Il 17 gennaio 2026 L’Aquila aprirà ufficialmente il suo anno da Capitale italiana della Cultura, ma già da mesi la città vibra di preparativi. Il motto scelto – Un territorio, mille capitali – riassume lo spirito del progetto: raccontare la ricchezza dell’Appennino centrale e dare voce alle tante comunità che, tra storia e rinascita, compongono l’anima del Centro Italia.

L’obiettivo, ha spiegato il sindaco Pierluigi Biondi, è quello di valorizzare il ruolo dell’Appennino come laboratorio di innovazione e di rinascita, in un’area che ha vissuto la fragilità del sisma ma anche la forza della ricostruzione. Dopo anni di ferite, la nomina è un segnale di fiducia, un invito a trasformare la memoria in energia creativa e la cultura in motore di rinascita.

Un laboratorio di rigenerazione culturale

La Capitale della Cultura non è solo una celebrazione, ma un progetto strutturale. Il Comune ha investito oltre 16 milioni di euro, di cui uno stanziato dal Ministero della Cultura e altri provenienti dal programma Restart per la valorizzazione dei territori del cratere sismico. Come sottolinea il presidente della Regione Marco Marsilio, L’Aquila sarà un «laboratorio vivo di rigenerazione culturale», con più di 300 eventi in 300 giorni, realizzati anche in collaborazione con il Comune di Rieti, in un gemellaggio che supera i confini geografici per abbracciare una visione condivisa.

Il progetto, coordinato da Pier Luigi Sacco, punta inoltre a qualcosa di unico: misurare l’impatto reale della cultura sul benessere psicofisico. È nato così il primo Osservatorio Culturale Urbano d’Italia, che studierà come arte, musica e partecipazione possano migliorare la qualità della vita dei cittadini.

A L’Aquila un anno di eventi tra arte, musica e teatro

Come riporta il magazine Artribune, il calendario è fitto e variegato: grandi mostre, spettacoli e appuntamenti che porteranno l’arte dentro e fuori i palazzi.

Al MAXXI L’Aquila, ospitato a Palazzo Ardinghelli, arriveranno una mostra omaggio a Fabio Mauri curata da Maurizio Cattelan e Marta Papini, e un’esposizione dedicata all’architettura e all’urbanistica abruzzese, Convergenze e continuità. Già dal 5 dicembre è prevista una grande retrospettiva su Andrea Pazienza, genio del fumetto italiano.

Tra gli eventi più attesi ci sono anche le performance di Marinella Senatore con The School of Narrative Dance e dell’artista cinese Liu Bolin, con il progetto Oltre il visibile.

Sul fronte musicale, spicca l’opera inedita del premio Oscar Nicola Piovani, che sarà presentata in anteprima il 18 luglio. Per l’ottavo centenario della morte di San Francesco, andrà in scena un grande evento con le parole di Davide Rondoni, le musiche di Roberto Molinelli e la voce di Simona Molinari.

E non mancheranno le tradizioni: dalla Perdonanza Celestiniana ai Cantieri dell’immaginario, dal Festival delle città del Medioevo al Jazz italiano per le terre del sisma, ogni appuntamento sarà un tassello del mosaico culturale aquilano.

A L’Aquila spazi che tornano a vivere

Uno dei simboli più forti di questa rinascita sarà la riapertura del MUNDA (Museo Nazionale d’Abruzzo) nella sua storica sede del Castello Cinquecentesco, prevista per il 2026. Torneranno a vivere anche il Teatro Comunale e il Teatro San Filippo, insieme a Palazzo Spaventa, che diventerà un nuovo spazio per la cultura contemporanea.

Accanto agli interventi di restauro, nasceranno nuovi progetti dedicati ai giovani talenti: un Concorso internazionale per giovani direttori d’orchestra e il Premio Nazionale delle Arti, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Parteciperanno 25 accademie italiane, con oltre 500 opere realizzate dagli studenti, alcune delle quali entreranno a far parte in modo permanente del patrimonio cittadino.

Una rinascita che parla al futuro

Essere Capitale della Cultura significa, per L’Aquila, riscrivere la propria storia con uno sguardo nuovo: non solo ricordare ciò che è stato, ma mostrare ciò che può diventare. Dietro ogni evento, mostra o concerto c’è un messaggio di fiducia e un’idea di bellezza condivisa: quella che nasce quando una comunità si ricostruisce attraverso la cultura. Il 2026 sarà quindi più di una celebrazione: sarà il simbolo di una rinascita collettiva, che parte dal cuore dell’Appennino e parla all’Italia intera.