Nessun legale con il radicalismo islamico né con ambienti del terrorismo in generale: Salim El Koudri non ha ancora spiegato cosa lo abbia spinto a investire diversi pedoni sabato a Modena, falciandoli con la sua auto a grande velocità. Quello che sembra chiaro, invece, è che il 31enne italiano di origini marocchine sarebbe stato in cura per disturbi psichiatrici. In particolare sarebbe stato seguito a Castelfranco Emilia fino a che, nel 2024, sarebbe diventato “un fantasma”.
Dalle cure psichiatriche al ritiro sociale
L’uomo, che aveva ottenuto una laurea breve in economia aziendale prima di abbandonare gli studi, da tempo si era isolato. Secondo le ricostruzioni, avrebbe sofferto di disturbi della personalità e personalità schizoide. Si sarebbe ritirato socialmente: usciva raramente di casa, non lavorava e, da quanto risulta, gli erano anche stati bloccati gli account social da Meta. Di fatto sembra non avesse quasi più contatti con il mondo esterno. Qualcuno tra chi vive nello stesso quartiere ora lo definisce “strano”, come spesso accade in casi analoghi e dopo episodi drammatici. Ma come è stato possibile che di lui si siano perse le tracce da parte dei servizi di salute mentale?
Un disagio non più intercettato
A colpire è il fatto che, dopo la laurea, l’uomo si era iscritto al corso di laurea magistrale in International management, a Modena, ma nel 2022 aveva interrotto gli studi. Non aveva rinnovato più l’iscrizione all’ateneo e, contemporaneamente avrebbe interrotto un percorso di cura intrapreso in precedenza con l’azienda di sanità pubblica. «In realtà appare inverosimile che sia stato in cura per disturbi psichiatrici per una serie di motivi: il primo è che non è possibile conoscere la diagnosi per motivi di privacy. Solo il magistrato potrebbe essere stato informato, ma dubito che abbia reso pubblica la notizia», spiega Adelia Lucattini, psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.
Il giallo sulle condizioni psicologiche dell’attentatore
«La tutela nei confronti di chi soffre di disturbi mentali è molto forte, anche perché spesso si tratta di persone fragili, che possono essere vittime di tentativi di raggiro, per esclusione da un’eredità, per esempio; oppure sugli alimenti in caso di separazione o per l’affidamento dei figli, in ragione della loro condizione». Ma qualche dubbio riguarda anche la diagnosi stessa: «Il tipo di disturbo non ha in sé tratti di pericolosità. Coloro che ne soffrono di solito sono persone molto introverse e timide, ma non pericolose per gli altri», aggiunge la psicanalista.
Modena: cos’è il disturbo schizoide
Il disturbo schizoide di personalità, infatti, si manifesta spesso in persone con una forte timidezza o introversione: «Spesso non esprimono le proprie emozioni, tendono a vivere isolati. Nonostante possano sembrare fredde e indifferenti, persino non in grado di gioire anche in caso di complimenti, riescono ad avere intimità emotiva e affettiva – anche molto intensa – ma solo con persone che scelgono loro, con cura – sottolinea Lucattini –
Spesso hanno un disturbo della personalità schizoide le persone “nerd” o archivisti, ricercatori, sviluppatori di software, artisti, artigiani, etc., attività che richiedono precisione solitaria. Persone per nulla pericolose, ma semplicemente che sviluppano le proprie capacità all’interno: hanno una ridottissima capacità relazionale, ma possono essere appassionatissimi di quello che fanno e passionali nelle relazioni affettive, ma con pochi altri, molto selezionati. Non parliamo, quindi, di una malattia».
Non è una malattia
Naturalmente esistono diverse sfumature, ma un disturbo della personalità schizoide non coincide con una schizofrenia vera e propria. «Questa evoluzione del disturbo schizoide della personalità non è un dato riportato dalla letteratura scientifica. Premesso che occorrerebbe una valutazione specifica del caso, si potrebbe invece supporre una comorbidità. Significa che il soggetto con disturbo schizoide della personalità potrebbe invece aver sviluppato anche un disturbo depressivo maggiore oppure un disturbo ‘schizotipico’, cioè forme nelle quali ci sia anche un disturbo dell’umore e delle idee. O ancora che sia un caso border line psicotico, ma è più raro. Comunque è come dire che un asmatico è anche emicranico: insomma, può soffrire di due problemi contemporaneamente», chiarisce l’esperta.
Cosa può spiegare il gesto
«Un gesto simile si potrebbe spiegare pensando che una persona, che magari in gioventù era molto chiusa o aveva idee un po’ bizzarre, possa aver avuto una diagnosi di personalità schizoide, quindi quella che è definita personalità premorbosa. Solo successivamente, per una evoluzione anche naturale, a una certa età potrebbe aver manifestato un disturbo psichiatrico maggiore con una componente persecutoria di qualche tipo: per esempio, perché sentiva voci o pensava di essere vittima di una congiura, quindi dopo aver sviluppato una sindrome schizofrenica o un disturbo dell’umore maggiore con sintomi psicotici», spiega Lucattini.
Sì alla psicoterapia, no ai farmaci
Questo spiegherebbe anche perché, eventualmente, il 31enne non sia stato più seguito dai servizi pubblici per il disturbo di personalità: «Innanzitutto, potrebbe non essersi più recato alle visite e non chiamato ai controlli poiché per i disturbi della personalità non è prevista una presa in carico presso un servizio pubblico, altrimenti dovrebbero esserlo tutti quelli che hanno tratti della personalità particolari – dice Lucattini – Tra l’altro, per i disturbi di personalità puri, non sono utilizzate terapie farmacologiche, mentre è molto utile una psicoterapia dinamica di lunga durata».
Attenzione ai “viraggi rapidi”
«In caso di comorbidità, per esempio se insorgesse un dusturbo bipolare, essendo già in terapia ci si accorgerebbe e si potrebbe intervenire. Ci sono, però, anche situazioni non prevedibili: un disturbo psichiatrico maggiore a volte avviene con un cosiddetto ‘viraggio rapido’, per cui un soggetto si scompensa anche in sole 24-48 ore». Un’eventualità che potrebbe verificarsi maggiormente in primavera, quando «è scientificamente noto che chi soffre di disturbi dell’umore può avere proprio degli scompensi», sottolinea la psicanalista.
A chi rivolgersi: quali aiuti
A complicare il quadro, però, c’è anche una situazione contingente generale: «A causa della riforma della psichiatria, dal 1° gennaio del 2023 si è passati dal sistema territoriale a quello della rete costituita da ospedali di comunità, case di comunità tra hub e spoke (cioè sedi centrali e delocalizzate, NdR), strutture territoriali, case della salute, consultori e ambulatori di prossimità.
Nelle more del perfezionamento di questo cambiamento molte persone non sanno a chi rivolgersi, in caso di necessità», ammette Lucattini, che esorta: «Se si sta male, è bene trovare subito un servizio di psicoterapia, ma se si sta molto male non bisogna avere paura di rivolgersi anche al pronto soccorso degli ospedali, che hanno un reparto di psichiatria sempre attivo, 24 ore su 24, con un servizio di consulenza».
I numeri della psichiatria
Da tempo i manicomi sono stati chiusi, grazie alla legge Basaglia, ma in Italia sono 26mila i posti letto in psichiatria negli ospedali, 2000 tra pubbliche e private le residenze riabilitative, 700 i centri semiresidenziali. Sono 29mila gli operatori nel pubblico, con 850mila assistiti. Il consiglio è di non esitare a rivolgersi a personale specializzato: «Negli ospedali ci sono persone molto qualificate, di grande esperienza, che spesso hanno lavorato a lungo anche in altri servizi psichiatrici non ospedalieri. Anche la rete assistenziale che comprende le case della salute può essere molto attrezzata, ma dipende dalle Regioni: i servizi possono variare molto su base territoriale», conclude Lucattini.