Era fissata per ieri, 16 dicembre, l’udienza d’appello alla Corte dell’Aquila sul caso. Al centro del procedimento c’è il ricorso presentato da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, la coppia anglo-australiana a cui il Tribunale per i minorenni ha sospeso la responsabilità genitoriale, disponendo l’allontanamento dei tre figli e il loro collocamento in una struttura protetta.

L’udienza però ha visto la Corte riservarsi il diritto di rinviare la decisione sul ritorno dei bimbi a casa, il Presidente del Senato La Russa invita a prendere una decisione prima di Natale.

Famiglia del bosco, il ricorso e il cambio di atteggiamento della famiglia

Secondo quanto emerge dagli atti difensivi, la coppia intende dimostrare un cambio di atteggiamento rispetto alle criticità contestate dai servizi sociali. Tra i punti evidenziati ci sono la disponibilità ad adeguare l’abitazione di Palmoli, a garantire la frequenza scolastica dei figli e a completare il percorso vaccinale.

donna con microfoni

L’obiettivo dichiarato è ottenere un passo indietro dei giudici e poter riabbracciare i bambini, possibilmente prima delle festività natalizie. Tuttavia, allo stato attuale, non risultano indicazioni su un esito immediato del procedimento.

I tempi della decisione

Nonostante la giornata venga considerata cruciale dalla difesa, una decisione non è scontata. La Corte d’Appello ha infatti tempo fino al 27 gennaio per deliberare sul ricorso.

Nel frattempo, resta valido il provvedimento del Tribunale per i minorenni de L’Aquila, che ha ascoltato le parti lo scorso 4 dicembre. Il giudizio complessivo si inserisce in un contesto definito complesso anche per il netto cambio di paradigma rispetto ai tredici mesi di condotta che avevano portato all’ordinanza oggi contestata.

L’istruzione dei minori al centro della controversia

Uno degli elementi più delicati del caso riguarda il livello di istruzione dei bambini. La tutrice nominata dal Tribunale, Maria Luisa Palladino, ha espresso forti perplessità, affermando che i minori «non sanno leggere, stanno imparando ora l’alfabeto» e che la figlia più grande, di otto anni, «sa scrivere il suo nome sotto dettatura».

Una valutazione che entra in contrasto con un attestato di idoneità scolastica rilasciato da una scuola di Brescia. Sul punto è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha precisato: «Il Ministero si attiene a quelle che sono le certificazioni ufficiali», annunciando comunque ulteriori valutazioni.

Un caso ancora aperto

In attesa della pronuncia della Corte d’Appello, la situazione dei tre bambini resta invariata. L’udienza odierna rappresenta un passaggio importante, ma non conclusivo, di una vicenda che continua a sollevare interrogativi sul confine tra tutela dei minori, scelte educative e intervento delle istituzioni.