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Lavoro minorile, una ferita ancora aperta: una speranza in Bangladesh

In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, ActionAid lancia una campagna in favore dei diritti delle bambine e dei bambini lavoratori in Bangladesh

Il 12 giugno si celebra la Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, una ricorrenza particolarmente significativa che ricorda la grave violazione dei diritti fondamentali dell’infanzia e dell’adolescenza. E questo nonostante Convenzione n. 138 del 1973 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro innalzi il limite minimo per l’impiego di minori a 15 anni, con la possibilità di impiego tra i 13 e i 15 anni in lavori non dannosi per la salute e lo sviluppo del bambino e tali da non pregiudicare la frequenza scolastica.

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160 milioni i bambini lavoratori nel mondo

Nonostante la Convenzione 138 sull’età minima per lavorare e la Convenzione 182 contro le peggiori forme di lavoro minorile – di cui ricorre quest’anno il 25° anniversario – nel mondo sono 160 milioni i bambini lavoratori, 63 milioni bambine e 97 milioni bambini: quasi 1 su 10 di tutti i bambini del mondo. Di questi 79 milioni, quasi la metà, svolgono forme di lavoro pericolose.

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La situazione dei bambini lavoratori in Bangladesh

Il Bangladesh è un caso emblematico di come i diritti dei piccoli vengano sistematicamente negati: secondo il National Child Labour Survey 2022, i bambini fra i 5 e i 17 anni che lavorano sono oltre 1,7 milioni e di questi poco più di 1 milione è impiegato in lavori pericolosi. In occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, ActionAid insieme a Giuseppe Bertuccio D’Angelo, ideatore e mente di Progetto Happiness, lancia una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per i diritti delle bambine e dei bambini lavoratori.

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L’impegno di ActionAid in Bangladesh

Con l’adozione dell’Agenda 2030, la comunità internazionale si è impegnata a porre fine al lavoro minorile in tutte le sue forme entro il 2025 (Obiettivo 8.7). In Bangladesh il Labour Act del 2006 proibisce l’impiego di bambini al di sotto dei quattordici anni e vieta le forme pericolose di lavoro per i minori di 18 anni. Tuttavia, resta ancora molto da fare. La povertà è il principale fattore che costringe i bambini a entrare precocemente nel mercato del lavoro, privandoli della loro infanzia e danneggiando il loro sviluppo fisico e mentale. In forme estreme, il lavoro minorile comporta schiavitù, traffico di esseri umani o servitù per debiti.

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L’attenzione a bambine e ragazze in Bangladesh

Le ragazze sono particolarmente a rischio, un problema aggravato dal mancato accesso all’istruzione e da pratiche dannose come il matrimonio precoce o forzato. ActionAid lavora in Bangladesh dal 1982, focalizzandosi sui diritti delle donne e dei bambini. Le Happy Home, letteralmente “case felici”, sono spazi sicuri che l’organizzazione ha creato per proteggere bambine e ragazze in situazioni di estrema fragilità, offrendo loro un luogo sicuro dove crescere e garantirsi un futuro.

Jui, 12 anni, lavora una fabbrica tessile di Dacca

Jui

Jui ha 12 anni e ha frequentato la scuola solo fino alla fine della quinta elementare. Oggi lavora con turni giornalieri di sei o sette ore in una delle tante fabbriche del tessile che proliferano a Dacca, capitale del Bangladesh, come addetta al taglio dei fili, un compito che richiede precisione e che le sue piccole mani da bambina svolgono con facilità. “Quando ero a scuola ero molto felice. – racconta Jui – Avevo molti amici, parlavamo e giocavamo insieme. Ora non succede più e mi dispiace. Ho dovuto smettere di studiare perché mia madre ha molti debiti e non riusciva a mantenere la famiglia con solo 12.000 Taka (circa 90 euro) al mese. Per questo motivo mi ha chiesto di lavorare nella fabbrica di abbigliamento”.
Con il suo lavoro, Jui guadagna circa 500 Taka al giorno (poco più di 3 euro) ma non smette di nutrire speranze per il futuro. “Se potessi avere un desiderio, sarebbe diventare medico. Era il mio sogno quando andavo a scuola” rivela. “Anche se il mio sogno non si è realizzato, lavoro per aiutare mia sorella a crescere e diventare lei un medico”.

Noor ha ripreso a studiare nella “Happy Home”

Noor

Noor, oggi 12enne, ha vissuto e lavorato come domestica dall’età di quattro anni. Ora ha potuto riprendere i suoi studi. “Prima di stare qui, nella Happy Home, vivevo con le mie zie materne che mi facevano lavare i loro vestiti. Se non facevo bene il lavoro, mi picchiavano e mi lasciavano senza cibo. Successivamente, mi hanno mandata a lavorare in un’altra casa come domestica e ho smesso di studiare. Un giorno, mentre facevo questi lavori, mi sono scottata con dell’acqua calda e il proprietario della casa mi ha picchiato. Dopo questo incidente, mi hanno licenziata. Non portando soldi, le mie zie mi hanno cacciata di casa. Sono stata un po’ a casa di mia madre, ma lei lavorava e non poteva tenermi e mi ha trovato un lavoro in una fabbrica di bambole durante il giorno, mentre la sera tornavo da lei. Poi un’altra zia mi ha portato nella Happy Home. Qui posso mangiare regolarmente e vado a scuola, in passato nessuno si prendeva cura di me in questo modo. Se non fossi venuta qui, avrei probabilmente dovuto lavorare anche io in una fabbrica per sempre, visto che non avevo completato gli studi”.

“La nostra missione è di non lasciare nessun bambino indietro”

Le storie di Noor e delle altre bambine accolte negli spazi sicuri gestiti da ActionAid sono tutte caratterizzate da un passato di abbandono e solitudine. “Ci sono così tanti bambini che non hanno l’opportunità di andare a scuola e nemmeno di giocare”, afferma Sanjida Afrin di ActionAid Bangladesh. “Qui nelle Happy Home di ActionAid proviamo a dare uno spazio sicuro a tutte loro. La nostra missione è di non lasciare nessun bambino indietro. È inaccettabile che i bambini lavorino in queste condizioni, come se fossero delle macchine, solo per poter avere un po’ di soldi per comprare del cibo. È nostra responsabilità impegnarci per garantire loro una vita diversa”.

Il sostegno a distanza per aiutare i bambini del Bangladesh

In occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile, ActionAid e Progetto Happiness lanciano una nuova campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi tramite il sostegno a distanza. Giuseppe Bertuccio D’Angelo, ideatore e mente di Progetto Happiness, collabora dal 2022 con ActionAid realizzando video reportage su temi sociali e diritti umani. Dopo aver documentato la quotidianità dei bambini in Kenya e la vita nelle favelas brasiliane, quest’anno ha documentato la realtà delle bambine e dei bambini lavoratori in Bangladesh incontrando fra gli altri anche Jui e Noor. La campagna è online sui canali di ActionAid e sulla pagina youtube di Progetto Happiness.

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