Se fosse una prima a teatro si potrebbe dire che è andata “sold out”. Invece si tratta del primo di una serie di incontri per neo papà, organizzato dall’ospedale Policlinico di Milano e rivolto, appunto, ai futuri genitori, rigorosamente uomini nel senso che è rivolto ai futuri padri. L’obiettivo è chiarire dubbi e paure, ma anche creare uno spazio condiviso nel quale si possano imparare i trucchi del “mestiere più difficile del mondo”. Nonostante si sia registrato il tutto esaurito, spingendo ad aggiungere nuove date al calendario autunnale, l’iniziativa fa discutere.

Perché un corso per diventare padri

Il punto di partenza che oggi la genitorialità è cambiata: se un tempo la cura dei figli, specie appena nati, era appannaggio (e dovere) esclusivo delle madri o delle donne di casa, oggi i padri sono diventati più presenti. Specie tra i più giovani è caduta l’idea che un papà si debba concentrare solo sul lavoro o quantomeno qualcosa sta iniziando a cambiare. Per molti, però, quello di padre è un ruolo tutto da scoprire, essendo cresciuti con modelli – dentro e fuori casa – oggi in molti casi superati. Da che parte iniziare, allora?

Come funzionano gli incontri

Da qui l’iniziativa da parte del Consultorio familiare dell’ospedale Policlinico di Milano di organizzare una serie di incontri durante i quali i futuri padri possano porre domande, chiarirsi dubbi, o magari anche parlare dei propri timori, in un ambiente “protetto”, lontano da giudizi o critiche, nel quale non si debbano vergognare di interrogare e interrogarsi, anche su temi come il sesso, la depressione post partum (anche maschile), i cambiamenti all’interno della coppia con l’arrivo di un figlio. A tenere gli incontri sono le psicoterapeute Gaia Spinelli, Ioana Marchis e Giada Gramegna.

Tutto esaurito e nuove date

Il progetto ha riscosso subito successo tanto che prima ancora di iniziare non c’erano più posti per partecipare alle sessioni autunnali, che quindi sono state aumentate inserendo nuove date:

il 13/10 (dalle 15.00 alle 16.30 (email: [email protected]),

il 10/11 (dalle 15.00 alle 16.30 (email: [email protected])

il 15/12 (dalle 15.00 alle 16.30 (email: [email protected]).

Ma, nonostante l’entusiasmo, ecco che l’iniziativa ha anche incontrato qualche perplessità, specie sui social, dove non sono mancati commenti positivi, ma anche al vetriolo.

Finalmente uno spazio di confronto

C’è, per esempio, chi plaude al fatto che finalmente anche gli uomini possano avere uno spazio in cui aprirsi e confrontarsi, di cui c’era bisogno come conferma lo psicologo e psicoterapeuta Alberto Penna, autore del libro Maschi che piangono poco (Garzanti): «Mancano decisamente, anche nella vita quotidiana. Nel caso delle donne, un corso può essere meno necessario, anche se è sempre utile trovarsi e confrontarsi. Per i padri c’è da vincere uno stigma che tutti noi, volenti o nolenti, abbiamo. Quanto consideriamo normale una madre che rinuncia a una riunione per stare con il neonato e quanto che lo faccia un padre?».

Padri, fatevi avanti

«Anche i padri hanno il sistema della cura biologicamente pronto – prosegue Penna – ma spesso gli sottraiamo l’ambiente giusto per svilupparlo. Queste occasioni creano un ambiente culturale giusto. Ma anche nel nostro piccolo dobbiamo farci avanti». Un altro aspetto che è stato colto online, infatti, è che questo tipo di percorso potrebbe proprio far crescere la consapevolezza maschile e quindi anche riequilibrare i ruoli tra madre e padre, rendendo quest’ultimo più coinvolto nella cura e crescita dei figli.

Riequilibrare i ruoli

«Va da sé che un maggiore coinvolgimento dei padri nella cura riequilibri i carichi. Ma la cura non è solo un peso, è un’occasione preziosa di sviluppo di molto qualità che la società ci chiede. Parliamo sempre della cura come di un carico da spartire. Ma se fosse anche un privilegio da redistribuire? – si chiede Penna – Il beneficio, quindi, è duplice: si aiutano le donne grazie a un maggiore equilibrio, ma anche gli uomini, che possono arricchire maggiormente la loro vita dal punto di vista umano e relazionale», sottolinea lo psicoterapeuta. Non mancano, però, anche i detrattori dell’iniziativa, come chi ritiene che non sia necessario organizzare un corso per qualsiasi tipo di esperienza da vivere nella vita, mentre è sufficiente muovere un passo alla volta.

Un’iniziativa che divide

«L’idea che un buon padre debba imparare da solo è essa stessa uno degli stereotipi maschili che un corso per padri può mettere in discussione. L’essere umano è arrivato dove si trova oggi in buona parte anche grazie alla capacità di imparare gli uni dagli altri. Pensare che una esperienza tanto complessa vada affrontata in solitudine è piuttosto curioso – osserva Penna – Inoltre cimentarsi e vivere le esperienze va bene fino a che sbagliare non ricade sugli altri (i figli). Altrimenti ci andrei piano con la sperimentazione umana».

Temi di cui c’è bisogno di parlare

Se è vero che restano ancora molti ostacoli (ad alcuni corsi pre-parto i padri non sono ancora ammessi), resta un interrogativo: di cosa è più utile che parlino i futuri padri prima di diventare genitori? «Quando ci nasce un figlio, noi nasciamo come padri. Quindi potrebbe essere un momento di riflessione su di noi. Quanto e come ci mette ansia il ruolo, quanta paura possiamo avere per la responsabilità di un neonato che dipende in toto da noi? Che genitori sono stati i nostri, cosa promuoviamo e cosa scartiamo del loro modello? C’è da considerare anche la vergogna: quanto siamo in grado di dire agli altri che temiamo di non essere all’altezza? Il gruppo di padri può essere prezioso anche per questo. Non andranno per imparare a cambiare i pannolini, ma per poter dire non so se sarò capace», conclude l’esperto.