Sono giorni che la vicenda di quella che è stata ribattezzata “la famiglia nel bosco” tiene banco, con risvolti politici che però rischiano di far perdere di vista il nodo della questione e portano a strumentalizzare un caso singolare. La decisione del Tribunale per i Minorenni de L’Aquila, che ha disposto la sospensione della capacità genitoriale, ha portato all’allontanamento dei bambini dai genitori anche se la madre ha mantenuto la possibilità di vivere con loro, temporaneamente, in una casa famiglia. Ma cosa potrebbe succedere adesso e perché si è arrivati a questa decisione drastica? Ci aiuta a capirlo l’avvocato Marisa Marraffino, specializzata nel diritto dei minori.
Dall’interessamento dei servizi sociali all’allontanamento
La vicenda è esplosa nei giorni scorsi, ma ha avuto inizio mesi fa, quando tutta la famiglia si è rivolta al Pronto Soccorso in seguito a una intossicazione alimentare per ingestione di funghi. È accaduto la scorsa primavera, quando i sanitari avevano segnalato il caso ai servizi sociali, che così avevano iniziato ad accertare le condizioni in cui viveva la famiglia, composta dal padre 51enne inglese e dalla madre, 45 anni, di origini australiane. Ma è sulla situazione dei figli che si è centrata l’attenzione: una bambina di 8 anni e i fratellini gemelli di 6 (un maschio e una femmina), che non vanno a scuola, perché i genitori hanno deciso per il parental schooling, ossia provvedono loro stessi alla loro istruzione. Proprio questo è uno dei punti più delicati.
Parental schooling per imparare in modo spontaneo
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori dei tre bambini ora in casa famiglia, sostengono di voler rifiutare il sistema di apprendimento occidentale, a favore di uno “spontaneo”, che «permette la maturazione del cervello» e «il naturale sviluppo dell’autonomia», lasciando che sia il figlio o la figlia a decidere «ciò che è pronto ad apprendere e quando». Questo anche perché la madre ha spiegato di essere cresciuta in una «rigida famiglia cattolica», dove la scuola, «imposta», le aveva causato «depressione nella relazione con i coetanei e infelicità». La coppia avrebbe provveduto a depositare agli atti del tribunale un «certificato di idoneità alla classe terza» per la figlia di 8 anni, per dimostrare la bontà del loro percorso: documento che, però, pare sia arrivato tardi sulla scrivania del giudice incaricato di pronunciarsi sul caso.
La famiglia Trevallion e l’unschooling
In realtà il pensiero della famiglia Trevallion va oltre il parental schooling o home schooling: secondo la madre l’approccio scolastico tradizionale «Si concentra sulla separazione dei bambini dai genitori, dagli anziani e dai fratelli», «controlla ciò che devono imparare» e si basa su un «sistema di ricompensa e punizione». Entrambi, invece, preferiscono l’unschooling che, come sostiene anche l’Associazione Istruzione in Famiglia (LAif), consente ai bambini di «prosperare con la guida di adulti maturi». Nonostante Catherine Trevallion abbia spiegato che i suoi figli «capiscono e parlano già con sicurezza in italiano e in inglese», la relazione dei servizi sociali del 14 ottobre 2025 indica che i figli della coppia «non possono frequentare liberamente altri bambini perché influenzabili».
La mancanza di rapporti con altri bambini
Proprio il Tribunale per i Minorenni de L’Aquila, però, avrebbe ravvisato non tanto il pericolo di lesione del diritto dei minori all’istruzione, quanto del diritto alla vita di relazione, previsto dall’articolo 2 della Costituzione, che potrebbe portare a «gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore». Secondo il Tribunale «la deprivazione del confronto fra pari in età da scuola elementare può avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino, che si manifestano sia in ambito scolastico che non scolastico».
Le minacce al giudice
«Intanto è molto grave che siano arrivate minacce al Tribunale per i Minorenni, perché occorrerebbe capire che valutazioni sono state fatte. Un giudice non decide mai a cuore leggero. Ricordiamo anche che la segnalazione è arrivata dai sanitari di un Pronto Soccorso: in questo caso per una intossicazione alimentare, ma date le condizioni che sembra siano state poi riscontrate, evidentemente si è valutato un rischio per la salute anche per altri motivi», premette l’avvocata Marisa Marraffino, esperta di diritto minorile e consulente per l’Associazione Terres des Hommes.
Cosa dice la legge
«Secondo i giudici si è trattato di una misura resa necessaria non per una semplice divergenza educativa, ma per un concreto rischio per il diritto alla salute, alla socialità e alla crescita equilibrata», spiega ancora Marraffino, «si tratta di un terreno delicato, dove è necessario «un giudizio di bilanciamento che mette al centro l’interesse dei figli minorenni. Il giudice, quindi, è tenuto a stabilire se la condotta dei genitori possa essere pregiudizievole per i minori. Deve capire se ci può essere un potenziale pericolo, che può essere anche solo eventuale».
Quando si sospende la capacità genitoriale
Il riferimento è all’articolo 333 del codice civile, che prevede la sospensione della capacità genitoriale in particolari casi. «La situazione va valutata in modo concreto, caso per caso, alla luce dell’interesse dei minorenni coinvolti, secondo i principi di proporzionalità e personalizzazione della sanzione. In ogni caso senza automatismi». Lo prevedono gli articoli 2, 3, 29 e 30 della Costituzione, ma anche l’articolo 8 della Convenzione sui diritti del fanciullo. Il Tribunale per i Minorenni deve tutelare i bambini anche quando il pregiudizio potrebbe essere soltanto eventuale, cioè se si ravvede un rischio di un danno alla crescita sana ed equilibrata», sottolinea Marraffino.
Le altre motivazioni: la sicurezza abitativa
In ogni caso si tratta sempre di un provvedimento temporaneo che «prevede monitoraggi costanti e un percorso di accompagnamento alla genitorialità. Se si accerterà che i bambini non sono lesi nel diritto all’istruzione e alla salute, e se l’abitazione sarà messa a norma, probabilmente i bambini potranno tornare a vivere nel bosco». La bufera politica, dunque, rischia di lasciare in secondo piano le motivazioni che hanno spinto i giudici al provvedimento. Nelle 9 pagine a corredo della decisione, il Tribunale individua un «pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa, nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge».
La risposta della difesa
Il Tribunale sottolinea anche come «L’assenza di agibilità e pertanto di sicurezza statica anche sotto il profilo del rischio sismico e della prevenzione di incendi, degli impianti elettrico, idrico e termico e delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità dell’abitazione, comporta la presunzione ex lege dell’esistenza del periodo di pregiudizio per l’integrità e l’incolumità fisica dei minori». Ma per la difesa un tecnico incaricato dalla famiglia ha provveduto a fornire un certificato di idoneità statica per la casa; inoltre sarebbe previsto un programma per realizzare un bagno esterno all’abitazione, priva di luce e gas, con fitodepurazione.
Il precedente e l’intervento della Cassazione
Di recente la Corte di Cassazione è intervenuta «nel caso di una famiglia che dormiva in un’unica stanza, con i genitori che condividevano un letto a castello con i figli più grandi. Anche in quella circostanza era stata sospesa la responsabilità genitoriale. Altri elementi presi in considerazione, però, erano la decisione dei genitori di non sottoporre i bambini alle vaccinazioni obbligatorie e, di conseguenza, la mancata frequentazione della scuola per l’infanzia», ricorda Marraffino a proposito della sentenza dei supremi giudici del 7 settembre 2025 (sez.I, n. 24722). «Durante il monitoraggio era emerso che la casa era risultata poco arieggiata e intasata di oggetti e mobili, che rendevano difficoltoso il passaggio. I bambini, quindi, rischiavano di essere emarginati dagli amici e di vivere in un contesto di totale isolamento», spiega l’avvocato.
Altri casi di allontanamento dei figli
Sempre la Cassazione è già intervenuta anche in casi nei quali le famiglie avevano posto dei vincoli alle vaccinazioni dei figli: è accaduto «con un altro pronunciamento della Cassazione (sez. I, 3 febbraio 2025, n.2549), che aveva sospeso anche in quel caso la capacità dei genitori, che avevano condizionato la trasfusione del figlio al fatto che il sangue provenisse da soggetti non vaccinati Covid-19». Infine, si può intervenire allontanando i figli in caso di «alta conflittualità tra i genitori, che può pregiudicare la crescita armoniosa e serena dei minorenni, come stabilito da una sentenza della Cassazione del 2022 sez. VI, 4 ottobre 2022 n.28676», ricorda Marraffino.
I figli non sono proprietà dei genitori
Quest’ultimo non è il caso dei Trevallion, ma rimane il nodo del primario interesse dei minori. Come si legge sul sito della Laif, «I genitori hanno il diritto di scegliere quale tipo di istruzione offrire ai propri figli. L’istruzione parentale, detta anche homeschooling, è legalmente riconosciuta come tipo di istruzione possibile per i propri figli, come esplicitato dal Ministero dell’Istruzione e dalla sentenza di Cassazione del 4 agosto 2023». Questo, però, non significa che i figli siano “proprietà dei genitori”, che possano decidere in totale libertà sulla loro istruzione e crescita. E a chiarirlo è la Costituzione stessa, che all’art. 30 riconosce il diritto (ma anche il dovere) dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli, purché nel rispetto del loro interesse prevalente.