Un terzo dei ragazzi guarda con pessimismo al proprio futuro, ma ancora di più se vivono in periferia. Dove ci sono meno opportunità di incontrarsi con gli amici, praticare attività sportive o ricreative, sentirsi sicuri: per ragazzi e ragazze che vivono nelle aree più difficili del Paese, la crescita è in salita. E non solo perché mancano, o sono carenti, i servizi. Gli adolescenti che oggi abitano nelle periferie sono privati della fiducia: verso il prossimo, ma anche nel futuro.

L’indagine di Con i bambini

Sono, questi, alcuni dei dati emersi dall’indagine promossa dall’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e condotta dall’Istituto Demopolis in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre. L’indagine si è svolta su un campione nazionale di 3.400 intervistati, integrato da un focus su un campione di 960 genitori con figli minorenni. L’Istituto Demopolis ha analizzato anche il target particolarmente significativo degli adolescenti italiani, con l’ascolto diretto di un campione (1.060 interviste) di ragazze e ragazzi rappresentativo della popolazione tra i 14 ed i 17 anni.

La paura del futuro cresce in periferia

Un terzo dei ragazzi teme la solitudine e sempre un terzo degli adolescenti guarda con pessimismo al proprio futuro. E questo, oggi, non ci stupisce. Ciò che deve allarmarci è che il dato sale di 10 punti (43%) fra le ragazze e i ragazzi che vivono in aree più “difficili”, periferie e zone in deficit di servizi.

La periferia, però, non rimuove i punti saldi. Quelli restano, e sono i grandi classici. La famiglia (78%), l’amicizia (72%), l’amore (62%) sono le cose più importanti della vita per i ragazzi italiani. Tutti. La carriera e il lavoro scivolano al 48%. E alla domanda sul proprio futuro, è questa la prima ragione di preoccupazione (55% ), seguita dalla salute fisica o mentale (37%).

Il lavoro dei sogni per i ragazzi della periferia: non solo influencer

Lo spaccato forse più sorprendente riguarda i desideri e le ambizioni legate al lavoro, da parte dei ragazzi che vivono in quartieri difficili. Il 18% degli adolescenti vorrebbe fare l’imprenditore, il 16% il medico, infermiere o fisioterapista. Solo il 12% sogna una carriera da influencer, esattamente come diventare ingegnere, architetto o un campione sportivo. Crescere in periferie e quartieri difficili non spegne quindi i loro sogni, anche se hanno ben chiaro cosa voglia dire: avere scuole inadeguate, pochi spazi verdi attrezzati, pochi luoghi in cui trovarsi con gli amici, trasporti pubblici carenti, poche occasioni di svago culturale, poche strutture sportive e palestre.

Adolescenti troppo spesso etichettati

«Questa indagine è importante perché dà voce alla vita e ai desideri dei nostri adolescenti, troppo spesso frettolosamente etichettati in modo negativo, e in particolare degli adolescenti che vivono nelle nostre periferie e nelle aree d’Italia con maggiori fragilità sociali ed economiche» commenta Marco Rossi-Doria presidente di Con i bambini. «In generale è una generazione che chiede più spazio di socialità e di autodeterminazione e che, nonostante le difficoltà che gli abbiamo lasciato, non rinuncia ai propri sogni. Ascoltiamoli di più! Sono ragazzi e ragazze del nostro Paese che pongono ai primi posti, tra le ‘cose importanti’ della vita, la famiglia e l’amicizia, ma anche lo star bene con se stessi e che danno importanza all’amore in un tempo di conflitti e di odi. Non è davvero poca cosa. Stanno dicendo cose che servono anche ai loro genitori e nonni, a noi tutti».

Pochi spazi per i ragazzi nelle periferie

Di questi ragazzi, quasi 7 su 10 trascorrono il tempo libero a casa. Ma la denuncia di scarse opportunità di relazioni con i coetanei, viene soprattutto da quelli chi vivono nelle aree più difficili. Le opportunità di incontrare amici nel quartiere sono ritenute sufficienti da appena il 36% degli adolescenti che vivono in periferie e aree più vulnerabili, un quarto in meno dei loro coetanei che vivono in altre zone (61%). «Le nostre città sono divise a metà e narrano due città molto diverse, in forma nuova ma come al tempo di Charles Dickens! Ogni azione positiva delle comunità educanti che favoriscono la voce e il protagonismo dei nostri ragazzi nelle troppe aree fragili d’Italia è una benedizione che va sostenuta da ogni parte politica! È il tempo di dare loro fiducia, opportunità, risorse e prospettiva» commenta Rossi-Doria.

Le potenzialità delle scuole di periferia

La “scuola inadeguata” è una delle emergenze che segnalano i ragazzi. Eppure, le scuole sono un punto di riferimento presente in ogni contesto. Proprio da queste bisognerebbe ripartire per riqualificare le periferie in ottica giovanile, come sostiene l‘architetta pluripremiata Maria Alessandra Segantini, socia con il marito dello studio C+S Architects: «Abbiamo iniziato a lavorare sulle scuole dal 1998. Abbiamo reimmaginato la periferia che si estende da Venezia a Milano, città continua senza centri e luoghi di aggregazione per i giovani, e abbiamo notato che una già una rete attrezzata già esisteva! È la rete delle tre scuole, di ogni ordine e grado.

Le scuole come hub di eprfieria

Nei nostri progetti, coinvolgendo le comunità locali, le scuole non si svuotano a fine giornata. Le aule di arte e musica accolgono associazioni culturali, gli auditorium spettacoli per gruppi teatrali, le mense diventano cucine comune nei weekend, i giardini parchi gioco, le palestre possono essere utilizzate anche la sera dai più grandi. Sono spazi già attrezzati, potenzialità che attendono di essere attivate dalle comunità che se ne prendono carico. Non sempre è facile, ma lo spazio della scuola è uno spazio ricco e attrezzato: è necessario disegnarlo in modo sicuro e speciale, affiché i ragazzi siano fieri di farne parte. A Treviso per esempio abbiamo proposto una rete di accessibilità e connessione tra le scuole sicura, in modo che i ragazzi possano accedere a diverse strutture in bicicletta. La rete è lì, va resa cool e sicura e regaleremo ai nostri ragazzi un futuro!».

Quasi metà delle ragazze non fa sport

Le diverse analisi, condotte a partire dal 2019, hanno valutato quale motore fondamentale di relazioni e crescita siano le attività extrascolastiche. Ma l’eventualità che in Italia i 14-17enni le pratichino non è scontata: il 72% non svolge attività o laboratori musicali, artistici o teatrali; oltre un terzo (35%) non pratica alcuna attività fisica o sportiva, con un dato che cresce fra le ragazze fino al 48%.

Quasi nulle le attività pomeridiane in periferia

Ma la possibilità di praticare attività extrascolastiche nel proprio quartiere di residenza non vale per tutti gli adolescenti allo stesso modo. Nelle zone “difficili”, la dimensione di opportunità dichiarata dai ragazzi residenti crolla di oltre 30 punti, sia per le attività ludiche e culturali che per lo sport.

Vivere in periferia toglie fiducia e ottimismo

«La dimensione del contesto urbano in cui si vive – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – pesa parecchio. La ricerca ha evidenziato le differenti opportunità e prospettive degli under 18 nel nostro Paese: le periferie e i quartieri difficili delle città italiane non sottraggono “solo” servizi ed opportunità, ma anche ottimismo e fiducia. Secondo gli adolescenti intervistati, le città italiane non sono a misura di minori: meno della metà del campione analizzato ritiene che siano adeguati spazi verdi, scuole, strutture per lo sport, trasporti pubblici. Meno del 30% valuta sufficienti la sicurezza urbana, la qualità dell’aria, i servizi sociali. E, fra i ragazzi che dichiarano di vivere in periferie e quartieri difficili, le valutazioni scendono di oltre 10 punti per tutte le variabili analizzate: oltre i 2/3 ritengono inadeguati servizi sociali e sanitari, occasioni per il tempo libero, sicurezza urbana».

La periferia dei sogni per i ragazzi

Eppure, se dovessero scatenare fantasia e desideri su che cosa vorrebbero in più e di meglio nel proprio quartiere di residenza, gli adolescenti rispondono con dichiarazioni di pragmatismo a tratti sorprendenti: serve ripartire dai prerequisiti minimi. Servirebbero luoghi per incontrarsi con gli amici o fare nuove amicizie (44%), ma anche maggiore pulizia (43%) e sicurezza nella propria zona (40%), con dati che si inaspriscono nei quartieri più complessi e nelle periferie delle città italiane.

Il nuovo progetto di Con i bambini

«Gli adolescenti delle periferie e delle aree fragili sognano come i coetanei di diventare medici o infermieri, influencer, imprenditori, ma anche poliziotti, insegnanti ed educatori. A questi ragazzi e ragazze, e alle loro famiglie, che vivendo in contesti più fragili sono più preoccupati per il futuro dei loro figli o nipoti – sottolinea Rossi Doria – stiamo costruendo un primo significativo modello di sviluppo educativo locale, con l’ambizione di mettere alla prova, concretamente, una risposta credibile attraverso i programmi del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile portati avanti da Con i bambini insieme a migliaia di associazioni, scuole, istituzioni. In particolare, attraverso la nuova iniziativa “Organizziamo la speranza” stiamo avviando un’azione da zero a diciotto anni in quindici grandi periferie urbane e zone difficili del Paese e che abbiamo definito “aree socio educative strategiche”. Abbiamo riunito tutte le scuole, il terzo settore, i centri sportivi, le municipalità e le asl, le parrocchie e la cittadinanza insieme alle famiglie e abbiamo dato vita a 15 alleanze capaci di lavorare insieme con l’obiettivo di cambiare in positivo la vita di bambini e ragazzi che vi vivono. È un percorso che coinvolge tutti gli attori, tra pubblico e privato sociale. Perché la crescita dei minori è responsabilità dell’intera comunità e su questo sono d’accordo oltre 8 italiani su 10, come conferma questa indagine, un dato che è cresciuto di 35 punti in soli sei anni».