Dopo il caso di Gisele Pelicot, che ha scosso la Francia e il mondo intero facendoci capire che l’orco peggiore può essere la persona di cui ci fidiamo di più, un altro shock ci colpisce nel profondo. Perché emerge una verità tante volte nascosta, ridimensionata o mistificata, e cioè che neanche a scuola i nostri bambini sono al sicuro. Esistono infatti reti di pedofili che operano proprio nelle scuole, dai nidi in su, affondando le loro radici purulente in un sistema che li protegge, più o meno consapevomente.

Una rete internazionale di pedofili che opera anche nelle scuole italiane

Quello che sta accadendo a Parigi è uno scandalo di dimensioni apocalittiche: sta venendo alla luce un sistema di abusi su piccolissimi, anche di tre anni, di cui le amministrazioni sono ritenute responsabili. Responsabili per aver taciuto, per aver semplicemente spostato i presunti responsabili da un istituto all’altro e per aver assunto con troppa leggerezza queste figure, ora al centro dello scandalo.

Ma dietro alle singole figure, c’è una rete internazionale che opera esclusivamente nelle scuole, come denuncia Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo, che da più di 20 anni lotta per difendere le piccole vittime di abusi. «Quando provammo a denunciare questo sistema nelle scuole italiane 20 anni fa, fummo minacciati e aggrediti e certa stampa si schierò contro di noi. Interi studi legali furono messi a disposizione in modo gratuito ai pedofili.

Il caso Pelicot aiuterà a far emergere i pedofili

«L’Interpol, con cui collaboravamo, ci disse che il fenomeno era noto in molti Paesi d’Europa, e cioè una rete di pedofili che opera esclusivamente nelle scuole. Dove esistono bambini da abusare e da cui trarre poi materiale pedopornografico da diffondere. Ora tutti possono capire che avevamo ragione. La differenza è che in Francia in caso Pelicot ha scosso così tanto le coscienze, che la pressione sociale ora costringe le istituzioni ad agire. In Italia finora è stato tutto insabbiato. Si è arrivati a qualche condanna a Brescia, a Moncalieri, nelle Marche, alcune definitive. Ma il sistema andrebbe scoperchiato, cosa che ci auguriamo accada in Francia».

Gli abusi sui bambini nei nidi di Parigi

Secondo le testimonianze raccolte dai quotidiani nazionali francesi, alcuni bambini venivano chiusi a chiave in stanze isolate, abusati e minacciati di morte, a volte anche con l’uso un’arma da fuoco, se avessero parlato. In una biblioteca scolastica, un operatore avrebbe insegnato alle bambine canzoni oscene che le invitavano a toccarsi, spacciandole per un “gioco”. Un altro sospettato avrebbe utilizzato l’infermeria della scuola per restare solo con le sue vittime.

I presunti pedofili: gli animatori

La Francia, che si vanta di essere il Paese dei diritti umani e dell’infanzia, sta affrontando una catastrofe di credibilità. Al centro non ci sono gli insegnanti, ma gli animateurs périscolaires: educatori e sorveglianti responsabili dei bambini durante le pause pranzo, il riposino e le attività extrascolastiche. Questi operatori, spesso assunti dai comuni e autorità locali con contratti precari a chiamata e paghe di circa 12 euro all’ora, trascorrono talvolta più tempo con i bambini rispetto ai docenti stessi. Come rivela ADN Kronos, sono state aperte inchieste in 84 scuole dell’infanzia, 20 scuole elementari e 10 asili nido. Le accuse spaziano dalle violenze verbali e fisiche a stupri brutali su bambini di appena tre anni. 

Il primo processo pubblico

Tre processi per violenze sessuali legate ai programmi extrascolastici sono previsti da qui all’inizio di settembre. In questi giorni si sta tenendo il primo processo pubblico, il primo da quando lo scandalo del doposcuola è esploso a Parigi. L’imputato è David G., 36 anni, accusato dalla Procura di aver abusato sessualmente di cinque bambini e di aver molestato due colleghe animatrici. I presunti episodi risalirebbero all’arco temporale compreso tra l’inizio dell’anno scolastico 2024 e l’aprile 2025.

A queste accuse si aggiungono quattro denunce dirette presentate da altre famiglie, che sostengono che l’uomo avrebbe abusato anche dei loro figli. L’operatore non è mai stato reintegrato, a differenza di quanto accaduto nel 2024, quando un animatore, dopo essere stato sottoposto a fermo per presunti episodi di abusi, è riuscito a ottenere un nuovo incarico presso un istituto vicino, finendo poi per essere formalmente indagato per reati simili nel 2025.

Il #MeTooEcole contro i pedofili nelle scuole

I genitori si sono costituiti in due associazioni, #MeTooEcole e Sos Périscolaire. Il programma tv Cash Investigation dell’emittente France 2 ha trasmesso immagini girate da un giornalista sotto copertura assunto in un asilo nido di Parigi. Il servizio ha mostrato violenze verbali quotidiane e quella che è stata definita un’aggressione sessuale, portando alla sospensione di 12 operatori. È stata proprio la pressione mediatica di questa inchiesta a spingere il Comune ad agire rapidamente dopo anni di silenzio. 

La mancanza di controlli nelle assunzioni 

Un’altra inchiesta, a cura di una giornalista di Rtl ha mostrato come, presentando un curriculum falso, fosse riuscita a entrare come animatrice in una scuola fuori Parigi. È stata assunta in meno di 10 minuti, senza che venissero controllate le sue qualifiche o i suoi precedenti penali. E ancora, il quotidiano Le Parisien ha rivelato che un animatore indagato nel 2025 per violenze sessuali su minori era già stato posto in stato di fermo nel 2024 per fatti simili in un’altra scuola, evidenziando gravi mancanze nel monitoraggio dei dipendenti.

Infine, il The Telegraph ha realizzato un approfondito reportage (firmato dal corrispondente Henry Samuel) raccogliendo le testimonianze dirette dei genitori delle presunte vittime, che denunciano un sistema “infiltrato da reti pedofile”.