La morte di Jessica Dalla Chiara, avvenuta il 24 giugno 2024, sembrava inizialmente legata a una grave e inspiegabile crisi ipoglicemica.

Jessica aveva 32 anni, lavorava come infermiera ed era madre di una bambina di appena due anni e mezzo. Suo marito, Nadir Rossi, anche lui infermiere, aveva raccontato pubblicamente il dolore per la perdita della donna che amava dai tempi della scuola.

Ma dietro quella morte, secondo la Procura di Verona, ci sarebbe un omicidio pianificato. Il 29 ottobre 2026, dopo oltre due anni di indagini, Rossi è stato arrestato con l’accusa di omicidio pluriaggravato. Gli investigatori ritengono che abbia somministrato ripetutamente insulina alla moglie, prima in casa e poi durante il ricovero ospedaliero. Un’accusa gravissima, ancora da accertare in sede giudiziaria.

Chi era Jessica Dalla Chiara e cosa accadde prima della morte

Jessica Dalla Chiara viveva a Bussolengo, in provincia di Verona, insieme al marito Nadir Rossi e alla loro bambina. Entrambi lavoravano nell’ambito sanitario. Lei si occupava di assistenza infermieristica domiciliare, mentre lui prestava servizio al pronto soccorso del Policlinico Borgo Roma di Verona.

Si conoscevano da adolescenti. La loro relazione era cominciata all’Istituto Fermi di Verona, quando frequentavano ancora le scuole superiori. Una storia lunga, dalla quale era nata una figlia.

Durante la notte del 22 maggio 2024, nella sua abitazione, Jessica fu colpita da una gravissima crisi ipoglicemica, accompagnata da un arresto cardiocircolatorio. L’intervento del 118 le salvò la vita, ma le sue condizioni resero necessario un lungo ricovero all’ospedale Borgo Trento.

Jessica rimase in ospedale per circa un mese. Durante la degenza manifestò altre crisi ipoglicemiche, difficili da spiegare attraverso il suo quadro clinico. I medici continuarono a cercarne le cause, mentre la donna affrontava un percorso di cura complesso.

letto d'ospedale vuoto ricoperto da cellophane

Secondo la ricostruzione investigativa, quei malori non sarebbero stati episodi spontanei. La Procura ritiene che qualcuno le avesse somministrato insulina senza alcuna indicazione terapeutica, provocando pericolosi abbassamenti della glicemia.

Il 21 giugno Jessica venne dimessa e poté finalmente tornare a casa, dalla sua bambina. Tre giorni dopo, il 24 giugno, morì nell’abitazione familiare.

Quella che inizialmente appariva come una morte dovuta a una condizione clinica difficile da interpretare sarebbe diventata il centro di un’indagine per omicidio.

Le accuse al marito: l’insulina somministrata in casa e in ospedale

Secondo gli investigatori, Nadir Rossi avrebbe utilizzato le proprie conoscenze infermieristiche per somministrare insulina alla moglie senza che ne avesse bisogno. Il farmaco, normalmente impiegato per controllare la glicemia in specifiche condizioni mediche, può provocare gravi crisi ipoglicemiche se somministrato impropriamente.

L’accusa ricostruisce diversi episodi, cominciati settimane prima della morte.

Il primo risalirebbe alla notte del 22 maggio 2024, quando Jessica perse conoscenza nella propria abitazione. La crisi sarebbe stata provocata da una somministrazione di insulina, ma l’intervento dei soccorritori riuscì a evitarne la morte.

Durante il successivo ricovero, Rossi avrebbe approfittato della propria professione per raggiungere la moglie anche al di fuori degli orari di visita. Secondo la Procura, avrebbe introdotto ulteriori dosi di insulina attraverso gli accessi venosi già presenti per le terapie ospedaliere.

Gli inquirenti collegano a queste presunte somministrazioni altre tre crisi ipoglicemiche.

L’ultimo episodio contestato sarebbe avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 giugno, quando Jessica era già tornata a casa. Per l’accusa, sarebbe stata un’ulteriore somministrazione di insulina a provocarne la morte.

Nella ricostruzione riportata da la Repubblica compaiono anche tracce di benzodiazepine rilevate nelle urine della donna. Gli investigatori ipotizzano che queste sostanze fossero state utilizzate per sedarla.

La contestazione di più episodi precedenti al decesso avvalorerebbe l’ipotesi di premeditazione. Una dinamica che richiama, pur nella diversità delle vicende e delle sostanze utilizzate, il femminicidio di Giulia Tramontan per cui è stata riconosciuta, appunto, la premeditazione.

In quel caso Alessandro Impagnatiello aveva somministrato veleno per topi alla compagna incinta nei mesi precedenti all’omicidio. Il 26 ottobre 2026, nel nuovo processo d’appello, è stata riconosciuta anche l’aggravante della premeditazione.

Le indagini sulla morte di Jessica Dalla Chiara: le ricerche online e i sospetti della famiglia

A far emergere i primi interrogativi sulla morte di Jessica furono anche le anomalie cliniche riscontrate durante il ricovero. Le ripetute crisi ipoglicemiche apparivano difficili da ricondurre a una causa naturale.

Anche i genitori della giovane donna avevano manifestato perplessità. In particolare, secondo quanto riferito dalle cronache, avevano sollevato dubbi sulla rapidità con cui il genero aveva disposto la cremazione del corpo.

La cremazione ha impedito successivi esami autoptici sul cadavere. Gli investigatori hanno quindi dovuto ricostruire gli eventi attraverso la documentazione sanitaria, gli accertamenti disponibili, le testimonianze e altri elementi raccolti nel corso dell’inchiesta.

Un ruolo significativo è stato attribuito alle ricerche effettuate da Rossi con il proprio smartphone.

Secondo quanto riportato dal Corriere del Veneto, già nell’aprile 2024, diverse settimane prima del primo grave malore di Jessica, l’uomo avrebbe cercato informazioni sui sintomi dell’ipoglicemia grave, sull’iperinsulinismo e sulle tecniche forensi utilizzate per individuare un’overdose da insulina.

Per gli investigatori, la cronologia delle ricerche potrebbe dimostrare che Rossi si fosse informato in anticipo sugli effetti della sostanza e sulle possibilità di rilevarla attraverso gli esami tossicologici.

Un altro particolare riguarda una fotografia che Jessica avrebbe inviato alla madre durante uno dei malori. Nell’immagine compariva una flebo che il marito le stava somministrando. La donna avrebbe riferito di avere la pressione bassa.

Gli accertamenti hanno riguardato anche la vita privata dell’indagato. Secondo gli atti citati dal Corriere del Veneto, Rossi aveva una relazione extraconiugale. Avrebbe inoltre scritto all’altra donna una mail fingendo che provenisse da Jessica, già morta, nella quale la moglie sembrava approvare la loro relazione.

La Repubblica riferisce anche che gli investigatori avrebbero individuato una manipolazione del telefono della vittima, finalizzata a far apparire un messaggio favorevole alla nuova relazione.

La polizza da 100mila euro e le parole del marito dopo la morte

Tra gli aspetti esaminati dagli investigatori c’è anche una polizza assicurativa sulla vita, sottoscritta da Jessica circa due anni prima della morte.

Dopo il decesso, Nadir Rossi avrebbe incassato un indennizzo di 100mila euro. Il 30 ottobre 2026, l’uomo avrebbe dichiarato alla compagnia assicurativa che la moglie era morta in seguito a un incidente, circostanza ritenuta falsa dagli inquirenti. La vicenda assicurativa è quindi diventata un ulteriore capitolo dell’indagine, insieme alle contestazioni relative alla morte della donna.

Colpisce, rileggendole alla luce delle accuse, ciò che Rossi aveva raccontato pubblicamente nei giorni successivi alla scomparsa di Jessica. L’uomo aveva dichiarato al Corriere del Veneto: «Ho appena perso il mio unico grande amore, ora vivrò per la nostra bimba di due anni e mezzo, lei è tutto ciò che mi resta, la nostra meraviglia».

Aveva parlato anche della loro storia d’amore, cominciata molti anni prima tra i banchi di scuola. Il racconto era quello di un marito che aveva perso la compagna di una vita e che cercava di affrontare il futuro insieme alla figlia.

Oggi quelle parole vengono rilette nel contesto di un’inchiesta che prospetta una ricostruzione completamente diversa.

L’arresto di Nadir Rossi dopo due anni: le accuse e gli sviluppi giudiziari

Le indagini sulla morte di Jessica Dalla Chiara hanno attraversato oltre due anni, fino alla svolta del 29 ottobre 2026. Quella mattina gli agenti della Squadra mobile di Verona hanno arrestato Nadir Rossi, 35 anni, eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il provvedimento era stato firmato il giorno precedente dalla giudice per le indagini preliminari Carola Musio, su richiesta della Procura di Verona. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Alberto Sergi.

Rossi è gravemente indiziato di omicidio pluriaggravato. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, gli vengono contestati anche reati collegati alla vicenda assicurativa e alla gestione dei farmaci.

Nel corso dell’inchiesta è emerso un altro episodio, risalente al novembre 2025. L’uomo aveva tentato il suicidio all’interno dell’ospedale Borgo Roma, dove lavorava ancora come infermiere.

I colleghi lo avevano trovato privo di conoscenza nello spogliatoio maschile del pronto soccorso, con un ago inserito nel braccio. Secondo quanto riportato da la Repubblica, aveva sottratto dalla cassaforte del reparto cinque fiale di un farmaco a base di fentanyl e dieci fiale di morfina.

Gli accertamenti avrebbero poi rilevato che le quantità effettivamente assunte erano inferiori a quelle sottratte. L’uomo aveva lasciato anche alcune lettere d’addio, contenenti riferimenti polemici all’autorità giudiziaria e all’azienda ospedaliera.

Dopo quell’episodio, l’Azienda ospedaliera universitaria di Verona aveva avviato una procedura disciplinare, conclusa con il licenziamento. Il provvedimento non era direttamente legato all’indagine per la morte della moglie.

Nell’ordinanza cautelare, secondo il Corriere del Veneto, la gip richiama anche aspetti del comportamento dell’indagato che considera significativi nella valutazione delle esigenze cautelari.

Rossi è difeso dagli avvocati Giacomo Giulianelli e Davide Lovato. Al momento delle notizie consultate, si trova in carcere in attesa dei successivi sviluppi del procedimento. La vicenda di Jessica presenta caratteristiche specifiche, sulle quali gli investigatori stanno cercando di fare piena luce.

Nessuna denuncia di Jessica per violenza domestica

Non risultano, nelle fonti esaminate, precedenti denunce di Jessica Dalla Chiara per violenza domestica. Una differenza importante rispetto a molti altri femminicidi, come per esempio quello di Amina Sailouhi, che aveva denunciato il marito prima di essere uccisa nel maggio 2025.

Anche la storia di Tiziana Vinci, uccisa dall’ex marito nonostante il divieto di avvicinamento e il braccialetto elettronico, racconta una situazione differente: la donna aveva denunciato stalking e violenze, ma il dispositivo che avrebbe dovuto proteggerla risultava malfunzionante.