alcuni il rubinetto delle opportunità di crescita rimanga aperto anche in estate, grazie a esperienze varie, come viaggi di studio, soggiorni estivi, ecc., mentre per altri si chiuda, lasciando un buco di due mesi. Un periodo di vuoto che in Italia cresce ulteriormente, non solo perché il sistema scolastico è differente, ma soprattutto perché le vacanze estive sono più lunghe.
Sistemi scolastici diversi, problemi simili
Negli USA la pausa scolastica non supera i due mesi. Un arco di tempo durante il quale, però, le porte delle scuole chiudono realmente solo pochi giorni, in genere solo per le ristrutturazioni annuali. Ma fin da fine luglio iniziano corsi sportivi in vista dei test di ammissione nelle squadre d’istituto e da giugno è attiva la summer school, con corsi per chi vuole rafforzare le proprie competenze in diverse materie. Ecco che lo studio di Baltimora dimostra quanto l’adesione a queste offerte possa fare la differenza. Un tema che ora torna al centro dell’attenzione anche in Italia.
Scuole aperte d’estate: la petizione
Non è un caso, infatti, che sia stata lanciata una petizione, sostenuta da WeWorld insieme all’associazione Mammedimerda, per chiedere di modificare il calendario scolastico. «Ciò che ci sta a cuore sono ragazzi e ragazze che, quando le famiglie non possono permettersi attività estive, sono lasciati spesso davanti agli schermi di smartphone e tablet. Anche per chi può sostenere eventuali costi extra, spesso è l’offerta a mancare, specie per l’età delle medie. Da qui è nata la petizione “Ristudiamo il calendario” fin dal 2023, e che oggi rinnoviamo con un sondaggio con cui chiediamo alle famiglie quali sono i costi e le loro esperienze», spiega Greta Nicolini, coordinatrice comunicazione WeWorld.
Le vacanze aumentano le disuguaglianze tra ragazzi
Come spiegano ancora i promotori, la lunga pausa scolastica – tra le più lunghe d’Europa, con ben 14 settimane senza lezioni – moltiplicherebbero le disuguaglianze, «favorendo la perdita di competenze cognitive e relazionali di bambine, bambini e adolescenti e scoraggiando la conciliazione di vita-lavoro per tanti genitori costretti a destreggiarsi tra campi estivi costosissimi e mancanza di alternative a prezzi ridotti».
Scuole aperte d’estate per evitare il “summer learning loss”
Insomma, in questo periodo di vuoto scolastico” chi non può permettersi attività alternative perderebbe ancora più terreno rispetto ai coetanei più avvantaggiati Una maggiore apertura delle scuole, specie in estate, garantirebbe dunque un duplice beneficio. Da un lato si offrirebbe un supporto alle famiglie che non possono contare su servizi privati a pagamento, per la gestione dei figli o per offrire loro un maggior ventaglio di opportunità di svago. Dall’altra si eviterebbe anche il cosiddetto “summer learning loss”, cioè la perdita di competenze durante l’estate.
Meno stimoli, minor rendimento anche a scuola
Come spiega ancora WeWorld, la “summer learning loss” ha «un effetto cumulativo sui risultati futuri, andando ad aumentare il divario educativo e le probabilità di abbandono tra bambini/e, ragazzi/e provenienti da contesti svantaggiati, ma anche per bambini/e con disabilità o con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)». «Spesso mancano strutture in grado di accoglierli: è un tema fondamentale da rimettere al centro delle discussioni, altrimenti ci si limita a parlare solo di problemi del caldo», sottolinea Nicolini.
L’Alto Adige fa da capofila
In realtà in Italia c’è chi già si muove in questa direzione. Mentre la petizione di WeWorld finora ha superato le 75mila firme, in Alto Adige adesso si pensa proprio a tenere aperte le scuole in estate. Grazie allo status di Provincia autonoma, infatti, l’Amministrazione ha già un calendario differenziato rispetto alla maggior parte delle altre Regioni italiane. Ora, però, l’Assessora all’Istruzione, Francesca Gelosa, ha proposto ufficialmente di tenere aperte le aule anche a luglio, in particolare per i bambini delle elementari. Ma questo significa anche poter disporre non solo di scuole adatte (vedasi i problemi di caldo in alcune zone del Paese), ma anche di insegnanti in servizio in questi mesi.
I sindacati: no alla scuola tappa-buchi
L’idea di Gelosa non prevede, in realtà, un semplice prolungamento delle lezioni scolastiche classiche, quanto piuttosto l’offerta di laboratori creativi sul modello dei centri estivi, con opportunità di socializzazione, oltreché supporto alle famiglie che magari non possono permettersi campus privati costosi o ancora poco presenti sul territorio. Le prime reazioni, però, sono arrivate dai sindacati. Per esempio, secondo il segretario della CGIL-Flc Raffaele Meo, «la scuola non è uno strumento di conciliazione» e non può colmare le carenze del sistema di welfare. «Serve un piano serio per sostenere le famiglie, non un’estensione surrettizia del calendario scolastico», ha spiegato a Orizzonte Scuola.
Chi insegna d’estate?
«Fortunatamente, se in Alto Adige ci sono state reazioni non positive, altrove vediamo aperture alle nostre proposte. Ma è proprio per questo che occorre un tavolo di lavoro che coinvolga i sindacati dei docenti, per ipotizzare un allungamento del calendario scolastico fino a fine giugno. Per luglio, invece, si potrebbe pensare di coinvolgere le realtà del terzo settore – spiega Nicolini – La nostra proposta è arrivata in Senato lo scorso marzo e, anche se ad oggi non ci sono risposte concrete, abbiamo registrato un interesse a prendersi carico del tema».
Servono fondi e un progetto nazionale
Uno degli interrogativi, infatti, è chi pagherebbe le attività estive e come gestire il calendario ferie. Anche in questo caso, pur ammettendo il ricorso a personale non in servizio durante l’anno, come educatori di cooperative, il rischio è di alimentare disuguaglianze territoriali tra quelle aree le cui Amministrazioni possono permettersi di far fronte alle spese e altre con mancanza di fondi adeguati. «Per questo, appunto, occorre un programma dall’alto, scelto e condiviso per tutti e tutte. D’altronde il nostro Paese ha necessità a investire di più, per una scuola più inclusiva e di qualità», conclude Nicolini.