In questi giorni di temperature record e afa, emerge un fenomeno che merita particolare attenzione: la cooling poverty. Perché anche di fronte alle ondate di caldo non siamo tutti uguali e chi vive in zone molto urbanizzate, dove l’asfalto aumenta le temperature percepite, soffre ancora di più.

Cos’è la cooling poverty, la disuguaglianza rispetto al caldo

Mentre aumenta il numero di città da bollino rosso per il caldo e mentre i meteorologi prevedono che l’ondata di calore possa durare qualche giorno più del previsto (in Francia è a rischio il programma di celebrazioni in vista della Festa Nazionale del 14 luglio!), a pesare è anche la cooling poverty, letteralmente la “povertà di raffrescamento”: è la disuguaglianza tra quartieri anche quando si tratta degli effetti del caldo. Un esempio su tutti arriva da Napoli, con differenze di diversi gradi a seconda delle zone della città.

Quartiere che vai, temperatura che trovi

Proprio nel capoluogo partenopeo gli attivisti di Legambiente hanno dimostrato l’effetto reale della cooling poverty. Muniti di termocamere, hanno spiegato: «36 gradi in piena ondata di calore al Vomero, 40 a Secondigliano. Addirittura nel nuovo parco inaugurato qualche settimana fa il suolo dove ci sono le giostrine per i bambini si arriva a 80 gradi». Tanto basta a dare la misura concreta dell’impatto della cementificazione. Nel quartiere considerato più “in” del Vomero, infatti, ci sono ben 110 tra parchi, giardinetti, portici, luoghi ombreggiati e fontane, oltre a una piscina. Nel più popolare e popolato quartiere di Secondigliano, invece, sono state contate solo infrastrutture analoghe.

Troppa cementificazione, troppo calore

Le cause del fenomeno, dunque, sono evidenti: in alcune aree urbane, dal nord al sud Italia, la cementificazione non fa che aumentare il calore percepito e reale. Le aree più disagiate sono quelle ad alta densità abitativa, dove le case hanno tolto spazi verdi e il traffico automobilistico contribuisce, con lo smog, a innalzare le temperature. Non ci sono, quindi, aree dove poter trovare ombra e refrigerio. Il problema, però, è diventato evidente e richiede una risposta urgente, soprattutto di fronte al fatto che le previsioni per i prossimi anni vanno nella direzione di un ulteriore innalzamento delle temperature.

Temperature ancora in aumento

«A causa della crisi climatica in corso, le temperature estive nelle aree urbane italiane (come nel resto del mondo) hanno raggiunto livelli estremamente critici, arrivando a superare anche 40°C per diversi giorni consecutivi e generando gravi conseguenze sulla salute della popolazione», spiega Legambiente, che ha lanciato la campagna di sensibilizzazione Che caldo che fa!”, proprio a partire da Napoli. Il tour, però, toccherà anche altre città italiane, perché la cooling poverty non conosce differenze di latitudine. Le prossime tappe dell’Associazione saranno, infatti, Milano il 30 giugno, Terni il 10 luglio, Roma il 14 luglio, Torino il 22 luglio e Bari il 30 luglio. L’obiettivo è spingere le Amministrazioni ad adottare azioni concrete per ridurre gli effetti della cosiddetta “isola di calore urbano”.

Cos’è l’effetto “isola di calore urbano”

È quel fenomeno che «rende le città più calde rispetto alle aree circostanti (anche di 4°C) a causa della cementificazione, della scarsa presenza di aree verdi, della presenza di impianti di condizionamento e della densità abitativa e di veicoli a combustione», spiega Legambiente, che ricorda anche alcuni dati significativi: i numeri diffusi dal Copernicus Climate Change Service «hanno rilevato il 2025 come il secondo anno più caldo mai registrato, al pari del 2023 e subito dopo il record del 2024». Come dimostra la situazione attuale in mezza Europa, il problema non conosce confini e, anzi, impatta molto proprio sul Vecchio Continente.

Europa in tilt a causa del caldo

A Parigi è già stata decisa la chiusura anticipata della Tour Eiffel così come del Museo del Louvre e sono a rischio i festeggiamenti in vista del 14 luglio. A Londra la situazione non è migliore e preoccupano le temperature in vista dell’inizio del torneo di tennis di Wimbledon. Non sono passate inosservate, infatti, le immagini di Jannik Sinner che indossa un corpetto refrigerante e delle bustine di ghiaccio in testa durante gli allenamenti in vista delle nuove sfide, dopo il malore al Roland Garros, dovuto proprio anche al caldo.

Il caldo causa anche decessi

Tra gli effetti del caldo ci sono anche numerosi decessi e non solo tra chi, in cerca di refrigerio, è morto per annegamento, come accaduto in Francia a diversi giovani che hanno fatto il bagno in acque non balneabili. Una ricerca realizzata da Imperial College London e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine ha analizzato 854 città europee, stimando che il 68% dei 24.400 decessi legati al caldo nell’estate 2025 sia imputabile proprio al cambiamento climatico, con un aumento delle temperature fino a 3,6°C. «Sebbene questi dati rappresentino solo una parte del totale, dato che le città analizzate coprono circa il 30% della popolazione europea, emerge con chiarezza che le città italiane risultano tra le più colpite, con 4.597 morti stimati. Tra le capitali, Roma registra il numero più elevato di vittime attribuibili al caldo (835), seguita da Atene (630), Parigi (409), Madrid (387), Bucarest (360), Londra (315) e Berlino (140)», ricorda Legambiente.

La campagna Che Caldo Che Fa!

Tra le persone più a rischio ci sono naturalmente i meno giovani, a partire dagli over 65, che rappresentano l’85% dei decessi in eccesso. «In questo contesto si inserisce la nostra campagna di Citizen Social Science “Che Caldo Che Fa!”, giunta alla seconda edizione e realizzata con il supporto tecnico di RSE. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di affrontare il tema della cooling poverty, ponendo particolare attenzione alle persone e ai territori più vulnerabili», conclude l’associazione che, attraverso attività di monitoraggio e analisi nei quartieri selezionati, mira a raccogliere dati utili da fornire alle Amministrazioni locali: «L’obiettivo è rendere le città più vivibili, soprattutto per le fasce di popolazione maggiormente esposte ai rischi climatici ed energetici». Report aggiornati saranno disponibili a tutti sul portale www.cittaclima.it.