La vicenda della famiglia che viveva isolata nel bosco di Palmoli (Chieti) è arrivata a una svolta: i giudici del tribunale dei minorenni dell’Aquila hanno disposto l’allontanamento dei tre figli — una bambina di otto anni e due gemelli di sei — e sospeso la potestà genitoriale. I piccoli sono stati trasferiti in una casa famiglia poco distante, dove resteranno con il supporto di un tutore nominato dal tribunale.
Una decisione che arriva dopo mesi di attenzione mediatica, discussioni online, una petizione da oltre tredicimila firme e un dibattito acceso su quanto sia legittimo fare crescere i propri figli “fuori dal sistema”.
Famiglia che vive nel bosco, la decisione del tribunale e l’allontanamento dei bambini
«Sì purtroppo è successo ed è stato terribile. Ci hanno tolto i nostri bambini». Con queste parole, raccolte dal Corriere della Sera, Nathan Trevallion ha raccontato la prima notte trascorsa da solo nel casolare immerso nei boschi di Palmoli. La madre, Catherine, ha potuto accompagnare i figli nella struttura protetta solo grazie all’intervento del loro avvocato, Giovanni Angelucci. «Altrimenti lo choc sarebbe stato davvero insopportabile», ha spiegato il legale.
Le fasi dell’allontanamento, come riporta il quotidiano milanese, sono state concitate: cinque pattuglie dei carabinieri e i servizi sociali sono arrivati alla casa nel bosco per eseguire il decreto del tribunale. La potestà genitoriale è stata sospesa e la nomina di un tutore è stata affidata all’avvocato Palladino di Vasto.
Nathan, ex chef che aveva lasciato la città per una vita più semplice nella natura, ha detto che avrebbe portato ai figli vestiti, giochi e tutto ciò di cui avessero bisogno, pur consapevole che quella prima notte da soli avrebbe segnato un passaggio molto doloroso per i piccoli: «Catherine ieri è andata con i bambini ma non ha dormito nella stanza con loro come succedeva sempre. Purtroppo è così».
La vicenda era già arrivata all’attenzione della Procura minorile de L’Aquila lo scorso anno, dopo un ricovero dei bambini per una intossicazione da funghi. Da quel momento, un controllo dei carabinieri aveva portato a una prima sospensione della potestà, pur senza separare i piccoli dai genitori. Il nuovo provvedimento, invece, cambia completamente il quadro.
La famiglia del bosco che viveva isolata: la scelta “off grid”
La coppia anglo-australiana era arrivata a Palmoli con l’idea di offrire ai propri figli una vita lontana dai ritmi imposti dalla città, più autentica. Per loro, vivere senza elettricità, acqua corrente e gas non era una privazione, ma un modo per recuperare una dimensione più naturale.
Anche l’istruzione seguiva la stessa filosofia, cioè niente scuola tradizionale, ma il supporto di un’insegnante privata molisana. Un modello educativo che in Italia è consentito, purché rispetti alcune condizioni come un progetto formativo annuale, la disponibilità di spazi adeguati allo studio e verifiche periodiche dello Stato.
«Se i genitori scelgono l’istruzione parentale – si legge sul sito del Ministero – devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina una dichiarazione, da rinnovare anno per anno, sulla capacità tecnica o economica di provvedere all’insegnamento parentale. Il dirigente scolastico ha il dovere di verificare la fondatezza di quanto dichiarato dai genitori. Il minore sostiene ogni anno un esame di idoneità all’anno scolastico successivo in qualità di candidato esterno presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione».
Molti genitori che scelgono l’homeschooling raccontano come questo approccio permetta ai bambini di crescere con ritmi più umani, più legati alla natura e più personalizzati. Ma lo stesso modello, in alcuni contesti, può diventare fragile: senza servizi essenziali, spazi sicuri e un accesso costante alla salute, le difficoltà possono superare i benefici.
Nathan e Catherine, da parte loro, hanno sempre ribadito che la loro scelta non derivava da trascuratezza, ma dal desiderio profondo di proteggere il legame con i figli e di costruire una comunità familiare più stretta e rispettosa degli animali e dell’ambiente.
Tutela dei minori: perché intervengono servizi sociali e tribunale
Nel sistema italiano, il benessere del minore è il criterio fondamentale che guida ogni decisione. La legge non interviene per giudicare lo stile di vita dei genitori, ma per valutare se l’ambiente in cui crescono bambini e bambine sia in grado di garantire condizioni di sicurezza, salute, educazione e opportunità sociali adeguate. Questo significa che anche in assenza di maltrattamenti, il tribunale può considerare situazioni come l’assenza di servizi essenziali, un rischio sanitario documentato, un isolamento troppo marcato o precedenti segnalazioni come elementi sufficienti per adottare misure di protezione.
Quale tipo di ambiente aiuta davvero i bambini a crescere nel modo migliore? Questa è la domanda che inevitabilmente emerge attorno a questa vicenda e che riguarda tutti i genitori. Il contatto con la natura, in qualsiasi modello pedagogico, è considerata una risorsa preziosa perché stimola autonomia, creatività e movimento. Ma la socialità, che comprende anche le amicizie dei genitori, l’accesso ai servizi educativi e sanitari e la tecnologia vista come strumento di conoscenza rappresentano altrettanti elementi fondamentali per lo sviluppo dei più piccoli.
Molte famiglie oggi oscillano tra il desiderio di una vita più lenta e fatta anche di contatti umani e naturali, oltre il virtuale, e la consapevolezza che i loro figli vivono e vivranno in un mondo dove la tecnologia è una competenza necessaria per apprendere, conoscere, giocare. La sfida, sempre più complessa, è trovare una sintesi che permetta ai bambini di vivere entrambe le dimensioni con equilibrio e serenità.